“Nelle piazze anti-Israele, risuona la propaganda di quando ero ragazzina, ai tempi dell’Urss”. Scrittrice e traduttrice, Elena Kostioukovitch vive a Milano dal 1987 ed è conosciuta per aver firmato la traduzione romanzi dei di Umberto Eco, e curato le edizioni accademiche in lingua russa dell’Orlando furioso e dei Promessi sposi. Ma è nata e cresciuta a Kyiv, capitale allora della Repubblica socialista sovietica ucraina, in una famiglia che ha patito direttamente la ferocia dei due totalitarismi: prima le fucilazioni nel massacro nazista di Babi Yar , poi le persecuzioni antiebraiche, anzi “antisioniste”, del regime staliniano. Nel 2025 ha scritto ” Kyiv. Una fortezza sopra l’abisso ” dove la storia di una capitale europea si mescola ai ricordi di famiglia, e pochi mesi fa “Tradurre Umberto Eco mentre scoppiano le rivoluzioni” (entrambi per la Nave di Teseo). Domani Elena Kostioukovitch parteciperà a Milano a un incontro della Brigata ebraica sulle “Radici sovietiche dell’attuale propaganda antisionista”. E oggi ne parliamo con il Giornale.
Elena, lei che ricordi ha?
“Io sono nata in una casa tra due sinagoghe, poi sono diventate una un raffinato teatro dei pupi, l’altra un cinema di terza categoria. Quella via prima della mia nascita era intitolata a un famoso ‘sionista’, indicato come racconto. In seguito, il riferimento fu cancellato. Poi tornò, poi fu di nuovo proibito. La parola sionismo, che aveva una storia bella e importante legata, era diventata un’accusa”.
Era iniziatala la persecuzione sovietica degli ebrei, col pretesto del sionismo.
“A Kyiv non c’era odio, è maturato sotto il giogo sovietico. L’impero russo aveva perseguitato gli ebrei in quanto rivoluzionari e cosmopoliti. Non dimentichiamo che il Congresso sionista è coevo alla pubblicazione del Protocollo dei savi di Sion. Dopo la Seconda guerra mondiale, l’antisionismo venne usato come strumento di un gioco ancora più sporco. Mia nonna, ebrea, diceva: ‘Hanno imparato da Hitler'”.
Intendeva i vertici del regime sovietico di Mosca.
“Sì, e dei Paesi in cui si abbatté questa ondata di antiebraismo travestito da antisionismo. Io sono entrato all’università mascherando la mia identità in pratica, perché si avvertiva questo odio indotto e diffuso. Poi era subentrata una novità importante”.
Quale?
“Lo Stato di Israele. Era nato con l’impronta di un Paese socialista, e col grande aiuto di Stalin, quando era visto come possibile testa di ponte dell’ideologia sovietica in Medioriente – cosa che poi sono diventati Egitto e Paesi arabi. Quando gli israeliani sono entrati nell’orbita occidentale, il cambiamento è stato fulmineo. Fu il colpo di grazia. E gli ebrei lo hanno vissuto proprio così: ‘Stalin? È come Hitler’. Prima il regime ha ammazzato i membri del comitato antifascista ebraico, che pure aveva raccolto soldi per Stalin negli Usa.
Cosa accadde?
“Mio nonno era il direttore artistico del teatro ebraico, ha rischiato anche lui di essere ucciso, ha perso il lavoro, si è reinventato pittore ma ha iniziato disegnando francobolli – io li ho trovati dopo. Tirava avanti così. Morto Stalin, fu costretto comunque a usare un altro nome, non certo Rabinovich. Le difficoltà erano enormi. Il sionismo era ovunque, sulle prime pagine di giornali e riviste. Anche negli anni di Kruscev”
Un’ossessione collettiva indotta.
“Qualsiasi cosa erano accedesse in Occidente le ‘trame sioniste’. Anche la propaganda anti-americana dell’Urss utilizzava l’iconografia del cattiva capitalista col nasone, i boccoli e le unghie aguzze. Questi sionisti erano ovunque, tremendi. E tra loro, io. ‘Ma non sono cattiva come dicono’,”.
Eravate additati.
“Avevamo un certificato con su scritto: ‘Etnicamente ebreo’. Era il punto 5. Non lo facevamo vedere a nessuno ma – per esempio – quando si trattò del concorso all’Università, io lasciai in bianco quel punto 5. Obiettarono: ‘è incompleto'”.
Come una stella gialla?
“Quella era visibile, qui c’era un’enorme ipocrisia. Non si parlava di ebrei. Anche per le vittime della Seconda guerra mondiale, un grande monumento fu costruito a Kiev: c’era un soldato, una contadina e poi un altro che non si capiva bene chi fosse”.
Cioè le vittime dello sterminio nazista, i morti, li si poteva ricordare ma non come ebrei.
“Esatto. E sappiamo che la parola sionismo, così piegata e privata di ogni nesso col suo significato primordiale, dà la possibilità a ogni mascalzone antisemita di poter dire che non è antisemita”.
Eccita un riflesso antisemita ma legittimato.
“Dà la possibilità di stare con la coscienza a posto. Io ricordo i comitati di antisionismo. A capo c’erano spesso anche ebrei”.
Vecchia storia, ancora attuale. E così è stato fino all’ultimo?
“Sì, era insopportabile. Poi sono andata via. L’esistenza di Israele, e il fatto che aveva iniziato a lottare per la sua sopravvivenza (il 67 e poi il Kippur) fu motivo di odio ulteriore. Con questa ipocrisia appunto: ‘Bene gli ebrei ma il sionismo no’. Io non sono osservante, la mia è un’identità morale, sono figlia e nipote di persone torturate e perseguitate. Ci furono persone che scavavano tunnel per scappare, o nuotavano per ore verso la Finlandia. Poi dopo gli accordi di Helsinki si aprì una porticina E con essa l’idea di poter uscire dalla gabbia sovietica, di avere un posto sulla terra”.
Ma questo “veleno propagandistico” circola ancora.
“Il concetto di colonizzazione applicato al sionismo, io lo rifiuto completamente. Negli anni Venti, il periodo d’oro, sionismo era il sogno di costruire uno stato con l’idea romantica di arrivare al socialismo in terra. Oggi chi demonizza il sionismo l’ha imparato dall’Urss, dove essere bollato come sionista era una condanna: puoi metterti in prigione, anche se tu neanche sapevi dell’esistenza di Sion, o di Herzl”.
Gli slogan di oggi suonano come lessico familiare per lei.
“Sono arrivata in Italia sperando di trovare armonia con ciò che mi circonda. Ho studiato con grande amore la storia dell’arte italiana, la mia formazione era di italianista.
Oggi sento persone che ripetono slogan della mia infanzia. Molti amici raffinati di sinistra che hanno militato per i diritti civili, mi dicono: ‘Devi capire!’. E io li sento con lo stesso sentimento di stupore, con la stessa tristezza, di quando ero ragazzina”.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
redazione@ilgiornale-web.it (Alberto Giannoni)
Source link




