Per ottant’anni sono rimaste nascoste sotto le acque del Danubio. Ora, mentre il grande fiume europeo si ritira per la siccità e il caldo record, le navi della flotta nazista tornano a mostrarsi in superficie. Nei pressi di Prahovo, in Serbia, a pochi chilometri dal confine con la Romania, decine di relitti della Seconda guerra mondiale sono riemersi dal letto del fiume, lasciando scoperti scafi arrugginiti, parti delle imbarcazioni e, in alcuni casi, anche il carico che portavano con sé.
È un paesaggio quasi irreale quello che si presenta oggi lungo questo tratto del Danubio: dove normalmente scorre l’acqua, compaiono grandi banchi di sabbia e, tra questi, le sagome delle imbarcazioni affondate alla fine della guerra. Ma dietro quelle immagini spettacolari c’è anche un pericolo concreto. Alcuni dei relitti potrebbero contenere ancora munizioni ed esplosivi.
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Le navi affondate durante la ritirata tedesca
Le imbarcazioni appartenevano alla flotta tedesca del Mar Nero. Nel settembre del 1944, mentre l’Armata Rossa avanzava verso i Balcani, l’esercito tedesco decise di affondarle deliberatamente nel Danubio per rallentare l’avanzata sovietica. Secondo le ricostruzioni storiche, nella zona furono affondate fino a 200 navi. Non erano tutte grandi unità da guerra: c’erano imbarcazioni da trasporto, chiatte, rimorchiatori e altre unità utilizzate dalla macchina militare tedesca. Molte di quelle navi sono rimaste sul fondo del Danubio da allora. Ma non sono mai scomparse davvero. Quando il livello del fiume scende in maniera eccezionale, i relitti tornano a essere visibili, prima come ombre sotto la superficie e poi, quando l’acqua arretra ancora, come veri e propri resti adagiati sul fondale. Era già successo durante altre grandi siccità, compresa quella del 2022. Ma quest’estate il fenomeno si ripete con particolare evidenza, mentre gran parte dell’Europa centrale e orientale affronta temperature eccezionali e una prolungata carenza di precipitazioni.
Un museo della guerra che riemerge dal fiume
Il tratto del Danubio vicino a Prahovo è diventato così una sorta di museo a cielo aperto della Seconda guerra mondiale. Solo che le sue sale non sono fatte di pareti e vetrine: sono le rive e il letto del fiume. Le immagini scattate in questi giorni mostrano gli scafi spezzati delle navi, alcuni completamente esposti, altri ancora parzialmente immersi. Le strutture metalliche, consumate da decenni trascorsi sott’acqua, contrastano con la sabbia chiara lasciata scoperta dal ritiro del fiume. Il governo serbo ha già cercato in passato di rimuovere alcuni dei relitti. Un’operazione complessa e costosa, resa ancora più delicata dalla possibilità che all’interno delle imbarcazioni siano ancora presenti munizioni. Per questo il ritorno in superficie delle navi non è soltanto una curiosità per archeologi e appassionati di storia. È anche un problema di sicurezza.
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Non solo navi: il Danubio restituisce le tracce della guerra
L’abbassamento del livello del Danubio sta portando alla luce reperti della Seconda guerra mondiale in diversi Paesi attraversati dal fiume. A Budapest, in Ungheria, è stata recuperata una motocicletta militare tedesca risalente al conflitto. Il mezzo è stato portato alla luce dal ritiro delle acque e ora è esposto al museo del Ministero della Difesa ungherese. Sempre in Ungheria sono comparsi altri relitti. Nei pressi di Ásványráró, nel nord-ovest del Paese, è riemersa una chiatta in cemento risalente alla guerra; vicino a Komárom è tornato visibile il relitto di un vecchio rimorchiatore a vapore. Altri resti di imbarcazioni sono stati individuati nella zona di Mohács. Ma il fiume sta restituendo anche oggetti molto più pericolosi.
Le bombe che nessuno aveva mai recuperato
In Slovacchia la polizia ha recuperato una bomba britannica inesplosa del peso di circa 700 chilogrammi. L’ordigno, risalente alla Seconda guerra mondiale, è stato trasportato con particolari precauzioni e poi fatto brillare in sicurezza. Durante il conflitto la Royal Air Force britannica aveva infatti disseminato mine nel Danubio per ostacolare le truppe tedesche e impedire la navigazione alle forze nemiche. A distanza di oltre ottant’anni, alcuni di quegli ordigni possono ancora trovarsi nel letto del fiume. Anche in Ungheria il ritiro dell’acqua ha permesso di individuare numerosi residuati bellici. Nella zona di Százhalombatta, a sud di Budapest, ne sono stati trovati 27 nell’arco di un mese. Il Danubio, insomma, sta diventando per qualche settimana un enorme archivio della guerra. Ma è un archivio che deve essere esplorato con estrema cautela.
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Un fiume sempre più difficile da navigare
Dietro lo spettacolo dei relitti, però, c’è una questione molto più attuale. Il Danubio attraversa dieci Paesi ed è una delle principali arterie fluviali d’Europa. Il suo livello eccezionalmente basso sta creando problemi alla navigazione, costringendo le imbarcazioni a ridurre il carico e rendendo alcuni tratti particolarmente difficili da percorrere. Anche la rotta delle grandi crociere fluviali, una delle esperienze turistiche più popolari dell’Europa centrale, deve fare i conti con fondali sempre più bassi, passaggi difficili e tratti in cui le navi sono costrette a ridurre il carico o a modificare gli itinerari. Per i passeggeri significa, in alcuni casi, navigazioni più lente, trasferimenti via terra e programmi che devono essere adattati alle condizioni del fiume. Eppure, proprio lo stesso fenomeno sta creando un richiamo inatteso.
Le immagini dei relitti riaffiorati vicino a Prahovo hanno attirato l’attenzione di appassionati di storia, fotografi e curiosi, trasformando un’emergenza legata alla siccità in una sorta di insolita attrazione temporanea. Lo stesso vale per gli altri reperti comparsi lungo il corso del Danubio: dalla motocicletta militare riemersa a Budapest al ponte romano tornato visibile in Bulgaria, fino alle ossa di mammut lasciate scoperte dal ritiro delle acque. È il paradosso di questa estate: un Danubio più difficile da navigare può diventare, proprio per questo, più interessante da osservare. Ma queste nuove attrazioni non sono destinate necessariamente a durare. Potrebbero infatti “scomparire” non appena il livello del fiume tornerà a salire.
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di Noemi Penna
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