Napoli. Rapporti di forza, memoria degli affetti, identità collettiva venerdì 3 al ‘Campania Teatro Festival’


Prime assolute per “Contrazioni” di Mike Bartlett e “Igor”, di e con Bruno Buonomo.
SportOpera chiude con la festa azzurra di “Cent’anni di moltitudini”.

Ventiduesima giornata Venerdì 3 luglio 2026 Prosa nazionale Sala Assoli ore 21:00 Contrazioni Osservatorio:
Teatro Tedér ore 21:00 Igor SportOpera Cortile delle Carrozze ore 21:00 Cent’anni di moltitudini.

Mostre fotografiche Vico Mauriello, Palazzo Reale di Napoli Con i tuoi occhi Fotografie di Salvatore Liguori  SIRIA Fotografie di Romeo Civilli,  Jazz: la pellicola del suono Fotografie di Salvatore Pastore.

Teatro che osserva i rapporti di forza, scava nella memoria degli affetti e si apre al racconto di una identità collettiva: è questo il percorso della ventiduesima giornata della diciannovesima edizione del Campania Teatro Festival, diretta da Ruggero Cappuccio, organizzata dalla Fondazione Campania dei Festival, presieduta da Alessandro Barbano e finanziata dalla Regione Campania.


Ancora prime assolute nella giornata di venerdì 3 luglio con “Contrazioni” di Mike Bartlett, che indaga il confine, sempre più sottile, tra vita privata e lavorativa. “Igor”, di e con Bruno Buonomo, attraversa il rapporto tra un padre e un figlio interrogando l’eredità emotiva che le parole e i silenzi lasciano a chi resta. Si conclude proprio a Napoli la corsa di SportOpera, la rassegna a cura di Claudio Di Palma e organizzata da Vesuvioteatro: “Cent’anni di moltitudini” celebra il secolo di storia della squadra della città attraverso il racconto di chi quella storia l’ha vissuta e continua a viverla: i suoi tifosi, con i loro riti, le loro emozioni e la loro inesauribile passione.

“Un esercizio di resistenza emotiva”: così il regista Yaser Mohamed ha definito “Contrazioni”, il testo di Mike Bartlett affidato all’interpretazione di Gea Martire e Dalal Suleiman, che va in scena, per la prima volta, alla Sala Assoli alle ore 21:00. La storia è ambientata in un’azienda moderna, dove una dipendente viene convocata periodicamente dal proprio superiore per una serie di colloqui apparentemente ordinari. All’inizio le domande riguardano il comportamento professionale, il rispetto delle regole, l’efficienza. Ma, incontro dopo incontro, il confine tra vita privata e lavorativa inizia a sgretolarsi. La relazione sentimentale della donna con un collega diventa il centro di un’indagine sempre più invasiva, in cui emozioni, desideri e scelte personali vengono analizzati, giudicati e progressivamente controllati.

Un meccanismo che intrappola, dove il peso delle parole non dette è pari a quello delle parole pronunciate, dove la violenza non ha bisogno di essere esplicita, ma è già presente nei silenzi, nelle pause e negli sguardi che non si possono sostenere. “Alla fine – conclude Yaser Mohamed – non voglio dare risposte. Voglio lasciare una sensazione addosso. Come quando esci da una stanza e hai la percezione che qualcosa, dentro di te, si sia leggermente spostato. Non abbastanza da capire cosa. Ma abbastanza da non poter più tornare esattamente a prima”.

Un canto spezzato e feroce sull’eredità delle parole, sulla violenza involontaria dell’amore, su ciò che passa da una generazione all’altra senza essere davvero compreso: c’è tutto questo in “Igor”, di e con Bruno Buonomo, lo spettacolo con la regia di Michele Pagano che debutta al Teatro Tedér alle ore 21:00. Un lavoro teatrale basato sul gesto ostinato di un padre che continua a cercare un figlio là dove non può più raggiungerlo. Nei ricordi, nelle frasi rimaste a metà, nelle parole insegnate e poi temute, nei dettagli che sopravvivono quando tutto il resto è crollato. Perché ciò che voleva proteggere può ferire, e quello che voleva formare può fermare, pesare come un destino. Non c’è assoluzione, nessuna spiegazione basta, e ogni memoria consola e accusa. Soltanto una ferita che resta aperta, senza che arrivi risposta a una voce che continua a chiamare.

“Cent’anni di moltitudine”, al Cortile delle Carrozze alle ore 21:00, chiude la rassegna SportOpera, a cura di Claudio Di Palma e organizzata da Vesuvioteatro. È il laboratorio-spettacolo, a cura di Manuel Di Martino, dedicato alla Società Sportiva Calcio Napoli, nata esattamente 100 anni fa, nel 1926. Una ”festa azzurra”, per esplorare la fisiologia del fenomeno tifo inserito nella realtà napoletana, l’occasione per ripercorrere miti, storie e simboli di una lunga ed inspiegabile fede. In cento anni, sugli spalti dell’Ascarelli poi Partenopeo, del Collana, del San Paolo ora Maradona, e nei bar, alle edicole, in strada, in città, in provincia, all’estero, oltreoceano, si sono succedute moltitudini di persone impegnate a generare ininterrottamente moltitudini di opinioni, emozioni, speranze, felicità, angosce, scrupolosi riti quotidiani.


Generazioni e generazioni si sono tramandate con puntualità impressionante una sorta di credo e di gioiosa condanna, si sono fatti interpreti ideali di quella che Pasolini avrebbe definito poi l’ultima sacra rappresentazione del nostro tempo: il Calcio … Napoli! In scena Pasquale Aprile, Viviana Curcio, Eleonora Fardella, Simona Fredella, Carlo Gertrude, Valentina Martiniello, Mario Meles, Francesca Piccolo, Dario Rea e Federico Siano. Le letture sono tratte da testi di Ruggero Cappuccio, Eduardo Cicelyn, Linda Dalisi, Roberto De Simone, Antonio Ghirelli, Benedetta Palmieri, Anna Trieste e Stefano Valanzuolo. Le musiche sono di Gianluigi Montagnaro, le scene sono realizzate degli allievi dell’Accademia delle Belle Arti di Napoli, cattedra del professor Luigi Ferrigno.

L’universo musicale dei Pink Floyd arriva nel Giardino Romantico di Palazzo Reale per il Dopo Festival, a cura di Drop Eventi. Listening bar dalle 19:00 e, alle 22:15, i Pink Bricks, con esecuzioni fedeli e grande attenzione all’esperienza sonora e visiva.

(Comunicato Stampa – Elaborato – Archiviato in #TeleradioNews © Diritti riservati all’autore)


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