Bra, inaugurata la nuova sede del Museo della Bicicletta – Targatocn.it


Grande festa domenica 28 giugno a Bra per l’inaugurazione del Museo della Bicicletta nella nuova sede di via degli Alpini, 3. Attorno al Presidente dell’omonima associazione, cavalier ufficiale Luciano Cravero, si sono raccolti soci, famosi ciclisti del passato, sostenitori e tanti amici.

Applausi, per Franco Balmamion (vincitore di due Giri d’Italia) e per Italo Zilioli (vincitore del Campionato di Zurigo), che hanno rivissuto con il pubblico le epiche sfide del mondo che gira sulle due ruote.

C’era anche il sindaco di Bra, Gianni Fogliato, accompagnato da una larga quota di amministratori comunali, la sindaca di Magliano Alfieri, Giulia Adriano, oltre alle autorità militari, in prima fila con la Polizia Locale e gli Alpini, che hanno seguito con emozione la cerimonia, fino al classico taglio del nastro.

L’occasione di ritrovarsi tutti insieme, non è stata solo l’ultima tappa di un percorso lungo 21 anni, ma anche la prova che questa attivissima Associazione è più simile a una famiglia, un ambiente dove i valori di condivisione e di amicizia vengono al primo posto.

È con questo spirito che don Enzo Torchio ha impartito la solenne benedizione, del resto la bici è il mezzo giusto per godere le meraviglie del Creato, che in ogni stagione dà il meglio di sé in natura (e pure rimettersi in forma se ce ne fosse bisogno).

Foto di gruppo e visita ai locali ricchi di cimeli sono stati i momenti che hanno chiuso una bellissima esperienza collettiva ed aperto una nuova pagina di cultura, all’insegna della passione e dello sport.

L’allestimento è un’idea e un progetto nato dall’impegno del presidente Luciano Cravero, che dedica anima e corpo alla salvaguardia ed alla diffusione del patrimonio storico del ciclismo. Dentro c’è tutta l’essenza del ciclismo, quello recente e quello del dopoguerra. Oggetti che raccontano la corsa e ciò che le ruota intorno, il lavoro delle squadre, le macchine al seguito, i giornalisti. Un mondo eroico e colorato, che trasuda di fatica e trionfo. Dalla maglia della gloria locale Diego Rosa a quella gialla di Marco Pantani, dalla maglia rosa di Vincenzo Nibali a quella celebrativa del tricolore 2018 dell’Androni Giocattoli Sidermec donata dal compianto Gianni Savio, fino alla bicicletta olimpica di Francesca Fenocchio.

Tra le maglie di corridori famosi, figurano ancora quella della Ursus indossata da Gino Bartali nel 1945, quella della Bianchi del campionissimo Fausto Coppi e quella di lana della squadra torinese dedicata a Serse Coppi, fratello di Fausto. Più attuali, invece, la maglia rossa della Vuelta di Spagna ancora di Nibali e la maglia da gara di Elisa Balsamo.

Un oceano di borracce, borse da rifornimento, cappelli, autografi, pagine seppiate di vecchi giornali che esaltano un mezzo, la bicicletta, che guarda con il sorriso al passato e strizza l’occhio al futuro.

Non solo. Dietro il racconto di ciascuna bici c’è un pezzo di storia d’Italia e del mondo. Ci sono ricordi dell’infanzia, dei genitori e dei nonni. In questo tempio vivo del ciclismo è possibile trovare bici di ogni tipo: quella da bersagliere per il settore militare, da panettiere, da barbiere, da arrotino, da spazzacamino, da pompiere, da calzolaio, da stagnino per il settore componibili e catrechet. Più accessori, dalle pompe ai campanelli, portapacchi, ceste e cestini, tutto ad ispirazione ciclistica. Alcune bici sono state donate dai privati in ricordo dei nonni e dei genitori, mentre altre sono repliche ottenute, grazie al sapiente lavoro del cavaliere ufficiale Stefano Milanesio.

Nel corso dell’evento, Luciano Cravero ha voluto salutare ed esprimere i suoi ringraziamenti a tutti i presenti, oltre che ai soci, che rappresentano un tassello importante per la crescita del Museo della Bicicletta di Bra.

«Dopo due anni di attesa l’associazione Museo della Bicicletta di Bra ha trovato il locale in via degli Alpini, 3. Come presidente e ideatore del Museo desidero ringraziare il sindaco di Bra Gianni Fogliato per il locale. Ringrazio gli amici che hanno aiutato a realizzare il Museo, cavaliere ufficiale Armando Verrua (vice presidente dell’associazione), cavaliere ufficiale Stefano Milanesio, cavaliere Walter Cravero, Giuseppe Milanesio, Francesco Gramaglia, Cesare Palladino, coniugi Davide e Marina Milanesio, che hanno donato la scrivania, la ditta Brased che ha regalato una sedia, la BCC di Cherasco per un contributo, don Enzo Torchio per la benedizione, gli ospiti Franco Balmamion e Italo Zilioli».

La visita al Museo rappresenta il full immersion in uno spettacolare contenitore di cultura, fascino e passione sportiva, che è possibile vivere gratuitamente in giorni e orari, che saranno resi noti dal mese di settembre. E ora tocca pedalare!

Storia della bicicletta

La prima idea di bicicletta è attribuita a Leonardo Da Vinci, come attesta un disegno a matita e carboncino, risalente al 1493 e contenuto nel Codice Atlantico. Il grande genio pensò a una macchina con due ruote, un’asse di legno che le teneva assieme, un manubrio e una specie di catena che collegava i pedali alla ruota posteriore.

Bisognò però aspettare 324 anni, perché la bicicletta si concretizzasse nell’invenzione del barone tedesco Karl von Drais nel 1817, che la battezzò “laufmachine” (macchina da corsa). In onore del suo inventore molti la chiamarono draisina o draisienne in francese. Due anni dopo, nel 1819, arrivò anche in Italia.

Costruita in legno, con le canoniche due ruote, la bicicletta era inizialmente priva di pedali, mentre lo sterzo consisteva in una leva anziché un manubrio: per spostarsi era dunque necessario spingersi con le gambe, camminando da seduti.

La svolta arrivò nel 1885, quando gli inglesi Sutton e Starley fondarono la loro casa costruttrice, lavorando ad un modello migliore, con l’adozione della trasmissione a catena e il ridimensionamento delle ruote.

Quasi un secolo dopo, nel 1970 in America Gary Fischer inventò la mountain bike, che arrivò in Italia nel 1985 con il nome di rampichino.




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 Silvia Gullino

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