Il gruppo guidato da Claudio Descalzi chiude il trimestre con un utile netto adjusted di 2,3 miliardi, produzione in forte crescita e debito ai minimi. Migliorano anche le prospettive per il 2026, mentre Enilive e Plenitude rafforzano il proprio peso nei risultati.
Eni archivia il secondo trimestre del 2026 con risultati superiori alle attese e rafforza la remunerazione agli azionisti. L’utile netto adjusted ha superato i 2,3 miliardi di euro, più che raddoppiando rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e raggiungendo il livello trimestrale più alto degli ultimi tre anni. Il dato ha battuto anche il consenso degli analisti, fermo a circa 2,09 miliardi.
A sostenere la performance sono stati soprattutto l’aumento della produzione di idrocarburi, il miglioramento del trading gas, i margini più favorevoli nei biocarburanti e una minore pressione fiscale sull’attività upstream. La produzione ha registrato una crescita significativa e ha spinto il gruppo a rivedere al rialzo le proprie previsioni per l’intero esercizio.
Il messaggio agli investitori è arrivato subito: il programma di riacquisto di azioni proprie salirà di altri 600 milioni di euro, portando il buyback complessivo a 3,4 miliardi. È una delle principali conseguenze della maggiore generazione di cassa e della solidità patrimoniale raggiunta dal gruppo.
Produzione in crescita e guidance rivista al rialzo
Nel trimestre l’Exploration & Production ha beneficiato di una crescita sostenuta dei volumi. Eni ha indicato una produzione oil & gas in aumento su base omogenea e ha rivisto al rialzo l’obiettivo per il 2026: la crescita annuale è ora attesa intorno al 5%, rispetto al precedente intervallo del 3-4%.
Il business E&P ha riportato un EBIT proforma adjusted di 4,77 miliardi di euro, con un incremento molto marcato rispetto sia al trimestre precedente sia allo stesso periodo del 2025. A contribuire sono stati l’effetto volumi e mix, la disciplina sui costi e migliori realizzi sul petrolio.
Anche il comparto Global Gas & LNG Portfolio ha migliorato le proprie performance, con un EBIT proforma adjusted di circa 470 milioni, in crescita del 46% su base annua.
Plenitude ed Enilive pesano sempre di più
Uno degli elementi più interessanti dei conti riguarda però i business legati alla transizione energetica.
Enilive e Plenitude hanno generato insieme 1,1 miliardi di euro di EBITDA adjusted nel primo semestre 2026, confermando il progressivo aumento del loro contributo ai risultati complessivi del gruppo.
Enilive ha più che raddoppiato l’EBIT proforma adjusted nel trimestre, arrivando a circa 290 milioni di euro, grazie soprattutto alla bioraffinazione e a condizioni di mercato più favorevoli. Plenitude ha invece registrato un EBIT proforma adjusted di circa 230 milioni, in aumento del 70% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
Plenitude conta ormai circa 11 milioni di clienti ed è in linea con l’obiettivo di raggiungere 6,5 GW di capacità rinnovabile installata entro la fine dell’anno. Eni sta inoltre procedendo con il deconsolidamento della società, nel quale manterrà una partecipazione del 65%, con l’obiettivo di dotarla di una struttura finanziaria più efficiente per sostenere la crescita.
Enilive, dal canto suo, ha firmato un accordo per acquisire da Prax una rete di circa 320 stazioni di servizio a marchio OIL!, rafforzando la propria presenza nella mobilità retail in alcuni mercati chiave del Nord Europa.
Debito ai minimi e più cassa agli azionisti
La solidità finanziaria emerge anche dal dato sull’indebitamento.
A fine giugno il debito netto era pari a circa 11,3 miliardi di euro, mentre il gearing proforma si è attestato al 10%, il livello più basso indicato dal gruppo e al limite inferiore dell’intervallo obiettivo del 10-15%.
Nel solo secondo trimestre Eni ha generato un flusso di cassa adjusted prima del capitale circolante di 4,47 miliardi, a fronte di investimenti organici per 1,84 miliardi. La remunerazione complessiva agli azionisti nel trimestre ha raggiunto 1,35 miliardi, tra dividendi e buyback.
Il mercato ha reagito positivamente: dopo la pubblicazione dei conti, il titolo Eni ha guadagnato oltre il 4%, sovraperformando nettamente il Ftse Mib.
Il buyback sale a 3,4 miliardi
La decisione di aumentare il riacquisto di azioni proprie è probabilmente il segnale più evidente della fiducia del management nella capacità del gruppo di continuare a generare cassa.
Eni aveva già avviato il programma nel corso dell’anno e a luglio ha proseguito gli acquisti sul mercato. In una sola settimana, tra il 20 e il 24 luglio, il gruppo ha acquistato quasi 4,5 milioni di azioni proprie per un controvalore vicino ai 100 milioni di euro.
Con l’aumento annunciato dopo i conti del secondo trimestre, il buyback complessivo arriva quindi a 3,4 miliardi.
Descalzi ha collegato la scelta alla solidità del portafoglio e alla capacità di Eni di partecipare agli scenari di mercato più favorevoli senza compromettere l’equilibrio finanziario.
Il modello Eni prende forma
I risultati del trimestre fotografano anche l’evoluzione del modello industriale costruito negli ultimi anni.
Il petrolio e il gas continuano a rappresentare il principale motore della redditività, ma business come Plenitude ed Enilive iniziano a fornire un contributo sempre più visibile. È proprio su questa combinazione che Eni sta cercando di differenziarsi rispetto ad altre major europee: utilizzare la generazione di cassa dell’upstream per finanziare attività della transizione che possano progressivamente diventare autonome e redditizie.
Il gruppo ha inoltre rivisto al rialzo la propria previsione di cash flow operativo adjusted per il 2026, portandola a circa 15 miliardi di euro nello scenario aggiornato.
Per Eni, dunque, il secondo trimestre non rappresenta soltanto un risultato finanziario particolarmente positivo. Offre una prima misura della strategia che il gruppo porta avanti da anni: mantenere una forte generazione di cassa nei business tradizionali, far crescere le attività della transizione e utilizzare una struttura patrimoniale più leggera per aumentare la remunerazione degli azionisti.
Il trimestre da record serve soprattutto a dimostrare che, almeno per ora, le tre direttrici possono procedere insieme.
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Carlo Policella
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