La space economy sta uscendo dalla dimensione di nicchia industriale e si sta affermando come un ecosistema economico che tocca telecomunicazioni, logistica, sicurezza, agricoltura, ingegneria e servizi digitali avanzati. Le stime più recenti indicano un mercato globale da 626,4 miliardi di dollari nel 2025, con una proiezione che può superare i 1.000 miliardi entro il 2034, trainata soprattutto da satelliti, connettività e servizi abilitati dallo spazio.
Partitaiva.it ha intervistato OHB Italia, secondo system integrator satellitare italiano, per toccare con mano quel valore che non sta solo nello spazio, ma in tutto ciò che lo spazio rende possibile sulla Terra, anche ai freelance.
Perché la space economy interessa PMI, startup e liberi professionisti
Secondo l’EU Space Market Report 2026, a trainare la crescita della space economy europea sono sempre più le applicazioni downstream, cioè l’utilizzo dei dati satellitari in ambiti non spaziali, dove i dati satellitari vengono integrati in processi produttivi già esistenti, dall’industria ai servizi pubblici.
La crescita del settore si regge su tre componenti principali: satelliti per l’osservazione della Terra, infrastrutture di connettività e sistemi di navigazione. È in particolare la combinazione tra queste tecnologie a generare nuovi mercati, perché consente di trasformare il dato grezzo in informazione operativa.
La produzione hardware resta centrale, ma il baricentro economico si sta spostando verso le attività di elaborazione, integrazione e commercializzazione delle informazioni.
Dalla space economy ai servizi terrestri: come lo spazio sta cambiando telecomunicazioni, logistica e agricoltura
La diffusione più ampia riguarda logistica, agricoltura, energia e assicurazioni. A confermarlo è nuovamente il report EU Space Market 2026, secondo cui l’osservazione della Terra si utilizza anche per il monitoraggio delle colture, la gestione delle risorse idriche e la previsione delle rese agricole, mentre nei trasporti i sistemi di geolocalizzazione satellitare sono ormai parte integrante della gestione delle flotte e della supply chain.
Il comparto assicurativo e il risk management, invece, utilizzano i dati spaziali per stimare esposizioni legate a eventi climatici estremi e per migliorare la valutazione dei danni su scala territoriale.
Il risultato è una filiera meno verticale rispetto al passato, in cui il ruolo delle PMI si concentra sempre più su attività specialistiche: sviluppo software, analisi geospaziale, sistemi di monitoraggio, supporto tecnico e consulenza normativa.
Le competenze più richieste nella filiera spaziale: systems engineering, software, cybersecurity e AI
Secondo l’Osservatorio Space Economy, la crescita del settore sta coinvolgendo sempre più imprese legate a software, data analytics, cybersecurity e servizi tecnologici avanzati. Questo allarga l’accesso alla filiera anche a imprese non specializzate in aerospazio, purché dotate di competenze tecniche verticali. Ne consegue una ridefinizione delle competenze richieste: il valore non risiede solo nella produzione di sistemi spaziali, ma nella capacità di integrarli nei processi economici esistenti.
Secondo la Bologna Business School, le competenze più richieste nella space economy riguardano Systems Engineering, AOCS/GNC, sviluppo software di bordo, cybersecurity, intelligenza artificiale e attività di test e validazione. La domanda si concentra su profili in grado di operare su sistemi complessi e altamente regolati, dove la tolleranza all’errore è minima e la standardizzazione tecnica è elevata.
Accanto ai profili ingegneristici, cresce anche la richiesta di competenze trasversali legate a data analysis, diritto, procurement e gestione dei programmi.
Quanto si guadagna nella space economy e quali profili hanno più valore
La stessa analisi di settore prevede che la space economy potrebbe generare circa 20.000 nuove assunzioni entro il 2028, con una domanda distribuita tra ingegneria, software, cybersecurity e gestione tecnica dei programmi.
Le figure professionali più richieste nella space economy si concentrano su tre macro-aree principali: ingegneria e sviluppo tecnico, digitale e data science e gestione dei programmi complessi. In questo contesto trovano spazio ruoli come ingegneri di sistema, ingegneri aerospaziali e specialisti dei materiali, ma anche software engineer e project manager aerospaziali. Accanto a queste professioni emergono anche data scientist e analisti di dati satellitari, insieme a ingegneri della qualità e tecnici addetti al testing, alla validazione e al collaudo dei sistemi spaziali.
Il settore include inoltre profili altamente specialistici come l’esperto in diritto dello spazio (space law), per la regolazione delle attività orbitali e commerciali, insieme a figure emergenti come il medico spaziale e lo psicologo spaziale, per la gestione della salute fisica e mentale degli astronauti nelle missioni di lunga durata.
Le retribuzioni nella space economy
Le fasce retributive sono piuttosto variabili. Si parte in molti casi da circa 28-35 mila euro annui per i profili junior, mentre le figure più esperte o con responsabilità di progetto possono superare agevolmente i 70-80 mila euro.
La crescita salariale è strettamente legata al livello di specializzazione e all’esperienza maturata in progetti complessi, soprattutto nei settori ingegneristici e digitali più avanzati. Anche i ruoli legati alla gestione tecnica e al coordinamento dei programmi tendono a collocarsi nelle fasce medio-alte, soprattutto in contesti multinazionali o nelle grandi aziende aerospaziali.

OHB Italia: “La space economy ha bisogno anche di liberi professionisti”
Per capire come si traduce tutto questo nella pratica industriale, il punto di vista degli operatori è decisivo. OHB Italia, secondo system integrator satellitare italiano e prime contractor per programmi dell’Agenzia spaziale europea (ESA) e dell’Agenzia spaziale italiana (ASI), descrive un settore in forte espansione ma sempre più selettivo sul piano delle competenze.
“L’attuale crescita del settore spaziale europeo sta determinando una forte domanda di competenze altamente specializzate – riferiscono i portavoce dell’azienda -. Le professionalità più difficili da reperire riguardano in particolare il Systems Engineering, l’AOCS/GNC (Guidance, Navigation and Control), lo sviluppo software di bordo, la cybersecurity applicata ai sistemi spaziali, l’intelligenza artificiale, il product assurance e le attività avanzate di Assembly, Integration & Test (AIT)”.
E specificano che, “in realtà, aziende come OHB Italia tendono a mantenere internamente le competenze strategiche necessarie alla progettazione e gestione delle missioni. Tuttavia, consulenti ed esperti esterni possono fornire un contributo significativo in attività altamente specialistiche”.
Le opportunità per i freelance
Sul fronte delle opportunità per professionisti, l’azienda individua tre ambiti chiave. “Un professionista freelance può generare valore immediato soprattutto in 3 ambiti: competenze ingegneristiche altamente specialistiche, a supporto di attività tecniche di nicchia richieste dai programmi spaziali; supporto allo sviluppo business e alla preparazione di offerte e proposte, in particolare per bandi ESA, ASI e programmi europei; qualità, product assurance e conformità normativa, accompagnando le aziende nell’adozione degli standard richiesti dal settore”, continuano i portavoce OHB Italia.
Le barriere all’ingresso nella space economy: standard, heritage e procurement
La crescita occupazionale, tuttavia, non coincide con una maggiore accessibilità. Come confermano i rappresentanti di OHB Italia: “Le barriere all’ingresso restano elevate. Le principali sono: il rispetto di standard qualitativi e processi particolarmente rigorosi, spesso basati sulla normativa ECSS; i requisiti di qualifica e affidabilità richiesti dai clienti istituzionali e dai prime contractor; i tempi lunghi dei processi di procurement e dei cicli di vendita; la necessità di dimostrare esperienza pregressa e heritage tecnologico”.
La competitività però non dipende dalla dimensione aziendale, ma dalla capacità di presidiare nicchie tecniche precise e dalla distanza dagli standard del comparto.
ECSS, qualifica e affidabilità
Le regole della filiera sono stringenti e spesso basate su standard ECSS. Questo significa processi formalizzati, tracciabilità, documentazione e controllo qualitativo continuo, procedure che privilegiano fornitori con esperienza già consolidata. L’heritage tecnologico rappresenta appunto un fattore determinante, in quanto incide direttamente sulle possibilità di ingresso, con particolare riferimento alla continuità su programmi precedenti e la dimostrabilità delle competenze.
Tempi di procurement
I processi d’acquisto sono lunghi e selettivi, perché il committente cerca fornitori già affidabili e capaci di lavorare senza errori. La reputazione pesa quasi quanto la competenza, che deve risultare immediatamente spendibile. Come emerge chiaramente dalla ricerca dell’Osservatorio Space Economy, il posizionamento più efficace per PMI e professionisti non è presidiare l’intero settore, ma occupare uno snodo preciso della catena del valore. Le opportunità più concrete sono nei servizi abilitanti – oltre monitoraggio e sicurezza – come consulenza sui bandi, attività di qualità e conformità, validazione tecnica, assistenza alla ricerca e sviluppo.
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Natalia Piemontese
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