Dl Patto Ue Migranti: il testo licenziato dal Parlamento e le modifiche nel dl Pa


di Marta Borghese

ROMA (Public Policy) – Nella seduta notturna di mercoledì, l’aula della Camera ha licenziato, con 165 voti favorevoli e 80 contrari, il dl Giustizia e Immigrazione (Patto Ue), su cui il Governo – come già al Senato – aveva apposto la questione di fiducia. Proprio l’apposizione della fiducia ha portato alla conversione del testo così come approvato dal Cdm, senza le modifiche che pure sembravano necessarie (un correttivo è infatti già entrato nel nuovo dl Pa) e che la stessa maggioranza – con oltre una trentina di emendamenti presentati in prima lettura al Senato – sembrava intenzionata ad apportare.

È d’altronde su questo testo che si sono misurate profonde distanze all’interno degli stessi partiti di maggioranza: FdI aveva infatti presentato (sia in commissione sia in aula al Senato) alcuni emendamenti per l’estensione dell’uso delle intercettazioni, che FI si è detta fino all’ultimo indisponibile a votare.

Alla fine, il testo convertito in legge interviene su due principali ambiti. In primis le “misure urgenti in materia di Giustizia”, poi sul recepimento delle disposizioni necessarie per l’attuazione del “Patto dell’Unione europea sulla migrazione e l’asilo del 14 maggio 2026”, in vigore dal 12 giugno, giorno della pubblicazione in Gazzetta ufficiale del testo.

LE MISURE IN MATERIA DI GIUSTIZIA

In materia di giustizia, il testo introduce diverse novità sia per quanto riguarda il mondo dell’avvocatura sia per quanto riguarda la responsabilità professionale dei notai, la proprietà industriale e il diritto d’autore. Entrano nel dl però anche alcuni rinvii, dalle competenze del giudice di pace al gip collegiale, fino al Tribunale per le persone, i minorenni e le famiglie.

Alla Giustizia sono dedicati i primi 9 articoli del testo (sui 18 complessivi).

L’articolo 1 riforma l’esame di Stato per l’accesso alla professione forense, materia che tuttavia – come segnala il Servizio studi – è oggetto anche di un ddl di delega al Governo per una riforma complessiva che è recentemente stato approvato in via definitiva, con l’ok di entrambe le Camere. I giuristi segnalano poi che, ad esempio, mentre il ddl delega contiene anche il diritto ecclesiastico, lo stesso non è presente negli argomenti d’esame previsti dal dl.

Si adegua, invece, l’ordinamento interno agli obblighi derivanti da atti dell’Unione Europea per la risoluzione di procedure di infrazione, con interventi anche sui tempi di pagamento delle spese di giustizia per le intercettazioni. E si interviene anche sul pagamento delle somme per la riparazione del danno subito per il superamento della ragionevole durata del processo, con nuovi termini e ragioni di decadenza (legge Pinto).

Tra le principali novità, tuttavia, entrano soprattutto le proroghe e i differimenti: il Gip collegiale – su cui l’Anm anche in audizione ha manifestato varie criticità alla luce delle piante organiche attuali (anzi, il presidente Giuseppe Tango ha detto che che è “a piante organiche invariate irrealizzabile” e che “provocherà danni enormi sotto il profilo del rallentamento delle misure cautelari”, con “inefficienze che il sistema giustizia non si può permettere”) – slitta al 28 febbraio 2027.

Ancora, viene prorogato al 31 dicembre 2027 il termine a decorrere dal quale le intercettazioni saranno effettuate mediante le infrastrutture digitali interdistrettuali centralizzate.

Infine, slitta ancora, di un ulteriore anno, l’operatività del Tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie.

Interventi poi anche sui termini massimi di permanenza dei magistrati giudicanti nello stesso ufficio giudiziario e sulla disciplina della magistratura onoraria, che potrà essere impiegata per il potenziamento della funzionalità degli uffici del Giudice di pace. Misure anche sugli Uffici per il processo, che potranno essere istituiti presso il Tribunale per i minorenni, e sulle mansioni degli addetti Upp e sul personale assunto nell’ambito del Pnrr (su cui restano profondi confronti anche sollecitati dai sindacati).

Dal punto di vista delle risorse, il dl, nella parte relativa alle disposizioni urgenti in materia di giustizia, autorizza la spesa di 6,5 milioni di euro per l’anno 2026, di 30 milioni di euro annui per ciascuno degli anni dal 2027 al 2034 e di 12,5 milioni di euro annui a decorrere dall’anno 2035 per la digitalizzazione dell’amministrazione.

Sui notai si introduce un limite temporale di 15 anni per l’esperibilità dell’azione circa la responsabilità professionale, decorrente dal giorno in cui è stata compiuta la prestazione (su questo aspetto il Servizio studi aveva suggerito una precisazione, onde evitare incongruenze interpretative rispetto ai termini già oggi previsti, ma non è al momento stata apportata alcuna modifica).

LE MISURE IN MATERIA DI IMMIGRAZIONE

Tutta la seconda parte del provvedimento riguarda il recepimento delle norme per l’attuazione del nuovo Patto Ue in materia di migrazione e asilo. Il patto, si ricorda, inserisce un pacchetto di norme “restrittive”, dai controlli più stringenti alle frontiere alle procedure accelerate per l’esame delle richieste di asilo, con la procedura di frontiera obbligatoria per le persone proveniente da Paesi con tasso di riconoscimento delle domande di protezione internazionale pari o inferiore al 20%.

Il dl licenziato dalla Camera recepisce le nuove direttive introducendo, ad esempio, il provvedimento di autorizzazione a risiedere in un luogo specifico, disposto dal prefetto nei confronti del richiedente protezione internazionale anche con eventuale obbligo di segnalazione della presenza – “nonché il relativo meccanismo di tutela giurisdizionale e la disciplina del rischio di fuga”. Si disciplina poi l’ipotesi di trattenimento del richiedente (e su questo è già intervenuto un nuovo dl) e si ampliano le strutture utilizzabili per il trattenimento, “includendo quelle nelle zone di frontiera”, si legge nel dossier del Servizio studi.

Si dispongono inoltre misure sul patrocinio a spese dello Stato e si introduce un collegamento tra il sistema automatizzato di identificazione delle impronte e delle immagini facciali (screening e identificazione previste dalle nuove norme) e il centro elaborazione dati del Viminale, dove si autorizza anche l’assunzione a tempo determinato di 240 funzionari e 77 assistenti.

Come preannunciato dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi in conferenza stampa, si normano nuove cause di decadenza della domanda di asilo (ad esempio la mancata risposta in tempi utili a convocazioni e comunicazioni o la mancata presentazione dell’interessato).

Dal punto di vista giuridico, la competenza sulla convalida dei trattenimenti dei richiedenti protezione internazionale viene ricondotta alle Sezioni specializzate dei tribunali in materia di immigrazione (era infatti stata spostata alla Corte d’Appello) e vengono istituiti Uffici per il processo stralcio per la definizione più celere dei provvedimenti.

IL DIBATTITO SUGLI EMENDAMENTI

Al Senato, in prima lettura, i gruppi hanno presentato oltre 570 emendamenti, di cui una quindicina anche dei relatori Erika Stefani (Lega, per la Giustizia) e Marco Lisei (FdI, per gli Affari costituzionali). Diversi interventi erano stati portati avanti anche dal comitato per la legislazione, perchè si riteneva che – al di là degli aspetti politici – il testo fosse almeno in parte da rivedere, tanto che – anche alla luce dell’impossibilità di conferire il mandato ai relatori – il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari (Lega) aveva detto “penso che andrà modificato in aula”.

Tra le proposte dei relatori, poi, erano entrate anche proposte quali la soppressione del cosiddetto “Baratto Finanziario 4.0”.

I gruppi avevano invece approfittato del provvedimento per portare avanti battaglie identitarie: FdI aveva chiesto ad esempio un corridoio privilegiato per i ricongiungimenti familiari delle persone straniere altamente qualificate (come ricercatori, dirigenti e docenti unviersitari), aspetto su cui, secondo fonti di stampa, si sarebbe acceso anche il faro del Quirinale. Al tempo stesso, la Lega chiedeva di stringere sugli altri ricongiungimenti, negando la possibilità a figli maggiorenni e genitori a carico, o in mancanza di determinati parametri contributivi, accompagnati da regolarità contributiva e fiscale. Tra le proposte anche il permesso di soggiorno a punti dai 14 anni e la riduzione del limite d’età per il prosieguo amministrativo dei minori non accompagnati da 21 a 19 anni (che è contenuto invece nel ddl Immigrazione).

È soprattutto alla luce delle distanze politiche sulle proposte emendative sulle intercettazioni, tuttavia, che la maggioranza non è riuscita a sanare diversamente, che si è arrivati prima all’approdo in aula al Senato senza mandato ai relatori, poi all’apposizione della questione di fiducia in entrambe le Camere, che ha così impedito l’esame e il voto degli emendamenti.

FdI, sul punto, aveva ipotizzato di convogliare la modifica proposta (che era frutto di un lavoro della commissione Antimafia e del confronto con la Dna) in un nuovo provvedimento. Forza Italia, anche da quanto emerso dalle dichiarazioni di voto in aula, ha ribadito la chiusura.

La stretta sulle cosiddette “intercettazioni a strascico” era infatti stata varata dall’attuale maggioranza nel 2023.

“Il ministro Nordio aveva salutato con estremo favore la nuova norma”, ha affermato in aula il senatore di FI Pierantonio Zanettin. “Oggi, passati tre anni, probabilmente si colgono gli strascichi negativi dell’esito del referendum. Qualcuno sembra aver cambiato opinione e ora si ipotizza una controriforma”, che, ha detto, FI non avrebbe accettato e non accetterà, “né ora né mai”.

ORDINI DEL GIORNO

Anche alla Camera, in seconda lettura, dove l’esame del testo si è concluso in poche ore a ridosso della pausa estiva, i gruppi hanno presentato oltre 500 proposte emendative. La commissione ne ha esaminato circa il 20% prima di conferire il mandato alla relatrice Sara Kelany (FdI) a riferire in aula. A Montecitorio, i gruppi hanno dunque presentato diversi ordini del giorno (di cui alcuni accolti, accolti come raccomandazione e riformulati). In particolare, il provvedimento, trattando di tematiche relative all’immigrazione, è stato la sede in cui Futuro nazionale (presente solo alla Camera) ha provato a portare avanti diverse proposte: dallo stop alla costruzione di nuove moschee al divieto di indossare burqa o veli integrali. Tutte gli ordini del giorno sono stati ritenuti inammissibili dalla presidenza, perché ritenuti estranei alle norme contenute nel testo.

LE NUOVE MISURE SUL TRATTENIMENTO NEL DL PA

Nel Cdm di martedì, mentre il dl si trovava in conversione alla Camera, il Governo ha approvato un nuovo dl Pa che contiene – almeno nella bozza visionata da Public Policy – anche modifiche al dl Giustizia e Immigrazione (o Patto Ue). In particolare, infatti, stando alla bozza ha trovato spazio nel nuovo dl la misura sul “Trattenimento dopo la procedura di frontiera”, che i relatori del dl Giustizia e Patto Ue Marco Lisei (FdI) ed Erika Stefani (Lega) avevano già depositato in Senato.

La misura prevede che, in presenza di determinati rischi di fuga o di ostacolo della preparazione del rimpatrio e della procedura di allontanamento, il questore possa disporre un ulteriore trattenimento del migrante di 12 settimane, cioè circa 3 mesi. Qualora sia disposto il trattenimento consecutivo a quello adottato nell’ambito del Trattenimento durante lo svolgimento della procedura di asilo di frontiera, “tale periodo è incluso nel calcolo del periodo massimo che non può superare, comunque, i diciotto mesi”.

“L’INCROCIO” CON ALTRI TESTI

Il testo, si ricorda, ha in parte assorbito un precedente provvedimento, il ddl Immigrazione, che era stato licenziato dal Cdm nel febbraio scorso e che, oltre alle misure sul trattenimento, prevedeva anche il cosiddetto “blocco navale”, le nuove disposizioni sui Cpr e la riduzione del prosieguo amministrativo da 21 a 19 anni.

Il ddl era già stato incardinato in commissione Affari costituzionali al Senato, dove rimane tuttora, con relatore il presidente Andrea De Priamo, senatore di FdI. Le norme non assorbite dovrebbero proseguire il loro iter, ma, di fatto, la conversione del decreto ha bloccato per ora i lavori sul precedente ddl.

“Il ddl Immigrazione rimarrà in Parlamento” aveva spiegato in conferenza stampa il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi. “Anticipiamo in questo dl solo alcune disposizioni di carattere quasi più organizzativo per fare in modo di essere pronti. Tutta la disciplina dei Cpr, il cosiddetto blocco navale, le nuove ipotesi di espulsione, il prosieguo amministrativo e la competenza dei prefetti, la restrizione alle ipotesi di ricongiungimento familiare restano nel ddl, che farà il suo percorso in qualche mese”.

Intanto, oltre alla modifica subentrata con il dl Pa, per la parte relativa alla Giustizia resta la “Delega al Governo per la riforma dell’ordinamento forense”, convertita in legge e pubblicata in Gazzetta ufficiale lo scorso 28 luglio. (Public Policy)

@BorgheseMarta


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