cinque ristoranti giapponesi da provare nell’estate 2026


Il sole scende dietro le rocce della Costa Smeralda mentre sul tavolo arriva una composizione di sashimi poggiata sul ghiaccio. A Capri, la stessa liturgia si sposta su una terrazza aperta sul Mediterraneo; in Sicilia il gambero rosso incontra il riso da sushi dentro un’antica torre saracena, mentre a Ibiza e Malta nigiri e cocktail accompagnano il tramonto dall’alto di rooftop sospesi sul mare.

Poi il paesaggio cambia completamente. Scompaiono le palme, la sabbia e i beach club, sostituiti dai ghiacciai e dalle cime della Valle d’Aosta. Nel centro di Courmayeur, ai piedi del Monte Bianco, un ristorante chiamato Hakusan dimostra che la cucina giapponese può trovare una casa naturale anche tra le Alpi.

Il nome significa letteralmente “montagna bianca” e il riferimento, in una località dominata dal massiccio più alto delle Alpi, appare quasi inevitabile. È anche l’immagine perfetta di quanto il linguaggio gastronomico nipponico sia diventato internazionale: capace di attraversare capitali, isole, resort e località di montagna senza perdere la propria riconoscibilità.

Sushi, sashimi, robata e tecniche giapponesi sono entrati stabilmente nell’alta ristorazione europea. Nelle destinazioni delle vacanze, però, assumono una forma nuova: il pesce crudo incontra il pescato locale, lo yuzu dialoga con gli agrumi mediterranei e i piatti vengono costruiti per essere condivisi, trasformando la cena in un’esperienza che può iniziare al tramonto e continuare fino a notte.

Non sempre si tratta di ristoranti giapponesi tradizionali. Sono indirizzi cosmopoliti che utilizzano ingredienti, rituali e tecniche del Giappone per raccontare il luogo in cui si trovano. Ecco cinque esperienze da provare nell’estate 2026.

Zuma, il Giappone contemporaneo tra Roma, Capri e Porto Cervo

Quando si parla di cucina giapponese contemporanea, Zuma è uno dei nomi che hanno contribuito maggiormente a definirne l’immaginario internazionale. Il concept nasce da una rilettura dell’izakaya, il locale giapponese nel quale si ordinano diversi piatti da condividere senza seguire necessariamente la sequenza rigida della ristorazione occidentale.

In Italia, il punto di riferimento permanente resta Zuma Roma, ospitato all’interno di Palazzo Fendi. Durante l’estate, il marchio si sposta invece verso due delle destinazioni più desiderate del Mediterraneo con le aperture stagionali di Capri e Porto Cervo, entrambe confermate per la stagione 2026.

Il filo conduttore rimane la qualità della materia prima, accompagnata da una formula che attraversa sushi, sashimi, piatti caldi e preparazioni alla robata, la tradizionale griglia giapponese. Le portate arrivano al centro del tavolo e invitano a costruire il proprio percorso attraverso consistenze, temperature e sapori differenti.

Tra le proposte più rappresentative compaiono il sashimi moriawase, la tartare di tonno e salmone servita con cracker di riso e caviale, il branzino con yuzu, olio al tartufo e uova di salmone e l’insalata di astice con agrumi giapponesi, pepe nero e caviale.

La forza di Zuma è nella continuità tra indirizzi molto diversi. Roma offre l’atmosfera urbana e monumentale di Palazzo Fendi, Porto Cervo intercetta l’energia internazionale della Costa Smeralda, mentre Capri porta il format in uno dei paesaggi più immediatamente associati all’estate italiana.

Nammos Baja Sardinia, il Mediterraneo più glamour

Ci sono ristoranti che si trovano dentro una destinazione e altri che finiscono per diventare essi stessi la destinazione. Nammos Baja Sardinia appartiene alla seconda categoria.

Il locale sorge all’interno di Phi Beach, davanti alle acque della Costa Smeralda e alle grandi formazioni granitiche che caratterizzano questo tratto di Sardegna. Aperto per la stagione 2026 dal 29 maggio, accompagna gli ospiti dalla spiaggia al ristorante e dal pranzo fino a notte, trasformando il tramonto in parte integrante dell’esperienza.

Il format Nammos, nato a Mykonos, incontra qui l’identità di uno dei beach club più conosciuti dell’isola. Il risultato non è una cena silenziosa o una lettura rigorosamente tradizionale della cucina nipponica, ma un’esperienza costruita attraverso paesaggio, musica, servizio e una proposta gastronomica internazionale.

Le influenze giapponesi convivono con i grandi prodotti del mare. Tartare di tonno e ricciola, selezioni di nigiri e sashimi e plateau di pesce e crostacei vengono pensati soprattutto per la condivisione, seguendo il ritmo lento di una giornata trascorsa tra tavolo, spiaggia e cocktail.

Tra i piatti da provare ci sono l’hamachi tiradito, nel quale la ricciola viene interpretata attraverso una preparazione di matrice nippo-peruviana, la spicy crab tartare e i signature roll della casa. Le selezioni dedicate al pescato permettono invece di mantenere un legame diretto con il Mediterraneo che circonda il ristorante.

Nammos Baja Sardinia è l’indirizzo per chi considera la cucina soltanto una delle componenti di una scena più ampia, fatta di musica, luce, mare e tavoli che si animano quando il sole comincia a scendere.

Nagori, il dialogo tra Giappone e Sicilia

Sulla costa sud-occidentale della Sicilia, all’interno del Verdura Resort, Nagori segue una direzione completamente diversa. Qui la cucina giapponese non viene utilizzata per costruire un’atmosfera internazionale separata dal territorio, ma per osservare la materia prima siciliana attraverso tecniche e sensibilità nipponiche.

Il concept è stato creato da Fulvio Pierangelini e si trova nell’antica Torre Saracena del resort. È uno spazio intimo nel quale la precisione giapponese incontra la stagionalità mediterranea, mettendo in dialogo due isole geograficamente lontane ma unite da un rapporto profondo con il mare, il pescato e la materia prima.

Il menu evita la fusione intesa come semplice sovrapposizione di ingredienti esotici. Le tecniche giapponesi diventano piuttosto uno strumento per valorizzare prodotti siciliani riconoscibili, costruendo accostamenti capaci di sorprendere senza cancellarne l’identità.

Tra le proposte figurano i cannoli di tonno e wasabi, i nigiri di anguilla con pere alla mostarda e basilico, i maki di gambero rosso, melone e menta e i friggitelli in tempura. Piatti che mostrano come il sushi possa allontanarsi dai repertori più consueti e assorbire il carattere di un territorio senza ridursi a una trovata decorativa.

Nagori è anche il più raccolto degli indirizzi della selezione. La collocazione nella torre, l’apertura limitata alle cene del venerdì e del sabato e il lavoro sull’incontro tra due culture lo rendono più vicino a un’esperienza gastronomica costruita con precisione che a un ristorante da frequentare distrattamente durante la vacanza.

Radio Rooftop, sushi e tramonto tra Ibiza e Malta

Radio Rooftop porta la cucina giapponese contemporanea sui tetti degli hotel ME by Meliá, trasformando il panorama in uno degli ingredienti principali della cena.

A Santa Eulalia, il rooftop del ME Ibiza si affaccia sul mare e sulla baia, con una terrazza panoramica, piscina e una programmazione musicale che accompagna il passaggio dal pomeriggio alla sera. A Malta, il format sale invece al ventesimo piano del ME Malta, offrendo una vista a 360 gradi su St. Julian’s e sulla costa dell’isola.

Il menu segue l’identità cosmopolita dei due indirizzi: piatti da condividere, cocktail, sapori mediterranei e riferimenti alla cucina asiatica si mescolano in un ambiente più vicino a un rooftop internazionale che a un sushi bar tradizionale.

Tra le proposte compaiono il Samurai Roll con tonno marinato, salmone scottato e red yuzu kosho, il gunkan di manzo wagyu con riso nero, anguilla affumicata e caviale avruga e il Radio Special Roll con o-toro, cipollotto e tartufo. A Malta, il menu conferma l’attenzione verso sushi preparato al momento e piatti destinati alla condivisione.

Ci sono poi il tataki di salmone mediterraneo e il ceviche di avocado, kimchi e ananas con leche de tigre, esempio di una proposta che attraversa Giappone, Mediterraneo e America Latina senza cercare una rigida appartenenza geografica.

È il ristorante giusto per chi vuole prolungare la giornata senza interrompere l’atmosfera della vacanza: la cena arriva insieme ai cocktail, la musica cresce con il calare della luce e il tavolo diventa il punto di osservazione privilegiato sul tramonto.

Hakusan a Courmayeur, il Giappone inaspettato ai piedi del Monte Bianco

Il quinto indirizzo è anche quello più sorprendente. Non si trova davanti al mare, all’interno di un resort mediterraneo o sopra una terrazza di Ibiza, ma nel centro di Courmayeur, lungo via Roma, in piazzetta Brenta, con le Alpi a pochi passi.

Hakusan è un ristorante di cucina giapponese contemporanea aperto nel cuore della località valdostana. Il progetto degli interni è firmato dallo studio di Emanuele Magenta e costruisce un ambiente essenziale e cosmopolita, lontano dagli stereotipi folkloristici spesso associati ai ristoranti orientali.

Il nome è già una dichiarazione. In giapponese Hakusan, scritto con gli ideogrammi di “bianco” e “montagna”, significa letteralmente “montagna bianca”. In Giappone indica anche una delle montagne sacre del Paese; a Courmayeur, però, la traduzione sembra trasformarsi naturalmente in Monte Bianco.

È proprio questo legame a rendere l’indirizzo interessante. La cucina giapponese viene inserita in un paesaggio alpino senza apparire fuori posto: condivide con la montagna il gusto per l’essenzialità, la stagionalità e la precisione, offrendo un’alternativa alle fondute, alle carni e ai grandi classici valdostani.

Hakusan è anche la dimostrazione che il sushi estivo non deve necessariamente coincidere con una terrazza sul mare. Dopo una giornata di escursioni, una salita sulla Skyway o una passeggiata nel centro di Courmayeur, il contrasto tra la cucina nipponica e il profilo dei ghiacciai diventa parte dell’esperienza.

Tra tutti gli indirizzi della selezione è probabilmente quello che racconta meglio la diffusione raggiunta dalla gastronomia giapponese in Europa. Non una moda confinata alle grandi città o alle località balneari più glamour, ma un linguaggio ormai capace di adattarsi anche a una destinazione alpina mantenendo intatta la propria identità.

Un Giappone diverso in ogni destinazione

I cinque ristoranti raccontano modi molto differenti di interpretare la cucina nipponica. Zuma conserva il carattere internazionale dell’izakaya contemporanea, Nammos la inserisce nell’energia spettacolare della Costa Smeralda, Nagori la usa per rileggere la Sicilia e Radio Rooftop la trasforma in un’esperienza sospesa tra cena, musica e tramonto.

Hakusan compie invece il passaggio più inatteso, portandola tra i ghiacciai di Courmayeur e chiudendo idealmente il viaggio dal mare alla montagna.

A unirli non è soltanto la presenza di sushi e sashimi, ma un’idea della tavola fondata sulla condivisione. I piatti arrivano al centro, la sequenza diventa più libera e la cena smette di essere una successione individuale di portate per trasformarsi in un’esperienza comune.

È forse questa una delle ragioni del successo della nuova cucina giapponese in Europa: la capacità di rimanere riconoscibile e, allo stesso tempo, di assorbire il paesaggio nel quale viene servita. Che davanti al tavolo ci siano il mare di Capri, le rocce della Sardegna, la costa siciliana, il tramonto di Ibiza o il Monte Bianco.


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 Marianna Baroli

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