il GP d’Austria riapre tutti i dubbi Ferrari


Il GP d’Austria racconta una Ferrari ancora incapace di trasformare il potenziale del sabato in competitività la domenica. Leclerc chiude all’ottavo posto dopo esser partito dal secondo posto in griglia e lancia un messaggio preoccupante: “Nessuno capisce perché cambiamo così tanto da un weekend all’altro“. Un commento nel dopo gara che racconta molto più di punti importanti per la Scuderia. Non è una semplice giustificazione ma quasi una confessione. Perché il problema della Ferrari, oggi, non è soltanto la mancanza di velocità assoluta ma l’imprevedibilità.

A Spielberg la Ferrari SF-26 di Leclerc ha mostrato due volti completamente opposti nel giro di ventiquattro ore. Sabato sembrava una monoposto ritrovata con il monegasco che aveva conquistato la prima fila, battendo anche Lewis Hamilton. Una risposta concreta alle critiche delle ultime settimane con un giro praticamente perfetto. Domenica, invece, quella stessa Ferrari si è trasformata in una vettura incapace di difendersi. Un crollo difficile da spiegare, soprattutto osservando quanto accaduto durante i 71 giri del Red Bull Ring.

L’illusione del sabato

Le qualifiche avevano lasciato intravedere segnali incoraggianti. Gli aggiornamenti introdotti nelle ultime gare sembravano finalmente aver restituito competitività alla Ferrari, almeno sul giro secco. Leclerc aveva scelto un assetto molto simile a quello utilizzato dodici mesi prima in Austria. Una soluzione che aveva funzionato perfettamente il sabato. Poi è arrivata la gara e già nel primo giro Hamilton ha trovato il modo di superare il compagno di squadra. Poco dopo sono arrivato Max Verstappen, Andrea Kimi Antonelli e nel finale anche Lando Norris e Isack Hadjar. Cinque sorpassi subiti in pista, ai quali si aggiungono i tre effettuati dallo stesso Hamilton nel corso delle diverse fasi strategiche della gara. La fotografia più impietosa della domenica di gara è proprio che Leclerc non è mai riuscito a reagire.

Il posteriore

Il problema principale è stato il surriscaldamento delle gomme posteriori. Con temperature dell’asfalto vicine ai 50 gradi, la Ferrari non è mai riuscita a mantenere la corretta finestra di funzionamento degli pneumatici. Giro dopo giro il posteriore perdeva aderenza, costringendo Leclerc a gestire continuamente il pattinamento in uscita di curva. Una situazione che generava un circolo vizioso. Più la vettura scivolava, più aumentava la temperatura delle gomme e diminuiva il grip. “Il posteriore non c’era mai, scivolavo continuamente e surriscaldavo le gomme” ha spiegato il monegasco nel post gara. Il risultato è stato evidente. Ogni volta che qualcuno arrivava alle sue spalle, il sorpasso sembrava inevitabile: “Venivano all’interno, all’esterno e sapevo già di essere più lento“.

Il problema non è il pilota

Sono 5 i GP consecutivi Hamilton ha chiuso davanti a Leclerc. È la peggior striscia del monegasco contro un compagno di squadra dai tempi del suo primo anno in Ferrari, nel 2019, quando divideva il box con Sebastian Vettel. A fine gara Hamilton ha concluso quinto, conquistando dieci punti, mentre Leclerc è precipitato ottavo. Entrambi hanno sofferto gli stessi limiti della SF-26 e hanno lamentato degrado elevato e scarsa velocità sui rettilinei. Hamilton però è riuscito a limitare i danni, mentre Charles è entrato in una spirale negativa dalla quale non è più uscito. Il dato diventa significativo perché dimostra come la Ferrari continui a essere una monoposto estremamente difficile da interpretare.


La strategia sbagliata

Anche il muretto Ferrari si assume una parte delle responsabilità. Fred Vasseur lo ha ammesso senza troppi giri di parole. La squadra ha cercato di seguire il ritmo delle Mercedes forzando il primo stint e costruendo una strategia su tre soste. Una scelta aggressiva che, con il senno di poi, non ha pagato. La Ferrari ha inseguito una gara che probabilmente non poteva vincere, consumando troppo presto gli pneumatici e perdendo competitività nel momento decisivo. Il risultato è stato un continuo alternarsi di pit stop e sorpassi subiti. Per la Scuderia di Maranello un bottino decisamente inferiore rispetto alle aspettative create dalla qualifica.

Il vero problema, la sensibilità

Le parole di Leclerc aprono una riflessione ancora più profonda: “A Barcellona eravamo tra le vetture più veloci. Gli aggiornamenti funzionano. Queste monoposto però sono estremamente sensibili. Se sbagli assetto, paghi un prezzo enorme“. È probabilmente questa la vera istantanea della Ferrari 2026. La SF-26 possiede potenziale e lo dimostrano alcune qualifiche. Lo hanno dimostrano alcune piste e lo dimostreranno gli aggiornamenti tecnici. Il problema è riuscire a sfruttarlo con continuità. Ogni weekend sembra ricominciare da zero. Una piccola variazione dell’altezza da terra, del bilanciamento aerodinamico o della distribuzione meccanica modifica radicalmente il comportamento della vettura. In F1 succede spesso ma in Ferrari sembra accadere molto più spesso rispetto ai rivali.

Silverstone già decisiva

Il Mondiale non aspetta e dopo Spielberg arriva immediatamente Silverstone. La gara di casa di Lewis Hamilton, un circuito completamente diverso e ben noto al britannico. Curve veloci, carichi aerodinamici elevati e temperature generalmente inferiori rispetto all’Austria. Ferrari spera che queste caratteristiche riportino la SF-26 dentro quella finestra di funzionamento che a Spielberg è completamente scomparsa. Sicuramente Leclerc dovrà faticare il doppio per ottenere un risultato migliore di quello del compagno di squadra. Lo stesso Vasseur ha ammesso che i dati raccolti saranno fondamentali. Occorre capire se il problema sia stato esclusivamente legato all’assetto oppure se esista qualcosa di più strutturale. Perché il rischio più grande non è aver sbagliato una gara ma non riuscire ancora a capire il motivo per cui una monoposto capace di conquistare la prima fila il sabato diventi improvvisamente la quinta o sesta forza la domenica.

Senza identità

Il GP d’Austria lascia una sensazione precisa. La Ferrari continua a vivere di lampi e molto probabilmente Hamilton rappresenta l’unica speranza. Il Cavallino alterna weekend convincenti a gare inspiegabilmente anonime, prestazioni da podio a domeniche nelle quali fatica persino a difendersi dalle vetture di centro gruppo. È questo il vero limite della SF-26? Non la velocità assoluta, ma l’incapacità di ripeterla. Lo stesso Leclerc ammette che “nessuno capisce” cosa cambi da una settimana all’altra, il problema smette di essere soltanto tecnico ma diventa una questione di comprensione del progetto.

Silverstone dirà se Spielberg è stato soltanto un incidente di percorso oppure il segnale di una Ferrari ancora prigioniera dei propri limiti. Perché il tempo degli alibi sta già finendo e la velocità, ogni tanto, si vede. È la continuità che continua a mancare e nella F1 di oggi, senza continuità, anche una prima fila può trasformarsi nel giro di poche ore in un’amara domenica da ottavo posto.




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