12.01 – lunedì 25 maggio 2026
La Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza sulle donne e contro la violenza domestica (Istanbul, 2011) prevede che gli Stati aderenti predispongano “servizi specializzati di supporto immediato, nel breve e lungo periodo, per ogni vittima di un qualsiasi atto di violenza che rientra nel campo di applicazione” della Convenzione.
A partire dalla ratifica in Italia della suddetta Convenzione i Piani nazionali contro la violenza hanno segnato un importante cambio di passo nella conoscenza del sistema della protezione delle donne vittime di violenza.
L’Istat ha iniziato dal 2017 a rilevare dati sul Sistema della Protezione delle donne vittime di violenza. Nel 2018 sono state avviate le Indagini sulle prestazioni ed erogazioni dei servizi offerti dai Centri antiviolenza e analoga rilevazione sulle Case rifugio, nel 2020 è stata realizzata la rilevazione statistica sull’Utenza dei Centri antiviolenza, nonché la diffusione dei dati del numero di pubblica utilità Anti Violenza e Stalking 1522. Queste rilevazioni sono realizzate in collaborazione con il Dipartimento per le Pari Opportunità (DPO) della Presidenza del Consiglio e con le Regioni.
La Legge n.53 del 2022 “Disposizioni in materia di statistiche in tema di violenza di genere” prevede che l’Istat conduca queste indagini per conoscere le caratteristiche dell’utenza che si rivolge ai Centri antiviolenza e alle Case rifugio, inclusa la relazione autore-vittima, la tipologia di violenza subita, la presenza di figli e la tipologia di servizi forniti. L’articolo 7, inoltre, richiede dati sulle strutture non aderenti all’Intesa Stato-Regioni. Per rispondere a questa esigenza conoscitiva l’Istat si è attivato per avere anche informazioni sulle strutture residenziali socio-assistenziali e socio-sanitarie che accolgono donne vittime di violenza, pur non essendo Case rifugio.
Il focus presentato nelle pagine seguenti riguarda i servizi e le caratteristiche organizzative delle Case rifugio e dei presidi socio-assistenziali che ospitano donne vittime di violenza. Il 10 marzo 2026 è stato pubblicato il report su I Centri antiviolenza e le donne che hanno avviato il percorso di uscita dalla violenza.
L’Istat e il Dipartimento per le Pari Opportunità rendono disponibile, tramite uno specifico sistema informativo, un quadro integrato e tempestivamente aggiornato di informazioni ufficiali sulla violenza contro le donne in Italia. L’obiettivo è fornire dati e indicatori statistici di qualità che offrano una visione di insieme su questo fenomeno attraverso l’integrazione di dati provenienti da varie fonti messe a disposizione, oltre che da Istat, da DPO, Ministeri, Regioni, Consiglio Nazionale delle Ricerche, Centri antiviolenza, Case rifugio e altri servizi come il numero di pubblica utilità Anti Violenza e Stalking 1522.
I principali risultati
- Nel 2024 sono state più di 8.200 le persone adulte e minori accolte nelle strutture residenziali specializzate (Case rifugio) e non specializzate (Presidi residenziali assistenziali e socio-sanitari) per motivi legati alla violenza di genere.
- Sono 3.815 le donne vittime di violenza ospitate, di cui 3.148 nelle Case rifugio e 667 nelle strutture residenziali non specializzate.
- Sono 4.412 i minori ospiti delle strutture: 3.013 sono i figli delle donne vittime di violenza accolte in Casa rifugio (erano 2.875 nel 2023) che potrebbero avere assistito o subito a loro volta la violenza, mentre 1.399 sono i minori vittime di violenza ospiti in strutture non specializzate.
- Nel 2024 è aumentata dell’8,4% rispetto al 2023 l’offerta delle Case rifugio.
- Il tasso di copertura delle Case rifugio è tuttavia ancora basso (0,17 ogni 10mila donne in Italia) con differenze territoriali importanti (si va dallo 0,23 del Nord-ovest allo 0,10 del Centro e del Sud).
- Sono aumentate anche le donne ospiti delle Case rifugio, circa 3.150 nel 2024 (erano 3mila nel 2023).
- Sono di più le donne ospitate nel Nord-est (1,6 per 10mila donne), nel Nord-ovest (1,1 per 10mila donne) e nelle Isole (1,0), rispetto al Centro e al Sud (entrambe 0,8 per 10mila donne), rispetto al valore di 1,0 del totale Italia.
- Si conferma elevata la specializzazione delle Case in tema di violenza di genere (il 69% dei gestori ricopre questa funzione da più di 13 anni e il 91,6% del personale ha seguito un percorso di formazione).
- Sono tante le figure professionali che operano nelle Case per supportare il cammino delle donne verso l’uscita dalla situazione di violenza e l’autonomia: sono soprattutto coordinatrici, operatrici, educatrici, psicologhe, avvocate e assistenti sociali. In media, in ogni Casa sono impegnate 11 lavoratrici (17 nelle Case del Centro, 12 nel Nord-est e nove nel Nord-ovest e nel Sud). Molte sono ancora le professioniste volontarie.
- I servizi offerti sono molteplici, erogati spesso con il supporto dei Centri antiviolenza e dei servizi sul territorio, con i quali le Case lavorano in rete (il 92,8% delle Case aderisce ad una rete territoriale di soggetti istituzionali). I servizi più frequenti sono il supporto psicologico e la consulenza legale, l’accompagnamento agli altri servizi, l’orientamento al lavoro e all’autonomia abitativa, il supporto alla genitorialità e i servizi dedicati ai minori ospiti.
- Nel 2024 sono 2.210 le donne uscite dalle Case rifugio. Delle 2.117 per cui si conosce il motivo di uscita, 825 hanno lasciato la Casa perché hanno raggiunto gli obiettivi del percorso di uscita dalla violenza concordato con le operatrici della Casa, mentre 213 sono tornate dal maltrattante e 274 hanno abbandonato il percorso di uscita dalla violenza. Le restanti 805 donne hanno lasciato la Casa per il trasferimento ad altre strutture o abitazioni private, la conclusione del percorso in ospitalità e altri motivi.
- Oltre che nelle Case, le donne vittime di violenza possono essere ospitate in strutture residenziali, sia in alternativa al percorso in Casa rifugio, sia successivamente nel cammino verso l’uscita dalla situazione violenta, dopo il periodo trascorso in Casa rifugio. Le donne vittime di violenza ospiti al 1° gennaio 2024 in 216 strutture residenziali non specializzate sono 667, di cui 203 (30,4%) sono ospitate in strutture non specializzate ma dedicate alla violenza di genere.
- Al 1° gennaio 2024 i minori vittime di violenza nelle strutture residenziali non specializzate sono 1.399. Le strutture che accolgono minori sono di piccole dimensioni: in nove casi su 10 hanno meno di 15 posti letto.
Aumenta il numero delle Case rifugio
Nel 2024 è cresciuta l’offerta delle Case rifugio (CR), tendenza in atto dal 2020: le donne vittime di violenza possono contare su 503 CR, l’8,4% in più rispetto alle 464 attive nel 2023, registrando l’incremento più consistente degli ultimi tre anni. Incrementi importanti si sono avuti anche dopo la pandemia tra il 2019 e il 2020 (+25,3%) e tra il 2020 e il 2021 (+17,8%) a seguito dell’implementazione dei primi piani nazionali contro la violenza.
La distribuzione territoriale delle Case rifugio non è omogenea sul territorio nazionale. Nelle regioni del Nord-ovest si trova il 37,2% delle Case, il 23,9% nel Nord-est, il 13,7% al Sud, il 13,1% nelle Isole e il 12,1% nel Centro.
Se si rapportano le strutture alla…
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