nell’inchiesta anche la strage di Ravanusa



Un Decameron della mala amministrazione, con la corruzione a tenere insieme le singole storie. Ha queste sembianze l’inchiesta chiusa ieri dal procuratore di Agrigento Giovanni Di Leo in cui sono coinvolte 24 persone e diverse società edili. Tra gli indagati si trovano politici di primo piano, imprenditori già noti alle cronache giudiziarie, funzionari infedele e professionisti pronti ad avallare – conto terzi o per interessi diretti – le richieste ricevute, anche se queste valicano i limiti imposti dalla legge.

Nelle indagini anche gli interventi post esplosione a Ravanusa

Per tutti ci saranno venti giorni di tempo per avvalersi della possibilità di depositare memorie difensive o chiedere di essere interrogati o rilasciare dichiarazioni spontanee a chiarimento di fatti che rischiano, sempre che sia rimasto qualche spazio di luce, di proiettare l’ennesima ombra sulla gestione delle risorse pubbliche da parte di politica, burocrazia e mondo imprenditoriale.

Tra i fatti finiti sotto la lente della magistratura, ci sono anche gli interventi seguiti alla tragica esplosione avvenuta a Ravanusa, quando persero la vita nove persone.

Ennesima accusa per Capizzi

Una delle figure più note tra quelle a cui è stato recapitato l’avviso di chiusura delle indagini è Giuseppe Capizzi, il 39enne imprenditore che da tre anni è sindaco di Maletto e in questo ruolo molto vicino a Fratelli d’Italia.

Capizzi è ritenuto dagli inquirenti il principale protagonista di una vicenda che ha al centro l’appalto per il rifacimento della rete idrica di Agrigento, una delle città dove il problema dell’acqua storicamente è più grave.

Per il politico-imprenditore, già reo-confesso del reato di corruzione nell’indagine che portò alla condanna dell’allora commissario per il rischio idrogeologico, l’accusa è quella di avere commesso una frode nell’esecuzione del contratto ottenuto dal consorzio Della, di cui Capizzi risultava procuratore, presentando un ribasso di oltre il 30 per cento in una gara che valeva quasi 40 milioni. Insieme a lui sono indagati anche altri imprenditori, titolari di ditte che parteciparono al raggruppamento guidato da Della; tra di loro c’è anche Antonino Putrino, consigliere di maggioranza a Maletto e titolare della Gen Costruzioni.

Capizzi ed i rapporti con il burocrate Alesci

Coinvolto anche Sebastiano Alesci, burocrate che attraversa buona parte delle vicende finite nell’inchiesta. In questo caso, Alesci è stato componente della commissione che decretò l’aggiudicazione in favore di Capizzi.
Tra gli illeciti che sarebbero stati compiuti, la procura segnala il mancato possesso dei requisiti economici e di organizzazione aziendale per affrontare un lavoro come quello oggetto della gara, l’uso di una fittizia polizza fideiussoria rilasciata da una società non autorizzata, il ritardo nella nomina degli archeologi che avrebbero dovuto seguire il cantiere, la carenza del piano di sicurezza, la presentazione di un cronoprogramma in cui sarebbe stato ridimensionato il costo della manodopera e più in generale la trasmissione di documentazione insufficiente.

“Alesci – si legge in uno dei capi di imputazione – intratteneva rapporti amicali con Capizzi, delle cui vicende giudiziarie era perfettamente al corrente, favorendo la sua partecipazione alla gara per la rete idrica di Agrigento”. Sulla base di questo rapporto, il burocrate avrebbe favorito l’aggiudicazione all’imprese ricollegabili a Capizzi “informandolo delle procedure di gara e dell’esistenza di finanziamenti nelle amministrazioni da lui stesso dirette”.
Alesci e Capizzi sono infine accusati di uno scambio di informazioni riservate nell’ambito di una gara che si sarebbe celebrata per assegnare lavori sulla rete fognaria di Licata: “Per procurare a Capizzi un indebito profitto patrimoniale, (Alesci) si avvaleva illegittimamente di notizie d’ufficio, che dovevaņo rimanere segrete, consegnando a Capizzi copia informatica e cartacea del proģetto e della relazione tecnica”.

Il coinvolgimento di Di Mauro

A ricevere l’avviso di conclusione delle indagini è stato anche l’ex assessore regionale ai Rifiuti Roberto Di Mauro. Nei suoi confronti le accuse sono molteplici: “In generale, gestiva i finanziamenti pubblici provenienti dall’assessorato cui era preposto, finalizzati a finanziare gli appalti pubblici dell’agrigentino, per assecondare i convergenti interessi personali, di Alesci e degli operatori economici, interessi rappresentati dalla gestione privatistica delle risorse pubbliche”, è la sintesi degli inquirenti.

Nell’appalto per la rete idrica, Di Mauro sarebbe intervenuto per favorire Capizzi nell’avvio del cantiere “pur nella consapevolezza dell’assoluta inidoneità del raggruppamento aggiudicatario a poter eseguire i lavori oggetto di appalto” e all’imprenditore malettese avrebbe suggerito di “cercare imprese e operai a Favara”.
Secondo la ricostruzione della procura, Di Mauro sarebbe stato protagonista di un doppio gioco: da un lato avrebbe denunciato nelle sedi istituzionali l’intenzione del Consorzio Della di acquisire l’anticipazione del corrispettivo per i lavori per “poi sparire”, dall’altro “convocava presso una struttura alberghiera diversi imprenditori di sua fiducia per presentare loro Capizzi”.
Di Mauro, inoltre, si sarebbe mosso per proporre “una variazione di bilancio con legge regionale per anticipare la somma di 10 milioni affinché la stessa venisse immediatamente corrisposta alle imprese del consorzio aggiudicatario”.

Gli altri lavori

A rischiare il processo è un’altra ventina di persone, coinvolte a vario titolo in diversi lavori effettuati in provincia, tra riqualificazioni di campi da calcio, interventi sulle strade e realizzazione di impianti di trattamento dei rifiuti.
Tra questi ci sono anche i lavori a Ravanusa, dove nel 2021 un’esplosione causata da una fuga di gas causò il crollo di alcuni palazzi.

Tra i primi interventi ci furono quelli riguardanti le coperture e le pareti danneggiate in via Trilussa assegnati alla Cargroup, impresa riconducibile ai fratelli Diego e Federica Caramazza, entrambi indagati nell’ultimo anno in più di un’indagine per corruzione.
Per i magistrati, gli imprenditori avrebbero pagato mazzette al funzionario Alesci per ottenere l’aumento – da 200mila a oltre 256mila euro – dell’importo dei lavori. I Caramazza avrebbero pagato tangenti per decine di migliaia di euro nell’ambito di più cantieri.

Gli indagati

Questo l’elenco delle persone che hanno ricevuto l’avviso di conclusione delle indagini: Sebastiano Alesci (1959), Antonino Belpasso (1987), Rosaria Bentivegna (1958), Giuseppe Capizzi (1987), Diego Caramazza (1981), Federica Caramazza (1989), Antonino Catania (1969), Alessandro D’Amore (1969), Raffaele De Sio (1979), Roberto Di Mauro (1956), Maurizio Giuseppe Domenico Savio Falzone (1962), Vittorio Giarratana (1973), Filippo Salvatore Interlicchia (1968), Francesca Irene Laterra (1972), Lorenzo Leanza (1975), Giovanni Mangiapane (1988), Carmela Moscato (1960), Maria Parisi (1954), Antonino Putrino (1998), Stefano Salemi (1977), Maria Sitibondo (1983), Luigi Sutera Sardo (1967), Giuditta Turco (1966), Alessandro Vetro (1980).


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 Simone Olivelli

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