La Casa Bianca toglie il sostegno a Machado: la leader fermata mentre cerca di tornare in Venezuela


WASHINGTON.  La leader dell’opposizione María Corina Machado è stata sul punto di fare il suo tanto promesso ritorno, questa settimana, in Venezuela. Per poi essere bloccata dalla Casa Bianca. 

Machado ha tentato di viaggiare dagli Stati Uniti alla piccola isola olandese di Curaçao, al largo della costa venezuelana, con l’intenzione di entrare nel suo Paese per fornire assistenza sul campo durante l’emergenza terremoto. Stessa storia con un altro piano, passando per il Panama. A Washington alti funzionari dell’amministrazione Trump avevano appoggiato il viaggio, ma una decisione della cerchia ristretta del presidente ha, di colpo, annullato tutto. 

Il piano è stato annullato a causa del rischio di arresto da parte del regime venezuelano, dopo che l’amministrazione americana ha informato Machado che avrebbe viaggiato in modo indipendente, senza il supporto o la protezione ufficiale degli Stati Uniti.  

Machado, inoltre, non possiede un passaporto venezuelano valido e il suo rientro avrebbe richiesto l’autorizzazione delle autorità di Caracas. Entrare senza tale permesso avrebbe potuto esporla a una detenzione o a scontri con i servizi di sicurezza del governo.


Nei mesi scorsi, l’amministrazione Trump ha respinto più volte le sue richieste e ha comunicato alla leader dell’opposizione che è ormai diventata un elemento di distrazione, trasformando mesi di tensioni latenti in una rottura aperta con la figura politica più popolare del Venezuela.

Alcuni funzionari affermano ora che non è chiaro se Machado riuscirà a ricucire i rapporti con l’amministrazione Trump.

La Casa Bianca l’aveva esortata a mantenere la pazienza e – quando la leader dell’opposizione ha ignorato tale consiglio, forzando il suo rientro – le ha comunicato nei giorni scorsi che ormai agirà per conto proprio.

In tutto ciò, il viaggio bloccato rivela una profonda divisione all’interno della Casa Bianca sul futuro del Venezuela e sul ruolo che Machado dovrebbe svolgere dopo la cattura di Nicolás Maduro e la nomina della presidente ad interim Delcy Rodríguez come mediatrice provvisoria.

Pubblicamente, Washington ancora parla di elezioni presidenziali già nel 2027, ma dietro le quinte, in realtà, nulla si muove.


Anzi, gli Stati Uniti si stanno proprio coordinando con Rodríguez per gestire l’emergenza, con la crisi umanitaria in Venezuela che ha delineato un quadro politico molto chiaro: gli Stati Uniti preferiscono mantenere la relazione con la struttura chavista che controlla il territorio.

Secondo Bloomberg, diversi funzionari statunitensi hanno avvertito Machado e il suo team che un rientro immediato avrebbe potuto provocare uno scontro con le autorità venezuelane e compromettere le operazioni di soccorso. 

Inoltre, avrebbe complicato notevolmente l’alleanza – in fase di rafforzamento – tra l’amministrazione Trump e la Rodríguez.

Per tale ragione, la Casa Bianca ha chiarito che non l’avrebbe sostenuta qualora avesse deciso di proseguire.

Ciononostante, come rivela il giornalista spagnolo David Alandete, la posizione non è stata unanime all’interno della West Wing presidenziale. 


Il veto al ritorno di Machado è arrivato dopo diverse valutazioni tra i funzionari di Trump, ma alcuni tra loro ritenevano ragionevole, se non necessario, che Machado si trovasse in Venezuela dopo la catastrofe.

Di fatto, non si trattava di orchestrare un’operazione politica o di provocare uno scontro con Delcy Rodríguez. 

La logica era che Machado, in quanto figura con il maggior sostegno tra gli elettori e una delle voci con la maggiore capacità di mobilitazione sociale, potesse essere al fianco delle vittime e attivare le reti di soccorso in un momento di totale disorientamento.

Per coloro a favore del ritorno di Machado, un’emergenza di tale portata non poteva essere gestita unicamente attraverso i canali ufficiali del regime di Delcy Rodríguez, sopraffatto dalla crisi. 

Altra ragione: i funzionari ritenevano che impedire a Machado di tornare nel suo Paese in un momento in cui centinaia di migliaia di venezuelani hanno bisogno di assistenza avrebbe potuto rafforzare l’idea che Washington stia proteggendo un modello politico privo di legittimità popolare.


Allo stesso tempo, l’arrivo di Machado avrebbe potuto sconvolgere l’equilibrio raggiunto con il governo venezuelano: non solo per il suo peso politico, ma anche per l’inevitabile contrasto tra una leader che ritorna in una zona disastrata e un’amministrazione che si trova ad affrontare crescenti disordini sociali a causa della sua gestione dell’emergenza.

Il vero problema è che, oggi come oggi, la decisione sul ritorno di Machado non può più essere separata dalla discussione sul futuro di Delcy Rodríguez. 

Una fazione all’interno dell’amministrazione Trump la considera ancora un’interlocutrice utile per evitare un vuoto di potere, facilitare la cooperazione in materia di sicurezza e mantenere aperto il flusso degli aiuti internazionali. 

L’amministrazione repubblicana privilegia ancora la stabilità nel Paese.

Ad esempio, alcuni funzionari hanno sostenuto che avrebbero dovuto raggiungere prima un accordo con Rodríguez per far rientrare la leader dell’opposizione e fare in modo che si riduca il rischio di uno scontro.


Nel frattempo – nonostante il Nobel per la Pace regalato da Machado a Trump – la 58enne non è riuscita a convincere Trump di disporre del peso politico necessario per governare il Venezuela, un Paese che egli ha ripetutamente descritto come il più grande successo di politica estera del suo secondo mandato.

La rottura tra la Casa Bianca e Machado rappresenta uno degli esempi più evidenti di come Trump stia stravolgendo le posizioni internazionali degli Stati Uniti – un tempo incrollabili – rafforzando ex avversari, abbandonando alleati e privilegiando gli accordi commerciali.

Ma la questione resta aperta. L’emergenza del terremoto non ha diminuito la pressione per il ritorno della leader, anzi l’ha aumentata, con una crescente insoddisfazione nel Congresso e tra i quadri intermedi e superiori dell’attuale amministrazione. 

Per Machado, il suo ritorno rimane, per ora, una promessa. Per Washington, è diventata una prova di quanto possa sostenere Delcy Rodríguez senza apparire come il principale ostacolo al ritorno in patria della leader dell’opposizione, come lei è assolutamente determinata a fare.



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 IACOPO LUZI

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