Parità di genere
30 Giugno 2026
Le donne rappresentano il motore della sanità lombarda: costituiscono il 73,5% della forza lavoro del Servizio sanitario regionale, una quota superiore alla media nazionale del 69,5%. Eppure continuano a essere sottorappresentate nei ruoli apicali, con appena il 25,5% delle strutture complesse affidate a una guida femminile. È il dato che emerge dall’approfondimento regionale del Rapporto Annuale 2025 dell’Osservatorio sull’Equità di Genere della Leadership in Sanità, presentato oggi a Milano durante l’evento “AI e leadership nel settore Life Sciences”, promosso dall’Osservatorio e da BION – Cluster lombardo scienze della vita, in collaborazione con Regione Lombardia. L’iniziativa ha rappresentato un’occasione di confronto sui temi dell’innovazione, del trasferimento tecnologico e del ruolo dell’intelligenza artificiale nello sviluppo di modelli di leadership più innovativi e inclusivi, a sostegno della competitività del comparto Life Sciences lombardo, che rappresenta circa un terzo dell’intero settore nazionale.
“L’equità di genere nella leadership sanitaria e l’intelligenza artificiale a supporto dei leader sono temi strettamente connessi, perché entrambi riguardano la qualità delle decisioni e la capacità di valorizzare il talento”, ha dichiarato Alessandro Fermi, assessore all’Università, Ricerca e Innovazione di Regione Lombardia. “Una leadership più equa e inclusiva favorisce la pluralità di prospettive, elemento essenziale per affrontare la crescente complessità dei sistemi sanitari, mentre l’IA può rappresentare un prezioso alleato migliorando l’analisi dei dati e i processi decisionali”. L’assessore ha inoltre ricordato che il progetto di legge regionale sull’intelligenza artificiale dedica un’intera sezione agli aspetti etici, per evitare che queste tecnologie possano amplificare bias e disuguaglianze. Il Rapporto evidenzia come, nonostante la forte presenza femminile nel sistema sanitario regionale, il percorso verso le posizioni di vertice resti ancora caratterizzato da significative disparità. Tra i medici del Servizio sanitario regionale lombardo, le donne rappresentano il 56,7%, ma dirigono soltanto il 25,5% delle strutture complesse. Il divario appare ancora più marcato in alcune discipline strategiche, come chirurgia generale, ortopedia, anestesia e cardiologia, dove le posizioni direttive restano prevalentemente maschili. Anche negli altri comparti del Life Sciences la situazione mostra margini di miglioramento.
Nel settore privato farmaceutico e dei dispositivi medici le donne rappresentano il 45,7% degli occupati, ma solo il 28,6% ricopre incarichi di leadership. In ambito accademico, pur costituendo il 52% del personale delle scienze mediche, sono appena il 18% i professori ordinari. “Da questi dati risulta fondamentale promuovere una cultura che favorisca un accesso equo e inclusivo alle posizioni apicali”, ha affermato Patrizia Ravaioli, presidente di LEADS – Donne Leader in Sanità. “L’Osservatorio nasce proprio per mettere dati, evidenze e buone pratiche al servizio di un confronto costruttivo tra istituzioni, organizzazioni e professionisti”. Sulla stessa linea Francesco Bruno Arturo Blasi, presidente del Comitato di Direzione di Medicina e Chirurgia e prorettore ai Rapporti con il Sistema sanitario dell’Università degli Studi di Milano: “I dati presentati oggi fotografano una contraddizione che il mondo accademico conosce bene: il problema non sta nell’accesso alla professione, ma nella progressione verso i vertici. Conoscere il fenomeno è il primo passo per intervenire con misure efficaci”.
L’evento ha dedicato ampio spazio anche al ruolo dell’intelligenza artificiale nei processi di leadership e di trasformazione organizzativa. Secondo i dati presentati, l’adozione dell’AI generativa da parte dei manager è cresciuta rapidamente: in poco più di un anno si è passati dal 15% di utilizzo quotidiano registrato nel 2024 a circa un manager su due nel 2026. L’utilizzo, tuttavia, resta prevalentemente individuale: solo il 7% dei leader dichiara di impiegare l’intelligenza artificiale nei processi di lavoro di squadra. La sfida, quindi, è integrare questi strumenti all’interno delle dinamiche collaborative, soprattutto in un settore complesso come quello sanitario, dove le decisioni sono necessariamente multidisciplinari. “Per sfruttare pienamente il potenziale dell’AI a supporto della leadership è necessario adottare un approccio interattivo”, ha spiegato Elisa Farri, Head of The Management Lab by Capgemini Invent. “Il vero cambiamento avviene quando si smette di utilizzarla soltanto per ottenere risposte o svolgere attività operative e si inizia a interagire con l’intelligenza artificiale come con un partner di pensiero, capace di ampliare le prospettive, mettere in discussione convinzioni consolidate e stimolare il pensiero critico”. L’adozione dell’intelligenza artificiale apre però anche un tema di equità. In un settore a prevalenza femminile come la sanità, infatti, solo il 7% delle professioniste dichiara di sentirsi adeguatamente supportata nell’utilizzo degli strumenti di AI, contro il 17% degli uomini. Un divario che, secondo gli organizzatori, evidenzia la necessità di investire nella formazione e nello sviluppo delle competenze, affinché la trasformazione digitale non accentui le disuguaglianze esistenti ma contribuisca a costruire modelli di leadership più inclusivi ed efficaci. Nel corso della giornata è stato inoltre presentato il “Lombardy Life Science Gateway”, il nuovo piano strategico di BION per accompagnare l’evoluzione del comparto Life Sciences attraverso iniziative dedicate all’intelligenza artificiale, alla ricerca clinica, alla governance dei dati sanitari e alla valorizzazione delle competenze.
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