La mattina di settembre, per molte famiglie, non comincia con l’odore dei quaderni nuovi ma con un conto alla rovescia che dura tutta l’estate. In Piemonte il prossimo anno scolastico inizierà il 14 settembre e tra quella data e l’ultimo giorno di scuola si apre un vuoto di tredici settimane che, per genitori e imprese, spesso diventa una corsa a ostacoli. È in questo spazio che s’inserisce la proposta di Confartigianato Imprese Cuneo: aprire le scuole primarie già a fine agosto con attività educative, sportive, culturali e laboratoriali.
L’idea non punta a cambiare il calendario scolastico che un tempo iniziava addirittura il 1° ottobre, ma a renderlo più elastico nei fatti. La scuola, in questa visione,
resta scuola, ma per alcune settimane può diventare anche un luogo in cui i bambini trovano socialità, movimento e occasioni di crescita mentre i genitori cercano di rimettere in fila lavoro, ferie e turni. «Non stiamo parlando di custodia, ma di un presidio educativo e sociale», dice Daniela Balestra, presidente di Confartigianato Imprese Cuneo. «Se aiutiamo le famiglie a conciliare i tempi di vita con quelli del lavoro, generiamo valore per tutti: per i bambini, per i genitori e per il territorio».
Il punto di partenza è molto concreto. In estate, spiegano da Confartigianato, la gestione dei figli diventa più complicata proprio quando per molte imprese il lavoro non rallenta affatto. Artigiani, commercianti e lavoratori autonomi, soprattutto, vivono il paradosso di una stagione in cui il bisogno di presenza in azienda cresce mentre i servizi per l’infanzia non sempre riescono a coprire l’intero periodo. «Le famiglie non chiedono miracoli — osserva Balestra — chiedono solo una risposta più coerente con la realtà di oggi».
I COSTI DELL’ESTATE
A pesare sono anche i costi. Secondo i dati elaborati da Adoc ed Eures, un centro estivo privato costa in media 140,50 euro a settimana per il tempo pieno, 95,80 euro per la mezza giornata. Su otto settimane la spesa media arriva a 1.124 euro per un figlio e può superare i 2.200 euro per due bambini. I centri convenzionati con i Comuni restano più accessibili, con una tariffa media intorno ai 50 euro a settimana, ma non sempre sono disponibili ovunque e per tutti. «Il problema non è solo economico — sottolinea un altro passaggio del ragionamento di Confartigianato — è anche organizzativo, perché i servizi spesso non coincidono con gli orari e i tempi delle famiglie».
La proposta cuneese guarda allora a una rete più larga. L’idea è usare gli edifici scolastici nelle settimane precedenti l’avvio ufficiale delle lezioni e farli vivere con attività sportive, culturali e laboratoriali, coinvolgendo Comuni, istituti comprensivi, associazioni, cooperative sociali e realtà del terzo settore.
Una formula che potrebbe offrire continuità educativa, ma anche dare respiro a chi lavora e fatica a trovare soluzioni compatibili con i ritmi dell’estate. «Non vogliamo togliere nulla alla scuola — chiarisce Balestra — vogliamo valorizzarne gli spazi e le relazioni».
LA VOCE DELLE FAMIGLIE
Il dibattito, però, non è privo di sfumature. Silvio Ribero, rappresentante del Forum Famiglie, invita a leggere la questione come un problema antico che oggi si manifesta con più forza. «Una volta l’estate aveva tempi diversi, oggi le famiglie vivono una frammentazione che rende tutto più difficile», osserva. «Avere la possibilità di sistemare i figli e continuare a lavorare è un bene, ma bisogna pensare a soluzioni diffuse, accessibili, non solo a chi può permettersele». Per Ribero, il nodo non è soltanto arrivare al 31 agosto o al 14 settembre, ma capire come distribuire meglio i servizi lungo tutto l’arco estivo.
L’ESEMPIO DELL’EMILIA ROMAGNA
Sul fronte opposto, o meglio su un piano di prudenza, arriva anche il richiamo dell’Emilia-Romagna, dove l’assessora alla Cultura Isabella Conti spiega la sperimentazione già dal 31 agosto 2026 in 42 Comuni. «La scelta – dice – non tocca direttamente il calendario scolastico e si affida a formule facoltative, con un forte ruolo degli enti locali e con attività diverse a seconda dei territori». Un modello che conferma come il tema non sia semplice: ogni spostamento, ogni apertura, ogni diversa organizzazione produce effetti su scuola, personale, famiglie e bilanci pubblici. «La Regione Emilia-Romagna – prosegue – ha investito 3 milioni di euro erogati ai capoluoghi di provincia e zone Atos (Unioni di Comuni più strutturati) per sperimentazioni di grande flessibilità. Sosterremo il costo delle pulizie nelle scuole quando apriremo il 31 agosto, perché, per legge, se la scuola è aperta, il personale deve essere presente, ma non graviamo sui costi della scuola. Insomma, una soluzione che non pesta i piedi ad alcuno. I bimbi non sono obbligati a frequentare, ma chiediamo, al massimo, un obolo di 10 euro che resta alle scuole. Insomma, puntiamo a un maggiore servizio, maggiore servizio senza gravare sulle famiglie. La responsabilità? È a totale carico dei Comuni, sulla base anche dell’esperienza sulle scuole medie della città di Bologna che si chiama “Scuole aperte al poemriggio”. Infine l’ultima iniziativa per capire le dotazioni scolastiche, come aria condizionata o altro: ho chiesto a tutte le scuole la mappatura, entro la fine dell’anno, dello stato dell’arte.
Coinvolgendo tutti i soggetti, da Confindustria ai sindacati, lo scopo è trovare soluzioni per un problema vero».
«L’Emilia-Romagna – dice Monica Canalis, consigliere della Regione Piemonte che ha scritto una nota ai giornali sul tema – aveva già dimostrato grande capacità di innovazione. In un contesto sociale molto cambiato, in cui tante famiglie non godono della presenza dei nonni o non hanno i soldi per la baby sitter, anche il mondo della scuola deve cambiare e rispondere ai nuovi bisogni, diventando spazio aperto alla comunità, anche nei periodi tradizionalmente vacanzieri. Prima o poi andrà rivisto il calendario scolastico».
La risposta dell’assessore piemontese Daniela Cameroni non si è fatta attendere sostenendo che “la situazione del Piemonte è molto diversa da quella degli emiliani. Si tratta di una sperimentazione che interssa 42 Comuni su 330, il Piemonte ne ha 1.180. E comunque anche lì l’anno scolastico inizierà il 15 settembre.
Abbiamo scelto strade diverse con misure concrete a sostegno delle famiglie”.
C’è poi un capitolo che riguarda l’inclusione. Confartigianato Cuneo immagina che, nel rispetto delle norme, possano essere coinvolti anche i docenti di sostegno con contratto a tempo determinato. «Se si costruisce bene, questa può diventare un’esperienza utile anche per i bambini più fragili», è la convinzione che attraversa il progetto.
DIBATTITO AVVIATO?
In provincia di Cuneo resta la questione della sostenibilità economica e organizzativa. Quali scuole potrebbero aderire? Con quali costi? Chi si farebbe carico della gestione? Sono domande decisive, perché la forza dell’idea dipende dalla sua concretezza. C’è chi vede una possibile risposta strutturale e chi invita a muoversi con cautela, senza sovraccaricare la scuola di funzioni improprie. Tra le diverse visioni si apre uno spazio di confronto che il Piemonte potrebbe decidere di esplorare. Per capire se e come una scuola più aperta possa diventare anche una risposta più vicina ai bisogni reali delle famiglie. La questione vera, adesso, è capire se la proposta potrà diventare un tavolo di lavoro concreto tra Regione, Province, Comuni e istituti scolastici. Perché la sensazione, considerando questo dibattito, è che il tema non riguardi solo le scuole, ma il modo in cui un territorio decide di organizzare il proprio tempo. E allora il rientro di settembre smette di essere soltanto una data sul calendario: diventa il punto in cui si misurano la tenuta delle famiglie, la flessibilità delle imprese e la capacità della politica di dare una risposta che non sia né ideologica né improvvisata.
Il confronto: in Francia si ricomincia a inizio settembre
Il sistema scolastico francese è suddiviso in École Maternelle (3-5 anni), École Élémentaire (6-10 anni), Collège (11-14 anni) e Lycée (15-18 anni). Il calendario prevede lezioni dal lunedì al sabato mattina, con il mercoledì libero e vacanze ogni 7 settimane. Molte scuole adottano la settimana di 4 giorni, senza il sabato, estendendo le lezioni dal lunedì al venerdì. Le vacanze prevedono pause di 2 settimane ogni 6-8 di lezione, con date che variano a seconda della “zona” geografica per scaglionare il turismo. Le vacanze estive cominciano a inizio luglio e durano per tutti i mesi di luglio e agosto, rientro fissato a inizio settembre. Le attività estive per i bambini e i ragazzi sono gestite dallo Stato attraverso enti territoriali, associazioni riconosciute e centri ricreativi. Tra i principali: Centres de Loisirs (Centri diurni), comunali o gestiti da associazioni; Colonies de Vacances (Colonie estive), vere e proprie vacanze residenziali gestite da enti e organizzazioni per ragazzi fino ai 17 anni; Chantiers de Jeunes (Campi di lavoro/Volontariato), per i più grandi (dai 16 anni in su), volontariato dedicato alla salvaguardia del patrimonio storico, ambientale o sociale.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Gianni Scarpace
Source link

