chi incassa i miliardi di incentivi alle rinnovabili




Gli incentivi alle rinnovabili ci costano circa 10 miliardi di euro l’anno. A chi vanno? È normale che lo Stato finanzi la transizione verde verso l’abbandono di petrolio e gas: il problema potrebbe essere il modo in cui sta succedendo. Le rinnovabili stanno aumentando sì la loro presenza, ma con grosse difficoltà di percorso e paradossi, come incentivi a volte generosi e inefficienti che richiedono investimenti miliardari necessari ad adeguare la rete elettrica. Tutta la spesa finisce nelle bollette, erodendo la “promessa” delle rinnovabili: abbassare i costi dell’energia. Chi sta spingendo questa transizione? Isolando i maggiori percettori degli incentivi statali per solare ed eolico – ma non solo – spicca un dato: il 60 per cento delle somme va a colossi come Jp Morgan, Benetton, banche e fondi d’investimento esteri.


I 9,2 mld di euro per le rinnovabili: di quali incentivi parliamo

Il costo degli incentivi alle rinnovabili in Italia è di oltre 9,2 miliardi di euro. La cifra si riferisce al 2025 e rappresenta la spesa sostenuta dalla collettività per incentivare l’elettricità prodotta da fonti pulite. Fotovoltaico, eolico e bionergie spiccano sulle altre fonti, anche se il solare, quello “vecchio”, pesa per oltre il 60 per cento sul totale a causa dei “Conti energia”, sistemi di incentivazione avviati tra il 2005 e il 2011.

Ma ci sono più meccanismi in ballo, tutti finanziati dalle bollette della luce. A seguire, per ammontare complessivo, si colloca la “Tariffa Onnicomprensiva”, che assorbe circa 1,8 miliardi di euro. È rivolta ai piccoli impianti prevalentemente a biogas e biomasse: corrispondendo un prezzo fisso e unico per ogni chilowattora immesso in rete.

C’è poi il sistema “Grin” (Gestione riconversione incentivi), con una platea composta in larga parte da grandi aziende energetiche e da player industriali storici dell’eolico e dell’idroelettrico. Chiude il quadro la misura dedicata alle Fer elettriche rivolta agli sviluppatori di impianti eolici onshore e offshore, idroelettrici, geotermici e a biomasse ammessi tramite aste e registri competitivi, con tariffe onnicomprensive o incentivi differenziali rispetto ai prezzi di mercato.

Nel 2025 il Gestore dei servizi energetici ha sostenuto costi per 10,393 miliardi e ha ottenuto 1,121 miliardi di ricavi, principalmente rivendendo sul mercato l’energia ritirata: la differenza è appunto 9,272 miliardi. Al totale vanno inoltre aggiunti circa 520 milioni per i regimi commerciali speciali, soprattutto lo scambio sul posto.

Considerando anche questi, si sale a circa 9,792 miliardi. L’intero fabbisogno del conto Asos è però più alto perché Arera precisa che è escluso il gettito necessario per l’Energy release. Conteggiando tutte le misure, il conto del 2025 sfiora gli 11 miliardi.

Chi prende gli incentivi per rinnovabili: la top 100

Una grossa mole di incentivi è concentrata in poche mani. Dall’analisi che Dossier ha fatto sui dati aperti del Gestore dei servizi energetici, emerge che su un totale di 439.182 beneficiari, 2.621 ricevono incentivi che vanno dal mezzo milione di euro in su. Questa frazione del campione assorbe da sola il 59,84% dell’intero plafond e supera i 4,84 miliardi di euro totali.

Nei primi 100 beneficiari – ricordiamo, su un totale di 439.182 – si concentrano 1,413 miliardi. Qui tutti percepiscono incentivi che vanno dai 5 ai 65 milioni di euro. Tra i primi 100, 51 sono veicoli finanziari riconducibili a fondi di investimento, anche esteri, asset manager, fondi pensione, assicurazioni e piattaforme costruite per acquisire portafogli di impianti.

Circa 30 sono poi grandi aziende del settore energetico, come Edison, Eni Plenitude, Enel, A2A, Snam e Iren. Al netto delle partecipate, la presenza dello Stato è ridotta al minimo. Allargando lo sguardo alla platea completa dei beneficiari, c’è poi una pletora di società veicolo, società agricole e cooperative di difficile attribuzione. Ma a chi vanno gli incentivi più alti?

I grandi fondi sulle rinnovabili

La finanza domina il blocco alto di questa classifica. Dossier ha ricostruito oltre 800 milioni di incentivi e relativi beneficiari. Nei dati del Gse, infatti, sono menzionati veicoli finanziari – spesso con nomi non riconducibili alla struttura proprietaria – ed srl con relativi codici fiscali, ma non i beneficiari finali.

F2i e Sorgenia dominano questa fascia alta con 266,5 milioni di euro. F2i è un gestore italiano di infrastrutture con oltre novanta investitori istituzionali, fra fondi pensione, assicurazioni, asset manager, fondazioni bancarie, fondi sovrani, banche e istituzioni pubbliche. Tra questi c’è Cassa depositi e prestiti per il 14 per cento. F2i detiene il 62 per cento di Sorgenia che gestisce la parte energetica con vari progetti tra Italia e Spagna. In Italia dichiara oltre 300 parchi fotovoltaici in 17 regioni, impianti eolici tra Sicilia e Calabria oltre a tre grandi centrali a biomassa che si trovano invece ad Argenta, Finale Emilia e nella valle del Mercure.

Cinque società controllate da Ef Kosmos ed Ef Vega, sempre riconducibili a Sorgenia, dichiarano 52 impianti fotovoltaici in dieci regioni, collegati a 92,1 milioni di euro di pagamenti GSE nel 2025. Ventuno siti si trovano in Puglia, dieci nel Lazio e sette in Sicilia

La rivoluzione green a stelle e strisce e coi fondi pensione canadesi

Ci sono poi Sonnedix e Nadara che insieme valgono 112,6 milioni. Sonnedix è un produttore rinnovabile che acquisisce, sviluppa, costruisce e gestisce impianti solari, eolici e di accumulo. A marzo 2026 ha superato un gigawatt operativo in Italia grazie ad acquisizioni nel Lazio e ha ottenuto contratti per oltre 800 megawatt attraverso i meccanismi di incentivazione di Fer X ed Energy Release. Nadara è invece un grande produttore indipendente nato dall’unione di Renantis e Ventient. Sonnesix e Nadara fanno capo a investitori istituzionali i cui capitali sono gestiti o assistiti da J.P. Morgan asset management, sezione della grande banca d’investimento statunitense.

La presenza americana non si ferma qui. Nella nostra top 100, il fondo Kkr pesa 52,7 milioni attraverso Encavis e ContourGlobal. Il fondo ha da poco investito 3,5 miliardi per il 30% della società energetica Enilive e guidato il consorzio che ha comprato per 22 miliardi la rete Fibercop di Tim. Cubico è controllata da fondi pensione canadesi e vale 34,7 milioni, poco più della società d’investimento francese Ardian (32,9 milioni) che col suo Clean energy evergreen fund da un miliardo di euro investe in impianti già operativi: nel giugno 2025 ha acquistato 117 impianti fotovoltaici operativi ancora titolari di tariffe del Conto energia.

Chi c’è dietro i mega parchi eolici nei mari italiani

Compaiono anche piattaforme specialistiche, banche e assicurazioni. Azienda solare italiana è una piattaforma partecipata da Green arrow assets selection e Swiss life asset managers, proprietaria di 17 grandi impianti fotovoltaici a terra, tutti connessi e operativi dal 2011. Vale 21 milioni di incentivi. Seguono Munich Re, tra le principali società di riassicurazione al mondo (20,4 milioni), Emmessenne Solar di Banca Finint a 13,1, Plenium Partners a 10,8, Bee Energia solare Italia holding a 9,5, Allianz a 6,7 e NextEnergy solar fund a 5,7.

Partecipano anche le grandi famiglie industriali italiane

Il secondo polo finanziario per importanza nella nostra top 100 è “21 Tages” con 213,7 milioni distribuiti fra 21 beneficiari. Vi rientrano società come Ortigia Power 62, Apulia Renewable Energy, Ortigia Power 21, Enersol, Phenix Renewables e le altre società dei fondi Helios e Global solar fund. Il 3 settembre 2026 21 Tages è passato per il 55 per cento a Edizione, tra le principali holding industriali e finanziarie europee presieduta da Alessandro Benetton.

Attraverso Helios, Helios II e Helios Net Zero gestisce oltre 500 impianti rinnovabili per circa 1 gigawatt, numeri che lo rendono uno dei maggiori investitori fotovoltaici italiani. Nel perimetro Benetton rientra anche Maccarese Spa con 2,9 milioni di euro di incentivi nel 2025.

Chi c’è dietro le migliaia di pannelli che stanno coprendo la campagna italiana

Erg, della famiglia Garrone-Mondini, è invece il primo operatore eolico onshore in Italia. In classifica c’è anche Fri-E della famiglia Gostner di Bolzano con 10,7 milioni, Cereal Docks della famiglia Fanin – nota dinastia imprenditoriale del vicentino – con 8,4, Bio Energia Guarcino riconducibile al gruppo Valentini con 5,8 e Italmobiliare-Pesenti con Italgen a 3,1.

Al pubblico le briciole

Al pubblico resta poco. Sono soprattutto Comuni, 73, che ricevono 102,2 milioni, oltre a sei consorzi di bonifica (8,2 milioni) una comunità montana (2,1) due Città metropolitane 1,6, la Provincia autonoma di Bolzano 0,8, e 600.000 euro a un’azienda sanitaria locale 0,6. I maggiori beneficiari sono i comuni di Celano con 11,2 milioni, Salerno 8,8, Cavriglia 4,5, Valmontone 3,2, Gualdo Tadino 3,1, Tolve 2,9, Collarmele 2,8, Cerchio 2,7 e San Lorenzo Nuovo 2,5, oltre al Consorzio di bonifica Piave con 2,8.

Questa è la panoramica degli incentivi di taglio più alto. Dopo decenni di interventi statali l’effetto, positivo, sui prezzi delle bollette ancora non si vede. Bisognerà capire cosa si vuole finanziare, se più energia pulita e usabile o se rendite finanziarie. Il punto non è mettere in discussione la necessità di sostenere la transizione energetica. Senza incentivi, soprattutto nelle fasi iniziali, gran parte della capacità rinnovabile oggi installata probabilmente non sarebbe mai nata. La sfida sarà spostare progressivamente il sostegno pubblico dai vecchi sussidi alla costruzione del sistema energetico che ancora manca per rendere l’energia di domani più abbondante e meno cara.

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