perché è più vulnerabile degli Usa- Fortune Italia


Questa settimana il caldo estremo è protagonista su entrambe le sponde dell’Atlantico. Mentre l’Europa affronta un’altra ondata di calore da record, anche molti Stati americani si preparano a temperature superiori ai 38 °C, aggravate da un’elevata umidità. Ma se il caldo è lo stesso, le conseguenze per cittadini e imprese sono molto diverse. La differenza, ancora una volta, è l’aria condizionata. Negli Stati Uniti è possibile spostarsi quasi senza accorgersi delle temperature esterne, passando da uffici a centri commerciali e abitazioni tutti climatizzati. In Europa, invece, molti cercano un semplice ventilatore o si rifugiano nei pochi spazi pubblici dotati di un sistema di raffrescamento efficace.

Perché l’Europa è rimasta indietro

Circa il 90% delle abitazioni statunitensi dispone di aria condizionata, mentre in molte aree d’Europa questa percentuale si aggira intorno al 20%. Gli Stati Uniti hanno costruito nel tempo edifici e infrastrutture pensati per affrontare il caldo, mentre gran parte dell’Europa è ancora gravemente impreparata ad affrontare temperature così elevate.

In parte è comprensibile. Gli Stati Uniti hanno tradizionalmente dovuto affrontare temperature più elevate e abitazioni ed edifici sono stati progettati proprio per resistere al caldo. Gran parte dell’Europa, invece, è stata costruita pensando a un clima completamente diverso.

Eppure, le temperature europee continuano ad aumentare da anni. L’attuale ondata di calore non rappresenta un episodio isolato: ogni estate porta temperature sempre più elevate e rischi crescenti per le infrastrutture e la salute pubblica.

Già un anno fa il costo economico del divario europeo nelle infrastrutture di raffrescamento era evidente. Oggi quella vulnerabilità si è trasformata in una minaccia concreta. Il caldo è ormai una realtà e adattarsi è fondamentale.

Secondo alcune stime, nei prossimi quattro anni l’Europa potrebbe perdere fino al 7% del proprio Pil complessivo a causa dei danni provocati dal caldo. A questo si aggiunge il costo umano: solo questa ondata di calore avrebbe già causato oltre mille vittime.

Perché, allora, l’Europa è ancora così indietro rispetto agli Stati Uniti nella protezione dal caldo estremo?

Negli ultimi mesi la domanda di sistemi di raffrescamento è aumentata sensibilmente. Nel Regno Unito l’installazione diffusa di impianti di climatizzazione è stata indicata come una delle principali misure di adattamento ai fenomeni estremi. In Francia, invece, Marine Le Pen sta raccogliendo consensi anche grazie alla proposta di sovvenzionare l’installazione di condizionatori in tutto il Paese. L’obiettivo è corretto. Ma resta un grande ostacolo: la rete elettrica.

Una rete elettrica in sofferenza

Le infrastrutture elettriche europee sono vecchie e non sono state progettate per affrontare temperature così elevate.

Questa settimana ne abbiamo avuto una dimostrazione concreta. In Francia decine di migliaia di abitazioni sono rimaste senza elettricità a causa delle difficoltà della rete. Nel Regno Unito il gestore della rete nazionale ha lanciato per la prima volta un appello estivo a ridurre i consumi, mentre l’eccessivo calore ha provocato l’abbassamento dei cavi elettrici, mettendo a rischio anche alcuni collegamenti ferroviari.

Anche la rete americana subisce gli effetti delle alte temperature, con cavi surriscaldati e linee che si deformano. Tuttavia, l’Europa deve affrontare un problema aggiuntivo: la mancanza di capacità per assorbire la nuova domanda generata dall’espansione dell’aria condizionata.

Il rischio del “thermal squeeze”

Questo fenomeno, definito “thermal squeeze”, nasce dall’incontro tra una domanda di elettricità in forte crescita e una rete già sotto pressione. Negli Stati Uniti la maggior parte dei condizionatori è già integrata nelle infrastrutture esistenti. In Europa, invece, si cerca di installarne centinaia di migliaia su una rete che fatica già oggi a reggere i carichi.

La soluzione passa attraverso una pianificazione più rapida e intelligente delle infrastrutture, accompagnata da investimenti che dovranno accelerare.

Come costruire un’Europa più resiliente

Il primo passo consiste nello sviluppare modelli digitali più avanzati della rete elettrica, così da individuare con precisione le aree più vulnerabili, valutare l’impatto delle nuove installazioni e pianificare gli interventi necessari. Questi strumenti permettono ai gestori di comprendere meglio lo stato delle infrastrutture e prendere decisioni più efficienti, riducendo costi e disagi.

La stessa tecnologia consente inoltre di simulare scenari climatici futuri, prevedendo il comportamento della rete durante le ondate di calore e intervenendo preventivamente. Sapere quali linee elettriche rischiano di cedere oltre una determinata temperatura permette di programmare riparazioni o redistribuire i carichi prima che si verifichino blackout.

Il ruolo dell’energia solare

Una migliore modellazione potrebbe favorire anche una più rapida integrazione dell’energia solare. Le alte temperature aumentano infatti la produzione di energia fotovoltaica, che potrebbe alimentare in modo sostenibile i sistemi di climatizzazione.

Oggi, però, la rete europea non è ancora in grado di gestire in sicurezza grandi aumenti di produzione, come ha mostrato chiaramente il blackout che ha colpito la Penisola Iberica. Forti variazioni dell’offerta o della domanda possono provocare effetti a catena.

Anche gli Stati Uniti affrontano problemi simili, con colli di bottiglia della rete e ritardi nelle autorizzazioni che rallentano lo sviluppo del solare. Da entrambe le parti dell’Atlantico l’energia rinnovabile necessaria per alimentare il raffrescamento esiste già, ma le reti elettriche devono essere profondamente modernizzate.

Con eventi climatici estremi sempre più frequenti, l’Europa dovrà puntare su una pianificazione basata sui dati per sviluppare la capacità di raffrescamento che gli Stati Uniti hanno costruito nel corso dei decenni, evitando allo stesso tempo il collasso delle infrastrutture.

L’Europa non può limitarsi a copiare il modello americano, ma non può nemmeno permettersi di restare immobile. Se non riuscirà ad adattarsi, con l’aumento delle temperature sarà costretta a subirne conseguenze sempre più pesanti, mentre dall’altra parte dell’Atlantico continueranno a convivere con il caldo molto più facilmente.

Questo articolo è stato pubblicato su Fortune.com.


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 Taco Engelaar

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