Norme nazionali e un regolamento europeo impongono di bandire una gara internazionale per la gestione dei servizi di trasporto. Ma una legge regionale può scongiurarlo.
Se entro il 31 dicembre la Regione non approverà una legge che assegni a una società in house la gestione delle aziende del trasporto pubblico locale sarà costretta a bandire una gara internazionale per assegnare la gestione del servizio. Lo stabiliscono decreti nazionali e un regolamento europeo – il 1370/2007 – che stabiliscono che il 2026 costituisce il limite massimo e non oltrepassabile entro il quale le Regioni e i Comuni possono estendere i vecchi contratti per ammortizzare gli investimenti. Dopo questa data scatterà l’obbligo di avviare le nuove gare pubbliche per l’affidamento dei servizi. Un passaggio cruciale per ridisegnare il sistema del trasporto pubblico locale anche in Sardegna.
Ad oggi non c’è un atto formale del Consiglio o della Giunta regionale sul tema e ci sarebbe da preoccuparsi per il ritardo accumulato. Ma la commissione trasporti dell’assemblea legislativa sarda sta lavorando a una bozza che – assicura il presidente Gianluigi Piano – “sarà pronta entro l’anno e consentirà di fare una proroga tecnica di uno-due anni” durante i quali sarà approvata una riforma organica.
Oggi i “Contratti di servizio trasporto pubblico locale terrestre non ferroviario” stipulati in Sardegna tra la Regione e le aziende pubbliche e private sono 53 e hanno una durata di due anni. Stabiliscono le caratteristiche dei servizi offerti ed il programma di esercizio, la struttura tariffaria, gli importi da corrispondere alle aziende per le prestazioni contrattuali e le modalità di pagamento, obblighi e garanzie offerte dai gestori dei servizi e prevedono una prima applicazione del sistema delle penali contrattuali e degli standard minimi di qualità del servizio.
L’impianto dei contratti di servizio, al netto delle proroghe che ne hanno modificato alcune parti, è vecchio di decenni e non risponde più alle esigenze di trasporto dei cittadini. Prendete Cagliari: nel 1970 anno circolavano circa 40.000 auto e si registravano meno di 200 auto ogni mille abitanti. Oggi, secondo uno studio del Cirem (Centro interuniversitario ricerche economiche e mobilità) dell’Università, nel capoluogo entrano ogni giorno tra le 170 e le 180mila euro che si sommano alle circa 100mila dei residenti. E il tasso di motorizzazione oggi è tra i più alti d’Italia con circa 65 auto ogni 100 abitanti, neonati compresi. E se il modo in cui ci muoviamo è così cambiato, parlare delle prospettive del trasporto pubblico locale ha un’enorme importanza.
Nei giorni scorsi in occasione dei un convegno sul tema organizzato dalla Fondazione Aldo Moro e dal Partito democratico dal titolo “Trasporto pubblico e qualità della vita. Quale riforma per la Sardegna dei prossimi vent’anni”, il sindaco di Cagliari Massimo Zedda ha raccontato un aneddoto: “All’inizio del secolo per arrivare in carrozza da Sinnai a Cagliari si impiegavano 45 minuti, ora in auto ci vuole un’ora”. Qualcuno tra il pubblico ha commentato malignamente citando i cantieri che paralizzano la città, i vari restringimenti delle carreggiate per realizzare le piste ciclabili con conseguente eliminazione dei parcheggi, ma il discorso di Zedda si basava proprio sui dati del Cirem sulle 180mila auto che entrano ogni giorno in una città il cui impianto viario fatica a contenerle. “C’è anche un problema di sicurezza e di salute, perché le polveri sottili causano danni enormi”, ha aggiunto. Ed ha citato un esempio: “Abbiamo appena investito 100mila euro per realizzare una circolare notturna che viene utilizzata da migliaia di giovani ma anche da tanti lavoratori. E questo contribuisce anche a ridurre il rischio di incidenti”.
Ma per convincere parte dei cittadini a lasciare l’auto a casa serve un servizio di trasporto pubblico capillare ed efficiente che dia ai cittadini la stessa qualità che percepiscono in auto: significa ad esempio diffusione sul territorio, puntualità, fermate frequenti. Il Ctm, l’azienda di trasporto pubblico cagliaritana, fa 3.600 corse al giorno e raggiunge otto comuni. Altri sei centri della cinta urbana del capoluogo vorrebbero essere raggiunte dagli autobus ma perché ciò accada non bastano le deliberazioni dei consigli comunali, che ci sono state, ma serve prevedere quelle corse e i fondi per realizzarle nel contratto di servizio. Ecco perché Fabrizio Rodin, presidente dell’azienda, ha sottolineato che serve un nuovo contratto e deve tener conto delle mutate esigenze della popolazione. Ma servono soldi: oggi per tutte le aziende di trasporto pubblico locale ci sono 180 milioni all’anno. Ne servono almeno 250, hanno detto gli amministratori delle aziende. Non solo: serve anche lavorare sulle coincidenze tra bus di vettori diversi e sul biglietto unico, come ha evidenziato l’amministratore unico di Arst Giovanni Mocci.
Il fatto è che le Giunte regionali che si sono susseguite negli ultimi decenni si sono occupate molto di aerei e continuità territoriale e poco di tutto il resto, compreso il trasporto pubblico interno. Per questo – come hanno ricordato Piano e l’assessora regionale ai Trasporti Barbara Manca – c’era da recuperare molto terreno anche per costruire un quadro, nel quale c’è anche ilPiano regionale dei trasporti – entro il quale inserire anche una nuova legge sulla gestione.
Silvio Lai, segretario regionale del Pd, ha idee chiare e traccia una strada per i suoi consiglieri: “Serve una norma che salvi le società e poi dobbiamo indirizzare le decisioni. E dobbiamo farlo adesso, senza rimandare scelte che incideranno sul futuro dell’Isola”. Per Lai la Sardegna deve avere un player, l’Arst, e le altre aziende devono convergere all’interno. Poi ha detto una cosa scomoda che sembra contraddire l’esigenza dell’estensione dei servizii: “Dobbiamo dirci chiaramente una cosa: così come non ci potrà più essere un medico di base in tutti i Comuni, non tutti i centri potranno essere collegati con il trasporto pubblico“. Poi la scossa ai suoi ma soprattutto alla Giunta regionale: “Il piano dei trasporti va considerato alla stregua di un piano sanitario“.
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