C’è un cantiere fermo che racconta molto più di un’opera incompiuta. Racconta il futuro della mobilità cittadina, il destino del porto commerciale di Ronciglio, la competitività della Zona Economica Speciale e, soprattutto, il rischio che Trapani rimanga sospesa tra i disagi del presente e le promesse mancate dello sviluppo. È questo il quadro emerso dalla conferenza stampa convocata lunedì mattina dal sindaco Giacomo Tranchida, che ha scelto di ricostruire, documenti alla mano, la complessa vicenda del collegamento viario noto come “Ultimo Miglio”, la cosiddetta strada ZES, dopo il definanziamento dell’opera disposto dal Ministero delle Infrastrutture. Dietro lo scontro politico consumatosi nelle ultime settimane, il primo cittadino ha voluto riportare il dibattito su un terreno più concreto: spiegare perché quella strada non rappresenti semplicemente un’infrastruttura, ma una delle opere strategiche per il futuro economico della città.
Meno traffico e un porto più competitivo
L’obiettivo del progetto è infatti quello di collegare direttamente lo svincolo autostradale di Milo al molo Ronciglio, consentendo ai mezzi pesanti diretti al porto commerciale di evitare l’attraversamento della città. Via Virgilio, via Ammiraglio Staiti, il passaggio a livello e gran parte della viabilità urbana verrebbero così alleggeriti da un traffico che oggi grava quotidianamente sui residenti. Per i cittadini significherebbe meno code e tempi di percorrenza più rapidi; per le imprese un collegamento più efficiente con la rete autostradale; per il porto la possibilità di competere realmente con gli altri scali della Sicilia occidentale. È anche per questo che Tranchida continua a definire l’opera “strategica”: senza quel collegamento, sostiene, la stessa Zona Economica Speciale perderebbe gran parte della propria funzione.
Il ruolo del Comune e la questione delle varianti
Nel corso dell’incontro il sindaco ha però insistito soprattutto su un punto politico e amministrativo: il Comune, ha ribadito più volte, non è il soggetto attuatore dell’intervento. “Basta guardare il cartello di cantiere: il logo del Comune non c’è”, ha osservato. La stazione appaltante è infatti l’Unità di missione ZES della Presidenza del Consiglio dei Ministri, mentre il finanziamento deriva dal decreto interministeriale del dicembre 2021. Palazzo d’Alì, secondo la ricostruzione del sindaco, avrebbe avuto un ruolo di collaborazione istituzionale e di miglioramento progettuale, ma non avrebbe mai gestito né i fondi né l’appalto. Una precisazione che diventa centrale nella replica alle accuse delle ultime settimane, secondo cui sarebbero state le modifiche richieste dal Comune a rallentare l’opera fino al definanziamento. Tranchida respinge questa lettura. Le varianti progettuali – dal sovrappasso per Villa Rosina alla grande rotatoria tra via Salemi e Villa Rosina, fino alla nuova bretella verso via Libica e alle ulteriori rotatorie per indirizzare il traffico commerciale verso Ronciglio – sarebbero infatti state recepite già nel 2024 e non avrebbero inciso sulla perdita del finanziamento. Le successive modifiche, ha spiegato, riguarderebbero invece soprattutto le interlocuzioni con RFI, le autorizzazioni tecniche e le verifiche richieste dagli altri enti coinvolti.
Il cantiere rallenta e arriva il definanziamento
Per il sindaco il vero nodo sarebbe un altro: la crisi finanziaria che avrebbe progressivamente rallentato il cantiere. Già alla fine del 2025, ha raccontato, l’amministrazione aveva notato un’evidente riduzione degli operai presenti sul posto. Interpellata dal Comune, l’impresa avrebbe spiegato di non aver ancora ricevuto i pagamenti maturati. Oggi, secondo quanto riferito da Tranchida, il credito vantato dalla società nei confronti della struttura commissariale della ZES ammonterebbe a circa un milione e seicentomila euro, somme mai contestate. Nel frattempo continuavano ad accumularsi le difficoltà legate alle autorizzazioni ferroviarie, mentre la Prefettura inseriva l’intervento tra quelli monitorati nell’ambito dei progetti PNRR della provincia. La svolta arriva con il decreto interministeriale del 22 maggio scorso, che dispone la revoca del finanziamento da 17,8 milioni di euro destinato all’opera. “Siamo saltati tutti dalla sedia”, ha commentato il sindaco, sottolineando come il definanziamento di un’opera appaltata dalla Presidenza del Consiglio abbia aperto un confronto istituzionale tra Governo e Regione per individuare nuove risorse. Un confronto che, però, continua a slittare senza approdare a una soluzione concreta.
La richiesta di nuove risorse
Secondo quanto illustrato da Tranchida, l’impresa sarebbe disponibile a completare almeno la rotatoria e a riaprire la viabilità nel giro di poche settimane qualora ricevesse un’anticipazione di circa 300 mila euro, corrispondente a una parte dei lavori già eseguiti e contabilizzati. Una misura tampone che il sindaco chiede direttamente alla Presidenza del Consiglio, ritenendola l’unico interlocutore istituzionale competente, mentre alla Regione attribuisce semmai un ruolo di eventuale supporto finanziario. Resta però un’ulteriore incognita. Dopo quasi un anno di rallentamenti, anche qualora le risorse venissero recuperate, i 17,8 milioni originariamente previsti potrebbero non essere più sufficienti. L’adeguamento dei prezzi rischia infatti di far lievitare il costo complessivo dell’intervento fino a circa 20 milioni di euro.
Il caso arriva all’Ars
Intanto la vicenda approda anche all’Assemblea regionale siciliana. Il deputato del Partito Democratico Dario Safina ha presentato un’interrogazione urgente al presidente della Regione Renato Schifani e all’assessore alle Infrastrutture Alessandro Aricò, chiedendo quali iniziative il Governo regionale intenda adottare per evitare che l’opera resti definitivamente incompiuta. Safina sollecita l’individuazione immediata di fonti di finanziamento alternative, anche attraverso risorse regionali o extraregionali, per garantire il completamento dell’infrastruttura. Chiede inoltre un intervento urgente per liquidare le somme dovute all’impresa esecutrice e consentire almeno la ripresa dei lavori indispensabili a ripristinare condizioni di sicurezza e normalità nella viabilità cittadina. Infine propone l’istituzione di un tavolo permanente tra Regione e Governo nazionale dedicato alle opere ex PNRR rimaste senza copertura finanziaria. Al di là delle inevitabili contrapposizioni politiche, il punto sul quale sembrano convergere tutti è uno soltanto: lasciare incompiuto il collegamento tra l’autostrada, il porto e la ZES significherebbe perdere molto più di un finanziamento. Vorrebbe dire rinunciare a un’infrastruttura considerata decisiva per lo sviluppo logistico della Sicilia occidentale e costringere Trapani a convivere ancora a lungo con un cantiere aperto, una viabilità compromessa e un’occasione di crescita che rischia di allontanarsi insieme ai 17,8 milioni ormai perduti.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
redazione
Source link

