Ferrari voleva ribadire l’ottimo risultato di Barcellona, ma sfortunatamente non è stata in grado. Senza dubbio il layout non ha aiutato la Rossa, considerando l’importanza del motore in una pista come Spielberg. Anche le alte temperature non hanno aiutato la gestione gomme e il raffreddamento dell’auto: un quinto e ottavo posto che raccontano due SF-26 in difficoltà.
Ferrari: l’illusione del via e l’incubo del degrado termico
Allo spegnimento dei semafori, le SF-26 scattano bene ma non concretizzano alcun guadagno prima della staccata di curva 1. Nel corso del primo giro, è Lewis Hamilton a imporsi all’interno del box Ferrari: con una manovra perentoria nel secondo settore, il britannico sopravanza Charles Leclerc per lanciarsi all’inseguimento della Mercedes di George Russell.
Dalla bagarre interna trae massimo vantaggio Max Verstappen, che dapprima di avvicina e poi infila con precisione chirurgica la vettura numero 16. Bastano appena quattro tornate per veder affiorare le prime criticità: via radio si discute già della necessità di gestire le gomme per un asse posteriore che tendeva all’overheating più di quanto previsto.
Due passaggi più tardi, un Charles Leclerc in difficoltà cede il passo alla Mercedes di Kimi Antonelli nel terzo settore. Parallelamente, la rincorsa di Hamilton subisce un brusco rallentamento: il suo distacco da Russell lievita, mentre gli specchietti si riempiono con la Red Bull di Verstappen. A quel punto, l’ingegnere di pista Carlo Santi impone un diktat assoluto all’inglese.
Si tratta di gestire le coperture posteriori nelle curve veloci per abbassare le temperature. Hamilton esegue e riesce momentaneamente a congelare gli attacchi del quattro volte iridato olandese. Poi, al passaggio numero 13, arriva la prima sosta: Lewis passa alle mescole Hard. L’outlap è subito critico, con l’inglese che lamenta un warmup estremamente difficoltoso.
Santi richiede un target lap time di 1:11.7s, mentre dall’altro lato del box i meccanici preparano la sosta di Leclerc scaricando l’avantreno di 5 click. Una mossa che fa capire quanto l’assetto non fosse ottimale in qual momento. Il talento di Stevenage ritrova progressivamente aderenza e centra il target cronometrico. Tuttavia le cose non migliorano quanto sperato.
Subito dopo il cambio gomme e il rientro in pista di Leclerc, di fatti, il quattro volte campione del mondo della Red Bull rompe gli indugi e chiude il sorpasso sulla vettura 44. L’inglese ha il quadro tecnico chiaro: la sua monoposto sconta un pesante deficit di grip e un deployment elettrico non all’altezza della Red Bull.
Caos VSC e battaglie interne in pista tra Hamilton e Leclerc
Santi interviene per tranquillizzare Hamilton, invitandolo a focalizzarsi esclusivamente sulla costruzione del proprio ritmo. Alle sue spalle, Leclerc procede con maggiore regolarità ma è più lento. La telemetria offre comunque una lettura confortante per il muretto: il degrado sulle Hard è inferiore alle simulazioni pre-gara.
A Lewis viene suggerita un’ulteriore correzione di guida per innalzare la velocità minima all’apice di curva 1, ma di li a poco l’equilibrio si spezza: il ritiro di Carlos Sainz innesca il regime di Virtual Safety Car. Il muretto tenta una chiamata d’emergenza per Lewis, ma l’inglese ha già superato la linea di ingresso dei box e non può fare più nulla.
La sosta avviene al passaggio seguente, calzando coperture Soft, con Santi che parla di “Plan A”. Nella confusione, Antonelli ripassa Leclerc, costringendo il monegasco a riorganizzare la propria corsa. Si apre così una fase di gestione pura. Lewis, limitato dalle temperature della vettura, deve ricorrere al lift and coast frenando le proprie ambizioni. Poi, superate le criticità torna a spingere a pieno regime.
Anche Leclerc era in gestione, vincolato a mappature per salvaguardare l’affidabilità. Ricucito il gap, Lewis piomba sul compagno di squadra dopo la sosta extra e innesca un duello serrato che culmina con un ruvido sorpasso all’esterno, reso ostico dalla fiera difesa di Charles. Un passaggio più tardi, la numero 16 rientra per montare un ulteriore set di Hard.
Ferrari: epilogo amaro e consapevolezza del deficit
Entrati nell’ultimo terzo di gara, le ombre sulla SF-26 si allungano definitivamente. Al giro 41, Hamilton si dichiara scontento della potenza e combatte contro un fastidioso eccesso di rotazione in ingresso curva. Al contrario, Leclerc sfrutta le mescole fresche per inanellare un passo discreto, guidato da Bryan Bozzi che gli impone un’attenta gestione dell’energia tra le curve 4 e 6.
L’aggressività tattica spinge Lewis alla terza sosta al giro 43, optando nuovamente per pneumatici Hard.A venti passaggi dal termine, i reali valori in campo sono delineati: le Rosse non hanno mai avuto il potenziale da vertice e Verstappen è semplicemente inarrivabile. L’obiettivo primario diventa pertanto quello di chiudere alle spalle dell’olandese.
Con gomma fresca, Lewis svernicia ancora Leclerc e si lancia in una furiosa caccia alla McLaren di Oscar Piastri, distante tre secondi e con una sosta in meno. Il forcing finale dell’inglese si infrange però contro la solidità della vettura numero 81. Ma lo scenario per Leclerc assume contorni ben peggiori: il monegasco perde inesorabilmente ritmo.
Per questo viene superato dalla Red Bull di Hadjar e poi fagocitato da Lando Norris. Il suo team radio non ammette repliche: “Le gomme sono fritte“. La crisi termica lo obbliga a un passaggio nella corsia box per cambiare nuovamente le gomme, potendo fortunatamente sfruttare il distacco su Lawson per non perdere ulteriori posizioni.
La bandiera a scacchi sancisce un deludente quinto posto per Hamilton e l’ottavo per Leclerc. La vettura italiana paga un cronico deficit motoristico sui lunghi rettifili e un passo gara inconsistente che le ha impedito di lottare con i primi. Va quindi in archivio una trasferta amara in vista dell’imminente tappa di Silverstone.
GP Austria, risultasti gara:
|
Pos. |
Pilota |
Scuderia |
N° |
Tempo / Distacco |
Pt. |
|---|---|---|---|---|---|
|
1 |
G. Russell |
Mercedes |
#63 |
1:26:37.979 |
25 |
|
2 |
M. Verstappen |
Red Bull |
#3 |
+1.611s |
18 |
|
3 |
A. Antonelli |
Mercedes |
#12 |
+1.986s |
15 |
|
4 |
O. Piastri |
McLaren |
#81 |
+21.809s |
12 |
|
5 |
L. Hamilton |
Ferrari |
#44 |
+26.393s |
10 |
|
6 |
I. Hadjar |
Red Bull |
#6 |
+29.399s |
8 |
|
7 |
L. Norris |
McLaren |
#1 |
+31.505s |
6 |
|
8 |
C. Leclerc |
Ferrari |
#16 |
+45.659s |
4 |
|
9 |
L. Lawson |
Racing Bulls F1 Team |
#30 |
+ 1 giro |
2 |
|
10 |
A. Lindblad |
Racing Bulls F1 Team |
#41 |
+ 1 giro |
1 |
|
11 |
G. Bortoleto |
Audi F1 Team |
#5 |
+ 1 giro |
0 |
|
12 |
N. Hülkenberg |
Audi F1 Team |
#27 |
+ 1 giro |
0 |
|
13 |
P. Gasly |
Alpine |
#10 |
+ 1 giro |
0 |
|
14 |
O. Bearman |
Haas |
#87 |
+ 1 giro |
0 |
|
15 |
F. Colapinto |
Alpine |
#43 |
+ 1 giro |
0 |
|
16 |
E. Ocon |
Haas |
#31 |
+ 2 giri |
0 |
|
17 |
A. Albon |
Williams |
#23 |
+ 2 giri |
0 |
|
18 |
F. Alonso |
Aston Martin |
#14 |
+ 3 giri |
0 |
|
19 |
L. Stroll |
Aston Martin |
#18 |
NT |
0 |
|
20 |
C. Sainz Jr. |
Williams |
#55 |
NT |
0 |
|
21 |
S. Pérez |
Cadillac |
#11 |
NT |
0 |
|
22 |
V. Bottas |
Cadillac |
#77 |
NT |
0 |
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