Roma, 26 giu. (askanews) – E’ iniziato, con lo svolgimento della discussione generale, l’esame nell’aula della Camera della legge elettorale, licenziata dalla commissione Affari costituzionali, mercoledì scorso, con la ‘tagliola’ che non ha consentito di esaminare la maggior parte degli emendamenti, tra cui quello sulle preferenze il cui ‘rebus’, che agita entrambi gli schieramenti, dovrà essere affrontato dall’assemblea.
Un avvio tra le tensioni e l’espulsione dall’emiciclo del segretario di +Europa Riccardo Magi che ha mostrato e poi strappato il fax simile in formato gigante di una scheda elettorale, con una scritta in fondo ‘il tuo voto non conta’, che riproduceva il listone e le liste bloccate. Magi, privato dell’audio del microfono, aveva proseguito la sua azione mentre parlava la ministra delle Riforme Elisabetta Casellati e dopo essere stato richiamato più volte è stato espulso. Poi, ai cronisti ha annunciato una mobilitazione “dentro e fuori” dal Parlamento contro una legge “plescibitaria e antidemocratica” invitando “tutte le opposizioni” a “fermarli”.
La ministra, prendendo la parola in aula, ha ribadito la posizione del governo sul testo così come modificato dalla commissione, il Bignami-bis. La riforma, ha detto Casellati, “è costruita esclusivamente per favorire l’obiettivo della stabilità insieme a quello della piena rappresentatività”. Casellati ha respinto una delle accuse delle opposizioni: “è falso”, ha sottolineato, che si tratti di una sorta di premierato a Costituzione invariata. E ha rivendicato: “con i correttivi introdotti al testo base questo equilibrio – tra pesi e contrappesi, limiti e tetti, clausole di salvaguardia e condizioni – è stato portato ad un punto più avanzato, in piena coerenza con i dettami della giurisprudenza costituzionale”.
Di tutt’altro avviso i gruppi di minoranza che ritengono il provvedimento “incostituzionale” e hanno presentato quattro pregiudiziali di costituzionalità (Iv-Pd-M5S-Avs) oltre a ironizzare sul ‘deserto’ nei banchi del centrodestra in occasione dell’avvio dell’esame in aula. “Presidente vorrei chiederle una cortesia: se, anche per la serenità del nostro dibattito, può interrompere questo costante brusio che proviene dai banchi della maggioranza – ha evidenziato il dem Gianni Cuperlo – che rende così difficile seguire il discorso. Ah, no, adesso che vedo meglio c’è soltanto il collega Urzì seduto sui banchi della maggioranza…l’hanno rimasto solo, collega Urzì!”. “La legge elettorale: quella più politica e più importante della legislatura. Presenze e assenze…Ps: Cuperlamente presenti”, si legge sul profilo X della dem Patrizia Prestipino che ha postato la foto.
Quanto ai contenuti, la riforma è “inemendabile”, ha detto Federico Fornaro del Pd, pensata “perché avete intravisto il rischio della sconfitta”. “Avete scritto una riforma palesemente incostituzionale che stravolge la natura della Repubblica parlamentare, inoculando per via elettorale quel premierato annunciato come la madre di tutte le riforme e poi dirottato su un binario morto dalle vostre stesse divisioni”, ha aggiunto il collega di partito Gianni Cuperlo. La capogruppo dem Chiara Braga ha sintetizzato: “è un premierato di fatto” che “concentra il potere nelle mani di un capo assoluto”.
“Meloni e la destra – ha affondato Nicola Fratoianni di Avs – vogliono fare il premierato senza toccare la Costituzione attraverso la legge elettorale perché si sono accorti che chi tocca la Costituzione va a sbattere contro il muro degli elettori”, riferendosi al referendum sulla Giustizia.
Ad evocare la legge Acerbo sia il M5S che lo stesso Magi: “questa legge è un colpo di Stato elettorale, un colpo di Stato mite e burocratico. Il Parlamento è eletto per trascinamento rispetto al capo con l’aggravante che non vogliono soggetti più piccoli e scomodi. Va oltre la legge truffa, ricorda la legge Acerbo, una legge profondamente antidemocratica”. Il riferimento è anche all’emendamento di centrodestra approvato in commissione sulla raccolta delle firme che esonera alcuni come Azione e invece, è l’accusa, crea un “percorso a ostacoli” per altri. Roberto Vannacci in un tweet l’ha definito un “regalino” della premier Meloni a Carlo Calenda che ha replicato definendolo un “traditore e pure un po’ cazzaro”.
Al netto dello scambio di insulti tra Vannacci e Calenda, continua ad aleggiare il ‘rebus’ preferenze dopo che non sono stati votati gli emendamenti in commissione, dove c’è il voto palese (contrariamente all’aula dove ci sarà il voto segreto che può offrire qualche ‘scappatoia’). Di fronte alla contrarietà di Fi e Lega, il capogruppo di Fdi, Galeazzo Bignami, ha spiegato che Fratelli d’Italia sta “cercando insieme agli alleati di presentare un emendamento unitario” anche “magari immaginando delle proposte nuove per consentire agli italiani, come FdI da sempre vuole, di poter indicare le preferenze”. Si vedrà. Intanto l’ex parà della folgore, in un tweet, ha messo il dito sulla piaga sfidando la premier Meloni e i vicepremier Tajani e Salvini a “metterci la faccia” astenendosi da “giochi di palazzo”, “voti segreti” e “manovre fatte nell’ombra” per dare “voce al popolo”. Ma anche nel campo avverso non c’è unità di vedute con M5S a favore, Avs contrari e il Pd per cui il problema è proprio la legge (la segretaria Elly Schlein ha spiegato che non si può rischiare di concentrarsi su un dettaglio finendo per approvare una legge “irricevibile”).
“Ci sono due modi nei quali si possono scegliere deputati e senatori: o il collegio o la preferenza. La terza ipotesi – ha detto sul tema Roberto Giachetti – è il Porcellum. Se questo Parlamento è sempre più sottomesso all’esecutivo è perché non si è più trovato un modo per consentire ai parlamentari di rispondere, non ai segretari di partito che li mettono in lista, non al governo che li ricatta politicamente, ma ai cittadini che li eleggono”.
Il dibattito ‘affidato’ alle opposizioni, con due soli deputati del centrodestra (Paolo Emilio Russo di Fi e Alessandro Urzì di Fdi) su 17 iscritti a parlare, nessuno della Lega a prendere la parola, ha costretto la Casellati a negare si trattasse di un segnale politico. “No, assolutamente no. E’ logico che sia così” dal momento che il centrosinistra vota “in maniera contraria a questo testo. Oggi era più un dibattito per l’opposizione. Noi siamo tutti d’accordo”, ha azzardato.
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