i leccaculo sono già ai blocchi di partenza


Prima ancora che si capisca chi correrà davvero, c’è già chi ha lucidato scarpe, sorrisi e frasi di circostanza. La politica locale riparte dal suo sport più antico: il posizionamento preventivo

A Qualiano non è ancora cominciata ufficialmente nessuna corsa. Non ci sono programmi, non ci sono visioni, non ci sono grandi idee gettate sul tavolo come si farebbe in una comunità adulta che prova a immaginare il proprio futuro.

Eppure, qualcosa si muove.

Non è il paese, sia chiaro. Quello resta più o meno dov’è: tra strade malconce, traffico nervoso, periferie trattate come bozze mai corrette, verde pubblico a intermittenza e problemi che hanno la stessa età politica di alcuni candidati.

A muoversi sono loro.


I primi atleti del consenso.

Gli specialisti dell’inchino preventivo.

I campioni della postura utile.

Quelli che non aspettano di sapere chi vincerà: cominciano direttamente ad allenarsi con tutti.

Il rombo della stagione politica non arriva dai motori delle idee. Quelli richiederebbero benzina nobile: studio, competenza, coraggio, responsabilità. Qui il rumore è diverso. È più umido, più sommesso, più strisciante. È il suono antico dei professionisti dell’avvicinamento strategico, categoria nobile della politica locale, sempre presente quando il potere comincia appena a profumare di possibilità.


Li riconosci subito.

Mentre il cittadino normale ancora si chiede chi saranno i candidati, loro hanno già mappato il territorio del favore. Sanno sotto quale post mettere il cuore, quale frase scrivere in privato, a quale tavolino passare “per caso”, quale mano stringere con due mani, quale sorriso allargare fino al limite della dignità.

Sono uomini e donne di grande preparazione atletica.

Non corrono per vincere.

Corrono per stare vicino a chi potrebbe vincere.


È una differenza sottile, ma decisiva.

La disciplina dell’annuire

Il leccaculismo politico locale non è improvvisazione. È metodo. È scuola. È quasi una disciplina olimpica non ancora riconosciuta dal CONI, probabilmente solo perché nessuno ha avuto il coraggio di misurare ufficialmente la velocità di una lingua in campagna elettorale.

Servono anni di allenamento.

Bisogna saper annuire prima ancora di aver capito la frase.

Bisogna dire “hai perfettamente ragione” anche davanti a un pensiero ancora in fase embrionale.


Bisogna guardare il possibile capo cordata con l’espressione di chi sta ascoltando Churchill, anche se quello sta semplicemente spiegando perché il manifesto andava messo trenta centimetri più a destra.

Ci vuole talento.

Ci vuole resistenza cervicale.

Ci vuole soprattutto quella capacità rara di non avere mai una posizione troppo definita, perché le posizioni definite sono bellissime nei libri di filosofia, ma pericolosissime nei bar dove si decidono le liste.

Il leccaculo locale, infatti, non cambia idea.


Si aggiorna.

Non tradisce.

Si riposiziona.

Non sale sul carro del vincitore.

Anticipa la mobilità sostenibile del consenso.


È un ambientalista della convenienza: ricicla slogan, amicizie, foto, indignazioni, complimenti e perfino vecchie ostilità con una naturalezza che farebbe commuovere il CONAI.

“Io lo avevo detto”

La sua frase più preziosa è una sola:

“Io lo avevo detto.”

Non importa cosa.

Non importa quando.


Non importa a chi.

Lui lo aveva detto.

Lo aveva previsto, suggerito, intuito, sussurrato, consigliato, forse sognato.

Quando le cose vanno male, prende le distanze con eleganza.

Quando le cose vanno bene, compare nella foto.


Quando non si capisce ancora come andranno, si posiziona lateralmente, pronto a entrare nell’inquadratura al momento giusto.

È una creatura anfibia.

Vive benissimo in maggioranza, sopravvive dignitosamente all’opposizione, respira sotto l’acqua torbida delle liste civiche e si mimetizza nei comitati spontanei con l’agilità di un geco sulla parete del potere.

Non ha colore politico, perché il colore politico richiede una certa stabilità. Lui preferisce le sfumature. Meglio ancora: le trasparenze.

Con un’amministrazione è responsabile.


Con quella dopo è critico.

Con quella dopo ancora è “sempre stato per il dialogo”.

Il tutto senza mai arrossire, perché l’arrossire presuppone un residuo di imbarazzo. E l’imbarazzo, in certi ambienti, è considerato una debolezza caratteriale.

Il paese può attendere

Nel frattempo Qualiano resta lì.

I problemi veri, quelli noiosi, quelli che non entrano bene nei selfie, continuano a fare il loro mestiere.


Le strade aspettano.

Le periferie aspettano.

Il traffico aspetta.

L’ambiente aspetta.

I cittadini aspettano.


A volte aspettano talmente tanto che diventano parte dell’arredo urbano.

Ma la politica del posizionamento non ama i problemi. I problemi sono scivolosi. Chiedono risposte, tempi, responsabilità, numeri, atti, soldi, manutenzione, programmazione. Tutte cose pesanti.

Molto meglio frequentare il potere in potenza.

Molto meglio farsi vedere vicino a chi potrebbe contare qualcosa.

Molto meglio lucidare il rapporto prima ancora che nasca.


Il paese può attendere.

La foto, no.

La candidatura del lampione

Il bello è che il fenomeno è perfettamente trasversale.

Se domani a Qualiano si candidasse un lampione, qualcuno scriverebbe:
“Finalmente una figura luminosa.”

Se si candidasse una buca, nascerebbe subito il comitato:
“Una candidatura radicata nel territorio.”


Se scendesse in campo un semaforo rotto, partirebbe il manifesto:
“Ha saputo fermare il paese.”

Se si proponesse un tombino, qualcuno parlerebbe di “profondo legame con la città”.

È questa la grande forza del leccaculismo: la capacità di trovare visione anche dove c’è solo convenienza.

E attenzione: non parliamo del normale sostegno politico. Quello è legittimo. Avere idee, scegliere una parte, sostenere un progetto, esporsi pubblicamente: tutto questo appartiene alla democrazia.

Il problema nasce quando il sostegno non segue un’idea, ma un odore.


L’odore del potere.

O anche soltanto della possibilità del potere.

Perché il leccaculo non serve necessariamente chi comanda.

Serve chi potrebbe comandare.

È la differenza tra il cortigiano e il visionario del cortile.


L’arte di essere sempre stati lì

Poi arriverà il momento delle liste.

E sarà bellissimo.

Vedremo persone che fino a ieri criticavano con l’ardore dei profeti diventare improvvisamente caute, responsabili, istituzionali.

Vedremo antichi avversari scoprirsi compatibili.

Vedremo silenzi diventare strategie.


Vedremo strette di mano che sembreranno trattati internazionali.

Vedremo fotografie con sorrisi larghi, braccia sulle spalle, frasi come “uniti per il territorio”, “insieme per il futuro”, “la città prima di tutto”.

La città, naturalmente, verrà informata dopo.

Prima bisogna sistemare le geometrie.

Perché nella politica locale la geometria conta più dell’aritmetica: non importa quanti voti hai, importa quanto sei vicino al centro del tavolo.


E soprattutto importa non restare in piedi quando comincia il valzer delle sedie.

Il leccaculo professionista lo sa.

Per questo non si siede mai davvero.

Resta a metà.

Un gluteo sulla sedia, uno già pronto alla transumanza.


Il cittadino osserva

Il cittadino guarda tutto questo con una stanchezza ormai adulta.

Non è più stupito.

Lo stupore è morto molti manifesti fa.

Conosce la scena, conosce i movimenti, conosce il copione. Sa che cambieranno le facce, cambieranno le liste, cambieranno le parole d’ordine. Sa che qualcuno parlerà di rinnovamento con accanto gli stessi volti di sempre. Sa che qualcuno invocherà la competenza dopo anni passati a premiare la fedeltà. Sa che qualcuno scoprirà il territorio appena prima di chiedere al territorio di ricordarsi di lui.

E sa anche un’altra cosa: i leccaculo saranno sempre puntuali.


Prima dei programmi.

Prima dei manifesti.

Prima degli incontri pubblici.

Prima perfino delle idee.

Perché l’idea può arrivare tardi.


L’inchino, mai.

Ai blocchi

E allora prepariamoci.

La stagione è appena cominciata.

Le lingue sono calde.

Le schiene sono elastiche.


I sorrisi sono stati stirati.

Le frasi di circostanza hanno già fatto riscaldamento.

Ai blocchi di partenza non ci sono ancora i candidati veri, ma i velocisti del consenso hanno già preso posizione. Qualcuno guarda a destra. Qualcuno guarda a sinistra. Qualcuno guarda direttamente dove immagina possa cadere il primo incarico, il primo favore, il primo spazio, la prima briciola di visibilità.

Qualiano attende programmi, proposte, coraggio e magari perfino un’idea di città.

Nel frattempo, però, una certezza ce l’ha già.


Il campionato dei leccaculo è ufficialmente iniziato.

E, come sempre, non vincerà il migliore.

Vincerà chi avrà capito prima da che parte inginocchiarsi.

Nota editoriale

Questo articolo è un contenuto satirico. Le figure descritte sono rappresentazioni paradossali di comportamenti politici e sociali ricorrenti e non fanno riferimento a persone specifiche identificabili. La satira riguarda il costume politico locale, il trasformismo, il posizionamento preventivo e la ricerca di vicinanza al potere, senza attribuire condotte illecite, fatti determinati o responsabilità personali a singoli soggetti.

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 Jack Satyricon

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