Ci sono serate che finiscono quando si spengono le luci, si raccolgono i bicchieri e si torna a casa. E poi ce ne sono altre che sembrano sfidare le leggi del tempo. Serate in cui l’orologio smette di andare avanti e, per qualche ora, le lancette iniziano a correre all’indietro.
La notte del 21 agosto 2026, nella splendida cornice di Sant’Arsenio, tra i filari e il fascino antico delle Tempere, è accaduto proprio questo: il tempo si è fermato e, quasi per magia, ci ha riportati tutti lì dove eravamo felici.
Non è stata semplicemente una reunion. È stato un viaggio lungo quarant’anni, un ritorno alle origini fatto di sguardi, risate, abbracci e ricordi. Un viaggio nel quale la nostalgia non è diventata rimpianto, ma una porta spalancata sul passato.
Per capire chi siamo bisogna tornare a due date precise: 1979 e 1980.
Siamo la Classe ’79-’80, oggi quarantaseienni e quarantasettenni, cresciuti tra gli ultimi anni dell’infanzia e i favolosi anni Novanta. Eravamo bambini tra i banchi dell’Istituto Sacro Cuore, in un mondo lontanissimo da quello di oggi, quando il futuro era ancora qualcosa da immaginare e lo smartphone non esisteva nemmeno nei sogni.
Non c’erano WhatsApp, GPS, social network o messaggi per sapere dove fosse un amico.
C’erano le biciclette, i pomeriggi interminabili, i citofoni suonati all’impazzata e il telefono fisso che squillava nel corridoio. C’era l’appuntamento alle cinque, quello che non aveva bisogno di conferme: se avevi detto che ci saresti stato, semplicemente c’eri.
Eravamo una generazione che non aveva bisogno di essere sempre connessa per sentirsi vicina. Avevamo imparato, forse senza rendercene conto, il valore più autentico dell’amicizia: stare insieme.
utto è cominciato al Sacro Cuore, tra il profumo del gesso, i quaderni a quadretti, le marachelle e le giornate che sembravano non finire mai.
E lì c’erano anche due figure che appartengono per sempre alla nostra memoria: la mitica suor Carlotta e la gentile maestra Antonietta. Custodi di un tempo semplice, di un’epoca in cui la scuola era anche casa, incontro, crescita e scoperta.
Poi la vita ha fatto il suo corso.
Ci ha portati in direzioni diverse. Abbiamo costruito famiglie, professioni, progetti e nuove vite. Abbiamo conosciuto gioie e difficoltà, attraversato tempeste e raggiunto traguardi. Ognuno ha seguito la propria strada.
Ma certi legami, evidentemente, non hanno bisogno di essere coltivati ogni giorno per continuare a esistere.
E così, quarant’anni dopo, ci siamo ritrovati alle Tempere.
Ed è bastato poco.
Una risata. Uno sguardo. Un abbraccio.
E improvvisamente quei quarant’anni sembravano non essere mai esistiti.
Il tempo si è accartocciato su se stesso. Le distanze sono scomparse. Le rughe hanno lasciato spazio ai volti dei bambini che eravamo. Per una sera siamo tornati ragazzi, con gli stessi ricordi negli occhi e la stessa complicità nel cuore.
Come se il 1990 fosse stato soltanto ieri.
Intorno a quel tavolo c’era un piccolo equipaggio di viaggiatori del tempo: Giuseppe Viglione, Pietro Saggese, Caterina Flora, Silvia Ippolito, Annarita Pandolfo, Marta Macchia, Agnese Marmo, Olga Calandriello, Angelo Episcopo, Antonella Cesarano, Paola Pepe, Anthony Aromando e il sottoscritto, Giorgio Mellucci.
Con noi anche Matteo Sirico, simpatico “crononauta intruso” delle medie, che si è unito a questo viaggio rendendolo ancora più speciale.
Un grazie particolare va a Paola Pepe, vera artefice di questo incontro, colei che per prima ha avuto il coraggio e la sensibilità di riannodare fili rimasti sospesi per decenni. È grazie a quel primo gesto che oggi possiamo raccontare una storia che sembrava rimasta sepolta nel tempo e che, invece, aspettava soltanto di essere riscoperta.
La fotografia scattata alle Tempere, allora, non è soltanto una fotografia.
È una macchina del tempo.
Dentro quell’immagine non ci sono soltanto gli adulti che siamo diventati. Ci sono i bambini che eravamo, le nostre famiglie, i nostri maestri, le nostre paure, i nostri sogni e quei pomeriggi senza fine che sembravano non dover terminare mai.
Ci sono quarant’anni di vita racchiusi in un unico istante.
Perché i compagni di scuola sono viaggiatori della stessa dimensione temporale. Puoi non incontrarli per quarant’anni, puoi percorrere strade diverse, vivere lontano, costruire mondi completamente nuovi.
Ma quando le vostre rotte tornano finalmente a incrociarsi, accade qualcosa di inspiegabile.
Non devi presentarti. Non devi raccontare chi sei diventato.
Ti riconoscono.
E tu riconosci loro.
È un codice segreto fatto di sorrisi, ricordi e soprattutto di quelle parole capaci di spalancare immediatamente una porta sul passato:
“Ti ricordi quando…?”
E da lì ricomincia tutto.
La serata del 21 agosto non è stata, quindi, la conclusione di un viaggio.
È stata una nuova partenza.
La Classe ’79-’80 sta già pensando alla prossima tappa, prevista per dicembre, con il desiderio di riaprire ancora una volta quel varco temporale e stringere in un abbraccio anche chi questa volta non è riuscito a esserci.
Perché abbiamo capito una cosa semplice e bellissima: non serve una DeLorean per tornare indietro nel tempo.
A volte basta una fotografia. Una vecchia voce. Una risata. Un abbraccio.
O semplicemente ritrovarsi seduti allo stesso tavolo dopo quarant’anni e scoprire che, nonostante tutto, una parte di noi è rimasta esattamente lì.
Lì, tra quei banchi. Lì, nei pomeriggi in bicicletta. Lì, quando eravamo bambini. Lì dove eravamo felici.
E forse è proprio questo il regalo più grande che il tempo poteva farci: non restituirci gli anni perduti, ma permetterci di ritrovare le persone con cui li abbiamo vissuti.
Da oggi in poi, allora, niente più silenzi lunghi quarant’anni. Niente più distanze capaci di farci perdere di vista.
Abbiamo ancora tanta strada da percorrere.
Ma questa volta la percorreremo insieme.
Perché il tempo può cambiare tutto.
Può portarci lontano, farci crescere, trasformarci.
Ma ci sono legami che il tempo non riesce a cancellare.
La nostra Classe ’79-’80 ne è la prova.
E se il passato ci ha insegnato qualcosa, è che certi incontri non finiscono mai davvero.
Aspettano.
Aspettano il momento giusto per tornare.
E quando finalmente accade, ci ricordano chi siamo stati, chi siamo oggi e, soprattutto, quanto è bello non perdersi mai più. ❤️
(Giorgio Mellucci – Comunicato Stampa – Elaborato – Archiviato in #TeleradioNews © Diritti riservati all’autore)
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Teleradio News
Source link







