Dovrebbero resistere a turni massacranti, interventi in emergenza, caldo, sudore, lavaggi e usura. Invece, secondo le segnalazioni arrivate dai reparti, le nuove polo della divisa ordinaria dei Vigili del Fuoco rischiano di arrendersi davanti al nemico più imbarazzante possibile: l’acqua.
Non il fuoco. Non le macerie. Non una giornata di servizio sotto il sole. L’acqua. Quella di una bottiglietta. Quella di una lavatrice. E, viene da chiedersi, forse anche quella del sudore.
Il video che fa esplodere il caso: la polo si apre con le dita
A sollevare il caso è Costantino Saporito, sindacalista della Uilpa Vigili del Fuoco, che ha diffuso un video destinato a far discutere. Nel filmato si vede un Vigile del Fuoco mostrare davanti alla telecamera una polo nuova con il logo del Corpo: la apre, la controlla, la strattona leggermente per dimostrare che non presenta tagli, difetti evidenti o lacerazioni.
Poi arriva la prova. Il pompiere prende una bottiglietta e versa dell’acqua sulla maglia. A quel punto accade l’incredibile: il tessuto comincia a sfaldarsi. Basta una minima pressione delle dita e sulla polo si apre un buco, che si allarga rapidamente fino a dividere praticamente il capo in due.
“Senza fare forza”, sottolinea il Vigile del Fuoco nel video. “Solo toccandola”.
“Non è uno scherzo”: la denuncia del sindacalista
Saporito ha confermato che non si tratta di una messinscena né di una provocazione costruita ad arte. “Sono testimone di quanto sta accadendo”, ha dichiarato, definendo l’acquisto di questa fornitura “scellerato”.
Parole pesanti, ma non gratuite. Perché qui non si parla di un dettaglio estetico, di una cucitura venuta male o di una taglia sbagliata. Si parla dell’equipaggiamento fornito a uomini e donne che ogni giorno rappresentano uno dei presidi più esposti e rispettati dello Stato.
“I Vigili del Fuoco sono, a mio parere, un patrimonio inestimabile e vanno equipaggiati bene”, ha aggiunto Saporito. Difficile dargli torto: se una divisa non regge nemmeno un contatto con l’acqua, il problema non è di guardaroba. È di credibilità.
Non solo Torino: le segnalazioni arrivano da più parti
Il caso sarebbe emerso con forza a Torino, ma secondo quanto riferito dalle testimonianze raccolte non si tratterebbe di un episodio isolato. Il problema avrebbe una dimensione più ampia, potenzialmente nazionale, anche perché la fornitura sarebbe legata a un appalto gestito a livello centrale.
Da mesi, raccontano alcuni Vigili del Fuoco, arriverebbero segnalazioni su polo che “non durano molto”. Finora, però, forse non tutti avevano individuato con precisione il possibile fattore scatenante: l’acqua.
E qui il paradosso diventa quasi grottesco. Perché una maglia destinata a un Corpo che opera in scenari operativi complessi, spesso tra liquidi, intemperie, sudore e lavaggi frequenti, non può trasformarsi in carta velina al primo contatto con l’umidità.
Il dubbio più inquietante: cosa succede con il sudore?
La domanda, a questo punto, è inevitabile: se una polo si sfalda con l’acqua versata da una bottiglietta, cosa accade dopo ore di servizio? Cosa succede durante un turno estivo, sotto stress operativo, con il corpo che suda dentro la divisa?
Non è una curiosità da laboratorio tessile. È una questione pratica, concreta, quotidiana. I Vigili del Fuoco non indossano quelle polo per una sfilata istituzionale o per una foto sui social. Le indossano mentre lavorano, si muovono, intervengono, entrano ed escono dai mezzi, affrontano emergenze e situazioni imprevedibili.
Se il tessuto non regge, il problema non riguarda soltanto il decoro della divisa. Riguarda il rispetto verso chi quella divisa la porta davvero.
Le scarpe “che si disintegrano” e gli altri capi contestati
Le polo non sarebbero l’unico capo finito nel mirino. Secondo ulteriori testimonianze di personale operativo, sarebbero stati segnalati problemi anche su altri elementi della dotazione, comprese le suole delle scarpe, che in alcuni casi verrebbero descritte come materiali che “si disintegrano”.
Anche in questo caso, il punto non è la lamentela da caserma. Un paio di scarpe non adeguato, per chi lavora in emergenza, non è un fastidio: può diventare un limite operativo. E quando a essere coinvolto è personale che deve correre, salire, scendere, sollevare, camminare su superfici instabili o sporche, la qualità della fornitura non è un optional.
Appalto centrale, responsabilità centrale
Se, come riferito, l’appalto è stato gestito a livello centrale, allora anche le risposte devono arrivare dallo stesso livello. Non basta derubricare il caso a difetto occasionale, lotto sfortunato o polemica sindacale.
Servono verifiche tecniche, controlli sui materiali, tracciabilità della fornitura, eventuali responsabilità e, soprattutto, una risposta chiara al personale. Perché qui la domanda è semplice: chi ha controllato quei capi prima della distribuzione?
E ancora: quali test sono stati effettuati? Con quali standard? Con quali esiti? E soprattutto: se le segnalazioni circolano da mesi, perché si arriva solo ora a un video diventato indispensabile per mostrare l’evidenza?
La domanda al Comando nazionale dei Vigili del Fuoco
A questo punto una risposta è doverosa da parte del Comando nazionale dei Vigili del Fuoco. Non una nota generica, non una rassicurazione di circostanza, ma chiarimenti puntuali sulla fornitura contestata.
Il personale ha diritto di sapere se le polo distribuite siano state sottoposte a controlli di qualità adeguati, se il problema sia stato già rilevato internamente e quali misure si intendano adottare per evitare che capi potenzialmente difettosi restino in uso.
Perché il punto è tutto qui: i Vigili del Fuoco vengono celebrati a ogni tragedia, ringraziati a ogni emergenza, applauditi quando salvano vite. Ma poi, nella quotidianità, devono poter contare su strumenti e dotazioni all’altezza del loro compito.
Prisco chiamato in causa: oltre i post servono risposte
Una domanda va rivolta anche a Emanuele Prisco, sottosegretario all’Interno con delega ai Vigili del Fuoco e già appartenente al Corpo, oggi in aspettativa.
Proprio per il suo percorso, Prisco conosce bene cosa significhi indossare quella divisa. E proprio per questo il silenzio, se dovesse esserci, sarebbe ancora più rumoroso. Quale attenzione concreta viene riservata ai Vigili del Fuoco italiani? Quale controllo viene esercitato sulle forniture? Quale tutela viene garantita a chi ogni giorno lavora in condizioni difficili?
Perché la retorica del “grazie ai nostri eroi” funziona bene sui social, soprattutto quando c’è una foto da pubblicare o un’emergenza da commentare. Ma una polo che si apre con l’acqua racconta una storia molto meno instagrammabile.
Il rispetto per i Vigili del Fuoco passa anche dalle divise
Il caso delle polo dei Vigili del Fuoco che si sfaldano con l’acqua rischia di diventare qualcosa di più di una polemica sulle forniture. È il simbolo di una distanza: quella tra le parole solenni riservate al Corpo e la qualità reale degli strumenti messi a disposizione del personale.
Chi entra in servizio non dovrebbe chiedersi se la divisa reggerà un turno, un lavaggio o una giornata di sudore. Dovrebbe poter dare per scontato che ogni capo fornito sia stato scelto, testato e acquistato con criteri seri.
Perché ai Vigili del Fuoco si chiede tutto: prontezza, sacrificio, coraggio, disponibilità, sangue freddo. In cambio, almeno una polo che non si sciolga con l’acqua non sembra una pretesa rivoluzionaria.
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Andrea Valenti
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