L’indennità operativa dei militari e il paradosso di uno Stato che si ricorda sempre dei Dirigenti


Da quasi trent’anni una parte del personale militare vede la propria indennità operativa adeguarsi progressivamente nel tempo, mentre un’altra continua a percepire importi sostanzialmente fermi ai valori fissati a metà degli anni Novanta. Non è il risultato di una scelta esplicita del legislatore, ma dell’evoluzione di due distinti meccanismi normativi che, nel corso degli anni, hanno prodotto effetti sempre più divergenti.

È una vicenda poco conosciuta al di fuori degli ambienti della Difesa, ma che pone una questione di equità retributiva destinata ad assumere un rilievo crescente nel dibattito sul trattamento economico del personale militare.

Origine dell’indennità operativa

L’indennità operativa è stata istituita con la legge n. 78 del 1983, in un sistema che distingueva essenzialmente tra personale in servizio permanente e non permanente. Nel modello originario l’indennità di base era riconosciuta al personale permanente indipendentemente dal grado rivestito, con incrementi collegati esclusivamente all’anzianità di servizio.

Il cambiamento introdotto nel 1995

Il primo cambiamento significativo arriva nel 1995, quando il DPR n. 394 introduce un criterio differente, parametrando l’indennità anche al grado rivestito. È da questo momento che il sistema inizia a seguire percorsi diversi per il personale dirigente e per quello non dirigente.

Il percorso del personale dirigente

Per i dirigenti entrano infatti in gioco i meccanismi di omogeneizzazione retributiva previsti dalla normativa sulla dirigenza pubblica, ai quali si affiancano gli adeguamenti annuali disposti con decreto del Presidente del Consiglio dei ministri per il personale dirigente dello Stato. L’evoluzione di tali istituti si riflette anche sulla misura dell’indennità operativa spettante al personale dirigente, determinandone un progressivo aggiornamento nel tempo.

Il percorso del personale non dirigente

Per il personale non dirigente il percorso è invece differente. L’indennità operativa non è soggetta ad alcun meccanismo automatico di rivalutazione e può essere modificata soltanto attraverso specifici interventi normativi o nell’ambito delle procedure negoziali previste dall’ordinamento, inizialmente con il Co.Ce.R. e oggi con le associazioni professionali a carattere sindacale tra militari.

La divergenza degli importi

L’effetto di questa diversa impostazione emerge con particolare evidenza dall’analisi degli importi. Secondo la ricostruzione contenuta nello studio, l’indennità operativa spettante ai dirigenti è passata da circa 372 mila lire mensili nel 1996 a quasi 720 euro nel 2025. Per il Primo Luogotenente, invece, l’importo risulta ancora pari a 343,44 euro mensili, corrispondente a quello fissato nel 1996. Due percorsi retributivi profondamente diversi, maturati nell’ambito dello stesso comparto.

Non si tratta dell’effetto di una disposizione che abbia volutamente differenziato il trattamento economico delle due categorie. La diversa evoluzione deriva piuttosto dalla stratificazione della normativa, che ha previsto per la dirigenza un sistema di adeguamento automatico, lasciando invece il restante personale subordinato ai tempi e agli esiti delle procedure negoziali.

Con il trascorrere degli anni, questa differenza di impostazione ha prodotto una distanza economica sempre più marcata.

Una questione di politica retributiva

È a questo punto che una questione apparentemente tecnica assume una dimensione più ampia. Il tema non riguarda soltanto l’interpretazione delle norme, ma investe direttamente le scelte di politica retributiva relative al personale delle Forze armate.

Da tempo si parla di valorizzazione delle professionalità, di attrattività della carriera militare e di riconoscimento delle competenze. Obiettivi condivisi che difficilmente possono prescindere da una riflessione sulla struttura del trattamento economico accessorio.

La natura dell’indennità operativa

L’indennità operativa, infatti, non costituisce un compenso occasionale. È una componente stabile della retribuzione destinata a remunerare la particolare natura del servizio militare, caratterizzato da disponibilità permanente, impiego operativo e limitazioni che non trovano equivalenti nella generalità del pubblico impiego.

Per questo motivo, la permanenza di meccanismi di aggiornamento profondamente differenti all’interno dello stesso comparto rischia di determinare uno squilibrio che va oltre il semplice dato economico.

Equità, ragionevolezza e uniformità del sistema

La questione riguarda, in ultima analisi, la coerenza complessiva del sistema retributivo pubblico. Se personale appartenente allo stesso ordinamento continua a seguire regole di adeguamento economico radicalmente diverse per effetto della stratificazione normativa, è legittimo interrogarsi sulla perdurante rispondenza dell’attuale assetto ai principi di equità, ragionevolezza e uniformità che dovrebbero ispirare la disciplina del pubblico impiego.

Un tema destinato al confronto istituzionale

È un tema destinato ad assumere un peso crescente nel confronto istituzionale. La discussione non riguarderà soltanto le risorse disponibili, ma anche la scelta del legislatore se mantenere l’attuale modello o intervenire per ricondurre a maggiore equilibrio un sistema che, nel tempo, ha finito per produrre effetti sempre più differenziati.

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 Donato Angelini

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