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Seduta pesante per Buzzi, che ha terminato a 39,21 euro, in calo del 3,35%, coincidente con il minimo giornaliero, dopo avere raggiunto un massimo a 40,45 euro. A pesare sul titolo, oltre alla generale debolezza dei mercati, è stato il nuovo rialzo del prezzo del petrolio, elemento particolarmente delicato per un settore ad alta intensità energetica e logistica come quello del cemento.
La flessione di Borsa non modifica però, almeno per il momento, un quadro fondamentale che rimane complessivamente solido. I risultati del primo semestre 2026 sono stati non lontani dalle attese, anche se hanno confermato una pressione sui margini soprattutto in Europa e negli Stati Uniti.
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Primo semestre: ricavi stabili, EBITDA in calo del 10%
Buzzi ha chiuso il semestre con ricavi per 2,189 miliardi di euro, sostanzialmente invariati rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e leggermente superiori ai 2,178 miliardi attesi.
L’EBITDA ricorrente è stato pari a 475 milioni, in calo del 10% e circa il 2% sotto le attese di 484 milioni. L’EBIT è sceso del 15% a 311 milioni, contro i 317 milioni previsti, mentre l’utile netto si è attestato a 324 milioni, in diminuzione del 16% e leggermente inferiore ai 337 milioni attesi.
Resta invece particolarmente robusta la struttura finanziaria. La posizione finanziaria netta positiva è pari a 896 milioni di euro, contro gli 859 milioni attesi, seppure in diminuzione rispetto agli 1,11 miliardi di fine 2025.
Anche la generazione di cassa è risultata migliore delle attese, grazie a un assorbimento del capitale circolante inferiore alle previsioni, mentre gli investimenti si sono attestati a circa 264 milioni, contro 219 milioni del primo semestre 2025.
Il vero punto debole sono i margini
Il dato da osservare con maggiore attenzione è la redditività operativa.
Il margine EBITDA adjusted è sceso di circa 240 punti base al 21,6%. L’effetto negativo dei volumi, quantificato in circa 42 milioni di euro, è stato compensato solo parzialmente da un price-cost spread positivo per 14 milioni.
La pressione non è stata però uniforme geograficamente.
La Germania ha registrato una contrazione del margine EBITDA di circa 310 punti base, superiore ai 210 punti base attesi. Negli Stati Uniti la riduzione è stata ancora più marcata, circa 450 punti base contro i 320 previsti, mentre la Russia ha visto il margine scendere al 13,4% dal 25,9% del primo semestre 2025.
Decisamente migliore la situazione in Brasile, dove il margine è salito al 27,5% dal 21,8%, superando anche il 25% atteso.
Sul fronte dei volumi, l’Europa ha sofferto soprattutto nel primo trimestre a causa delle condizioni meteorologiche sfavorevoli. Gli Stati Uniti hanno invece registrato una crescita dell’1,6% e il Brasile del 3,2%.
La seconda metà dell’anno dovrebbe essere migliore
L’elemento probabilmente più importante emerso dalle indicazioni del management riguarda proprio il secondo semestre.
Buzzi ha introdotto una guidance quantitativa per il 2026, indicando un EBITDA ricorrente compreso tra 1,1 e 1,2 miliardi di euro, rispetto agli 1,237 miliardi realizzati nel 2025.
La fascia implica quindi ancora una contrazione annuale compresa approssimativamente tra il 3% e l’11%, ma il management si aspetta un netto miglioramento della dinamica nella seconda metà dell’anno rispetto al -10% registrato nel primo semestre.
Tre fattori dovrebbero sostenere questa accelerazione.
Negli Stati Uniti sono stati introdotti nuovi aumenti di prezzo che dovrebbero consentire di passare da una dinamica leggermente negativa nel primo semestre a una moderatamente positiva. In Europa è atteso un recupero dei volumi dopo la debolezza, in parte meteorologica, dei primi mesi dell’anno. Infine dovrebbero attenuarsi alcune pressioni sui costi, in particolare quelle logistiche legate al diesel.
Quest’ultimo punto, tuttavia, merita oggi maggiore prudenza. Il nuovo rialzo del petrolio rischia infatti di ridimensionare almeno in parte il beneficio atteso dalla normalizzazione dei costi energetici e di trasporto. È probabilmente anche per questo motivo che il mercato ha reagito negativamente alla nuova accelerazione del greggio.
Petrolio: perché Buzzi è vulnerabile
Il settore del cemento è strutturalmente energy intensive. La produzione richiede grandi quantità di energia termica ed elettrica e il prodotto finale ha inoltre costi di trasporto significativi rispetto al proprio valore.
Il rialzo del petrolio non si trasferisce quindi necessariamente in maniera diretta e immediata sul conto economico, perché il mix energetico utilizzato nella produzione è più articolato, ma un aumento persistente dell’energia e soprattutto del diesel può comprimere il price-cost spread.
Ed è proprio il price-cost spread uno degli elementi sui quali il management punta per ottenere il miglioramento previsto nel secondo semestre.
Se il petrolio dovesse rimanere elevato per un periodo prolungato, la capacità di Buzzi di trasferire l’aumento dei costi sui prezzi diventerebbe quindi una delle variabili fondamentali da monitorare.
Germania: possibile sorpresa positiva dalle infrastrutture
Un altro elemento potenzialmente interessante arriva dalla Germania.
Il management ha segnalato che qualcosa sembra iniziare a muoversi sul fronte del piano infrastrutturale tedesco. Considerata la debolezza dell’economia domestica, una maggiore spesa pubblica in infrastrutture potrebbe rappresentare un catalizzatore importante per la domanda di cemento e materiali da costruzione.
Gli effetti difficilmente sarebbero immediati, ma per Buzzi una vera accelerazione degli investimenti infrastrutturali tedeschi potrebbe contribuire a trasformare uno dei mercati oggi più deboli in un elemento di recupero nei prossimi esercizi.
Quasi 900 milioni di cassa lasciano diverse opzioni
Particolarmente importante rimane la solidità patrimoniale.
Con una posizione finanziaria netta positiva di 896 milioni, Buzzi dispone di notevole flessibilità sia per finanziare gli investimenti sia per effettuare acquisizioni o remunerare gli azionisti.
Sul fronte M&A il management continua a mantenere un approccio prudente, ma starebbe valutando diverse opportunità, in particolare in Brasile e Stati Uniti.
Gli investimenti dovrebbero attestarsi intorno ai 550 milioni nel 2026 e potrebbero mantenersi su livelli simili anche nei due esercizi successivi.
Non sembra invece esserci particolare urgenza nell’avviare il nuovo programma di buyback fino a 300 milioni di euro già autorizzato. La decisione dipenderà soprattutto dall’effettivo livello degli investimenti e dalle eventuali opportunità di acquisizione.
Equita: Buy e target a 54 euro
Equita ha effettuato soltanto un fine tuning delle proprie stime per area geografica, senza modifiche rilevanti alle previsioni consolidate.
Per il 2026 la Sim stima un EBITDA ricorrente di 1,17 miliardi di euro, in diminuzione del 5% rispetto all’anno precedente. La previsione incorpora un secondo semestre decisamente migliore, con EBITDA atteso in flessione di appena il 2% rispetto al -10% della prima metà dell’anno.
La valutazione rimane particolarmente interessante: secondo le stime di Equita, Buzzi tratta a circa 8 e 7 volte il P/E ex-cash 2026-2027 e a 4,2 e 3,7 volte l’EV/EBITDA.
Equita conferma quindi la raccomandazione Buy e il target price a 54 euro. Rispetto ai 39,21 euro della chiusura, il prezzo obiettivo implica un potenziale teorico di rivalutazione di circa il 38%.
Il mercato sembra quindi trovarsi davanti a due forze contrapposte. Da una parte ci sono margini in contrazione, pressione dei costi energetici e una crescita ancora debole nei principali mercati europei. Dall’altra troviamo un bilancio estremamente solido, valutazioni contenute, quasi 900 milioni di posizione finanziaria netta positiva e la prospettiva di un miglioramento operativo nel secondo semestre.
La variabile decisiva nei prossimi mesi sarà probabilmente proprio la capacità di Buzzi di trasformare quest’ultima aspettativa in risultati concreti. Se il recupero dei prezzi negli Stati Uniti, la ripresa dei volumi europei e la normalizzazione dei costi si materializzeranno, le valutazioni attuali potrebbero apparire molto compresse. Se invece il nuovo shock energetico dovesse persistere, il recupero dei margini potrebbe richiedere più tempo del previsto.
Analisi tecnica: Buzzi si avvicina a un supporto decisivo
Il quadro tecnico di Buzzi si è deteriorato sensibilmente rispetto ai massimi raggiunti tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026. La chiusura a 39,21 euro, coincidente con il minimo della seduta, porta infatti il titolo a ridosso di un’area tecnica particolarmente importante.
Il grafico evidenzia una possibile ampia formazione di doppio massimo, costruita con due picchi in area 54-54,50 euro. La figura non è però ancora completata: la sua neckline passa infatti in area 36,50-37 euro, corrispondente ai minimi registrati tra la fine del 2024 e l’inizio del 2025. Soltanto la rottura di questa fascia trasformerebbe il potenziale doppio massimo in un vero segnale ribassista di medio-lungo periodo.
Prima di arrivare alla neckline, Buzzi deve però confrontarsi con un altro riferimento significativo. Area 39-39,50 euro coincide sostanzialmente con il 38,2% di ritracciamento dell’intero rialzo sviluppato dai minimi del 2022 fino ai massimi di area 54,50. La chiusura di lunedì a 39,21 porta quindi il titolo esattamente sul primo importante supporto di Fibonacci.
La reazione da questi livelli sarà significativa. Una tenuta di area 39 potrebbe favorire un tentativo di rimbalzo, inizialmente verso 41,50-42 euro e successivamente verso 44,50-45,50 euro, fascia nella quale passa anche la media mobile esponenziale a 200 giorni, ormai inclinata negativamente.
Al contrario, una violazione convincente di 39 euro aumenterebbe il rischio di un’estensione della discesa verso 36,50-37 euro. Ed è proprio quest’ultimo livello a rappresentare lo spartiacque principale.
Sotto 36,50 euro il doppio massimo verrebbe completato, producendo un segnale tecnico decisamente più preoccupante. La prima area di arrivo sarebbe intorno a 34-35 euro, dove passa anche il 50% di ritracciamento del grande rialzo precedente; successivamente l’attenzione si sposterebbe verso 29,50-30 euro, in prossimità del ritracciamento del 61,8%.
Il quadro presenta quindi una certa divergenza tra fondamentali e analisi tecnica. Le valutazioni appaiono contenute e il bilancio resta molto solido, ma il grafico invita alla prudenza: Buzzi quota sotto la media a 200 giorni e sta mettendo sotto pressione un supporto pluriennale importante. Per avere un primo segnale concreto di miglioramento servirebbe almeno il recupero di area 42 euro, mentre soltanto il ritorno sopra 45-46 euro ridimensionerebbe in maniera significativa la struttura ribassista costruita negli ultimi mesi.
In sintesi, 39 euro è il primo livello da difendere, ma 36,50-37 euro è quello che non dovrebbe essere violato. Finché la neckline tiene, il grande doppio massimo rimane soltanto un’ipotesi; sotto quella soglia diventerebbe invece una figura tecnica completata, con implicazioni ribassiste ben più profonde.
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