“BIODIVERSITÀ E SALUTE PER BRENTONICO“ * ATTIVITÀ AGRICOLE: «BOCCIATO IN CONSIGLIO COMUNALE IL REGOLAMENTO SU AMBIENTE, AVANTI CON IL REFERENDUM» – Agenzia giornalistica Opinione. Notizie da Italia


10.05 – lunedì 3 agosto 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il Consiglio Comunale di Brentonico ha respinto la proposta di Regolamento per la tutela della salute e dell’ambiente nelle attività agricole con una procedura segnata da gravi mancanze (tali da dividere la maggioranza) e con motivazioni disinformate e prive di reale fondamento giuridico. Il Comitato biodiversità e salute per Brentonico si rammarica e conferma a maggior ragione la strada del referendum

Il 29 luglio 2026 il Consiglio Comunale di Brentonico ha respinto la proposta di Regolamento per la tutela della salute e della biodiversità nelle attività agricole che il Comitato biodiversità e salute per Brentonico aveva proposto al Sindaco il 20 aprile ai sensi della normativa comunale in materia di partecipazione popolare. Lo ha fatto con una procedura segnata da gravi mancanze proprio in relazione al coinvolgimento dei cittadini proponenti e con motivazioni per lo più disinformate e prive di reale fondamento giuridico, che segnalano soprattutto il prevalere di un preoccupante pregiudizio ideologico: l’attività d’impresa viene prima del diritto alla salute dei cittadini. Il Comitato biodiversità e salute per Brentonico esprime il suo rammarico per l’occasione perduta, che conferma quanto sia stata opportuna e necessaria, di fronte alla perdurante chiusura dell’Amministrazione, la scelta di chiamare la popolazione a esprimersi direttamente mediante referendum su una questione così importante.

Proponenti mai uditi né coinvolti
Dopo che la proposta di Regolamento è arrivata al Sindaco, quest’ultimo ne ha affidato la trattazione all’organo comunale competente, ovvero il Consiglio, che ha deciso di occuparsene all’interno della “Commissione per modifiche allo Statuto comunale ed elaborazione Regolamenti di attuazione dello Statuto”. La Commissione si è trovata a discuterne il 21 maggio, il 21 luglio e il 29 luglio. In nessuna di queste occasioni, benché lo Statuto comunale preveda esplicitamente la possibilità di interpellare i proponenti, il Comitato biodiversità e salute per Brentonico è mai stato udito dalla Commissione, né messo a parte di quanto discusso al suo interno, né informato dell’istruttoria contestualmente avviata. Nel frattempo, infatti, l’Amministrazione ha richiesto pareri a soggetti terzi, a vario titolo competenti. Il Comitato non è mai stato informato della richiesta di tali pareri, né del loro contenuto.

La trattazione della proposta si è quindi svolta in modo sostanzialmente unilaterale ed esclusivo da parte dell’Amministrazione, senza alcun reale coinvolgimento dei promotori. Questa impostazione ha inevitabilmente compromesso la qualità del procedimento, privandolo di quel necessario contraddittorio che costituisce un elemento essenziale delle procedure di partecipazione democratica. Questa modalità di trattamento risulta difficilmente conciliabile con i principi generali che regolano l’azione amministrativa e la partecipazione dei cittadini, che impongono alla pubblica amministrazione un confronto effettivo con i promotori delle proposte di iniziativa popolare, fondato su un costante scambio comunicativo e sulla trasparenza dell’istruttoria. Ne consegue che l’acquisizione di pareri, la formazione dell’istruttoria e la decisione finale non possono avvenire in modo unilaterale ed esclusivo, come accaduto nel caso di Brentonico, ma devono consentire ai promotori di conoscere gli atti del procedimento, di interloquire con gli organi competenti e di formulare osservazioni.

Le lacune procedurali hanno diviso la maggioranza
Per tutte queste ragioni, il 25 luglio il Comitato aveva chiesto ufficialmente all’Amministrazione, con apposita comunicazione rivolta al Presidente del Consiglio Comunale e al Sindaco, di sospendere l’iter istruttorio per essere udito in Commissione. L’Amministrazione non ha dato alcun riscontro a tale richiesta e ha invece portato la proposta in Consiglio.
Il peso delle lacune procedurali è stato tale per cui, durante la seduta consiliare del 29 luglio, la maggioranza stessa si è divisa a riguardo. Tre consiglieri membri della coalizione che governa Brentonico, infatti, hanno votato insieme alle minoranze la sospensione del procedimento, per consentire il coinvolgimento dei proponenti e avviare un tavolo di lavoro allargato a tutti i portatori d’interesse. La votazione si è così conclusa in parità: nove consiglieri favorevoli alla sospensione e nove contrari, che l’hanno spuntata solo per la mancanza di una superiorità numerica.

La divisione della maggioranza in Consiglio Comunale, un fatto politico notevole e insolito, dimostra più chiaramente di ogni altro quanto sia stata difettosa e controversa la procedura con cui è stata trattata una proposta così importante come quella che chiedeva di tutelare la salute e l’ambiente nelle attività agricole. Già richiamata due volte nelle scorse settimane dal Difensore Civico riguardo alle iniziative del nostro Comitato (la prima il 5 maggio in merito al trattamento poco trasparente della nostra petizione da mille firme, la seconda il 24 luglio in merito alla mancata informazione sulla raccolta firme per il referendum), l’Amministrazione continua così nel suo atteggiamento di scarsa considerazione, se non proprio insofferenza, per la partecipazione popolare spontanea e dal basso.

Una decisione presa con motivazioni carenti
Ai difetti formali si aggiungono, ancora più gravi, quelli di merito.
Vale la pena ricordare, innanzitutto, quali erano i principali contenuti della proposta di Regolamento, poiché durante la seduta consiliare del 29 luglio, sorprendentemente, nessuno lo ha fatto in maniera adeguata. Si tratta di regole relative all’uso dei prodotti fitosanitari, più stringenti della normativa vigente (che oggi, a soli 30 metri da case, asili, scuole, parchi e strutture sanitarie, permette di irrorare fitofarmaci, anche i più tossici, senza adottare alcuna misura che ne limiti la deriva, a qualunque ora del giorno e della notte):

• tutela degli abitanti: entro 100 metri dagli edifici residenziali, obbligo di irrorazione a minima deriva in fasce orarie solo serali, e divieto ai fitofarmaci più tossici; entro 50 metri, ammessi solo i fitofarmaci per agricoltura biologica;

• tutela dei luoghi sensibili (asili, scuole, parchi e strutture sanitarie): entro 200 metri, irrorazione a minima deriva in fasce orarie solo serali, e divieto ai fitofarmaci più tossici; entro 100 metri, ammessi solo i fitofarmaci per agricoltura biologica;

• tutela degli animali e delle colture bio: entro 50 metri da ricoveri per animali, apiari e terreni non trattati chimicamente, ammessi solo i fitofarmaci per agricoltura biologica;

• tutela delle acque: entro 50 metri da corsi d’acqua di ogni categoria e livello, sorgenti d’acqua, specchi lacustri, fiumi, pozzi, canali, divieto ai fitofarmaci;

• limitazioni meteorologiche: divieto di irrorazione anche con semplice brezza (movimento delle foglie);

• obbligo di realizzare barriere vegetali permanenti in prossimità degli edifici residenziali (entro 100 metri) e delle aree sensibili (entro 200 metri).

Il Consiglio Comunale ha respinto la proposta di Regolamento con 13 voti contrari, 4 astenuti (fra cui due consiglieri della maggioranza, nuovamente divisa) e 1 favorevole (il consigliere di minoranza Mauro Dossi).
Durante il dibattito, la motivazione prevalentemente addotta dai consiglieri per respingere la proposta è stata soprattutto una: non si può bloccare l’agricoltura. Le motivazioni ufficiali sono quelle indicate nel parere della segretaria comunale (pubblicato all’albo pretorio), e vanno dallo sviamento all’eccesso di potere, dalla violazione del principio di irretroattività alla lesione dei diritti costituzionali, fino, appunto, al pregiudizio economico alle imprese agricole.

Gli studi scientifici ignorati
Si tratta di motivazioni innanzitutto disinformate. E non poteva essere altrimenti, dato che ai proponenti non è stata data la possibilità di illustrare ai consiglieri comunali le ragioni scientifiche alla base della loro proposta, ricavate da numerosi, recenti e autorevoli studi relativi all’impatto sanitario e ambientale legato all’uso dei fitofarmaci, che rendono la normativa vigente, risalente a dieci anni fa, ormai obsoleta e insufficiente, tanto più in presenza di specificità territoriali come quelle brentegane.

Tali studi, di cui alcuni consiglieri hanno paradossalmente lamentato la mancata indicazione da parte dei proponenti, sono stati portati dal Comitato all’attenzione dell’Amministrazione fin dal gennaio di quest’anno, con le osservazioni fatte nell’ambito del percorso di partecipazione “Vigneti in alta quota?” . Essi dimostrano, fra l’altro, che la deriva dei fitofarmaci percorre ben più dei 30 metri fissati dalla normativa vigente, arrivando in certi casi a percorrerne centinaia, e che di conseguenza i residenti sono ampiamente esposti ai fitofarmaci, trovati nell’aria interna alle case, nella polvere domestica, nei capelli e nelle urine.

Un parere in contrasto con i livelli istituzionali e normativi superiori
Oltre che disinformate, le motivazioni fornite dall’Amministrazione appaiono prive di reale fondamento giuridico. Sono in particolare quattro gli elementi controversi presenti nel parere pubblicato all’albo pretorio, che lo pongono in contrasto con quanto stabilito a un livello istituzionale e normativo ben più elevato:

• sviamento di potere: nel parere dell’Amministrazione si dice che “l’introduzione di distanze minime e l’obbligo di piantumazione di barriere vegetali permanenti entro le fasce di sicurezza […] sono tipiche della zonizzazione urbanistica, che a livello comunale è riservata al Piano Regolatore Generale”; quest’affermazione è semplicemente falsa, perché è stata proprio la Commissione per i procedimenti referendari, di cui l’Amministrazione comunale pare ancora una volta voler travisare il parere, ad ammettere un quesito referendario, il nostro, che richiede precisamente di adottare un Regolamento contenente tali misure; se esse fossero riservate al PRG, la Commissione non avrebbe ammesso il quesito (senza contare i numerosi Regolamenti comunali vigenti, simili a quello da noi proposto, che hanno già introdotto tali misure, in taluni casi superando il vaglio del Consiglio di Stato);

• violazione del principio di irretroattività: nuovamente travisando il parere di ammissibilità della Commissione per i procedimenti referendari, l’Amministrazione osserva poi che “il regolamento può operare esclusivamente per il futuro”, per cui le misure contenute nel Regolamento non si potrebbero applicare alle attività già in essere; anche quest’interpretazione è scorretta, perché la Commissione per i procedimenti referendari ha semplicemente richiesto che il Regolamento sia approvato “senza avere efficacia retroattiva penalizzante sui diritti quesiti e sulle situazioni colturali legittimamente consolidate prima della sua approvazione”: significa che non dovrà avere un effetto espropriativo o distruttivo sugli impianti agricoli esistenti, ma potrà solo introdurre nuove misure di comportamento relative all’uso dei fitofarmaci, ovvero esattamente quanto previsto dal Regolamento da noi proposto (oltre che dal quesito referendario ammesso dalla Commissione medesima, per cui vale quanto detto sopra: se così non fosse, non sarebbe stato ammesso); del resto, che le regole debbano valere per tutti è prima di tutto una questione di buon senso: sarebbe come se, quando è stato introdotto il divieto di fumo, nei locali che già c’erano si fosse andati avanti a fumare, e infatti così non è stato: il divieto di fumo ha riguardato anche i locali preesistenti, senza violare alcun principio di irretroattività;

• lesione dei diritti costituzionali: in tal caso l’Amministrazione comunale arriva a porsi in contrasto addirittura con la Costituzione da essa stessa citata, osservando che “le misure indicate generano un impatto critico su diritti di rango costituzionale primario: la libera iniziativa economica privata (Art. 41 Cost.) e la proprietà privata (Art. 42 Cost.)”; l’Amministrazione omette però il fatto che la medesima Costituzione annovera tra i propri principi fondamentali la tutela dell’ambiente (Art. 9 Cost.) e definisce “fondamentale” la tutela della salute (Art. 32 Cost.), precisando inoltre, proprio all’articolo 41 da essa richiamato, che l’iniziativa economica privata “non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente”;

• pregiudizio economico alle imprese agricole: l’Amministrazione osserva che il Regolamento da noi proposto “compromette la redditività delle imprese agricole operanti sul territorio comunale”, il che è come dire che il codice della strada compromette la redditività di chi trasporta merci o che la sicurezza sui cantieri compromette la redditività delle imprese edili; non serve aggiungere altro per confutare quella che appare essere, anziché una motivazione giuridicamente fondata, un mero e dannoso pregiudizio ideologico, lesivo prima di tutto del dettato costituzionale citato al punto precedente.

Questo fa il paio con quanto sbrigativamente affermato dalla maggioranza dei consiglieri comunali il 29 luglio: non si può bloccare l’agricoltura. Il nostro Regolamento, tuttavia, non aveva affatto tale intenzione, ma solo quella di conciliare, in modo scientificamente fondato, l’agricoltura con la tutela della salute e dell’ambiente: chi a Brentonico coltiva avendo a cuore questi diritti fondamentali non avrà mai nulla da temere dalle nostre proposte.

Avanti tutta col referendum
Quanto accaduto il 29 luglio in Consiglio Comunale conferma una volta di più al nostro Comitato, di fronte alla sordità dell’Amministrazione, l’opportunità e la necessità di insistere con gli strumenti di partecipazione popolare, utilizzando in particolare il referendum per chiamare direttamente le cittadine e i cittadini a esprimersi su un argomento così rilevante e così superficialmente liquidato dai loro rappresentanti.

Con il quesito ammesso il 22 giugno dalla Commissione per i procedimenti referendari abbiamo la possibilità di far rientrare dalla finestra ciò che l’Amministrazione ha frettolosamente fatto uscire dalla porta. Esso chiede infatti alle elettrici e agli elettori di Brentonico se vogliono che il Comune approvi un Regolamento comunale che introduca misure più restrittive di quelle vigenti per l’uso dei prodotti fitosanitari, ovvero:

a) maggiori distanze di sicurezza da abitazioni, asili, scuole, parchi pubblici, strutture sanitarie, nonché nuove distanze di sicurezza da ricoveri di animali, apiari, colture biologiche e risorse idriche;

b) maggiori limitazioni meteorologiche e orarie per l’irrorazione dei fitofarmaci;

c) barriere vegetali obbligatorie entro le distanze di sicurezza per contenere l’effetto deriva.

Nonostante l’ostracismo dell’Amministrazione (che prima ha tardato a fornire la modulistica necessaria e poi non ha pubblicato l’informazione relativa alla raccolta firme, perdurando nell’omissione nonostante il citato richiamo del Difensore Civico, avvenuto ormai dieci giorni fa), da un mese il nostro Comitato sta raccogliendo le sottoscrizioni necessarie all’indizione del referendum, ovvero quelle di almeno 380 cittadine e cittadini iscritti alle liste elettorali di Brentonico. Ricordiamo che si può firmare in due modi (portando con sé un documento di identità valido):

• in Comune: lunedì, mercoledì e venerdì dalle 8.30 alle 12.00, presso l’Ufficio Anagrafe/Elettorale, o il mercoledì pomeriggio fino alle 17.00 previo appuntamento;

• presso il Comitato: gli interessati possono contattare il Comitato via e-mail ([email protected]) e seguire il suo canale Telegram (https://t.me/biodiversitaesaluteperbrentonico) per sapere quando e dove i suoi membri saranno presenti sul territorio per raccogliere le firme.

Firmare per il nostro referendum e poi votare SÌ significa esprimersi democraticamente e direttamente a favore di un modello agricolo sostenibile, della salute nostra e dei nostri bambini, della tutela delle nostre sorgenti e dei nostri torrenti e dell’inestimabile patrimonio naturale del nostro altopiano.


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