Non si tratta di una modifica già decisa al Codice della Strada italiano e neppure di una novità che vedremo a breve agli incroci dei Castelli Romani o sulle strade della Capitale. È invece una proposta scientifica che arriva dagli Stati Uniti e che sta attirando interesse perché prova a rispondere a una domanda destinata a diventare sempre più attuale: come funzioneranno gli incroci quando sulle nostre strade circoleranno contemporaneamente automobili guidate dall’uomo e veicoli autonomi capaci di comunicare tra loro?

A studiare una possibile soluzione sono i ricercatori della North Carolina State University, che hanno sviluppato il concetto della cosiddetta “white phase”, la fase bianca del semaforo.

Un sistema nel quale il quarto segnale avrebbe un significato completamente nuovo.

Semaforo bianco: cosa dovrebbe fare l’automobilista?

È probabilmente la domanda che verrebbe spontanea a chiunque si trovasse davanti per la prima volta a una luce bianca accesa sopra un incrocio.

La risposta è sorprendentemente semplice:

seguire il veicolo che si ha davanti.

Nel sistema studiato dai ricercatori americani, infatti:

rosso: ci si ferma;

verde: si può procedere;

giallo: continua a svolgere la tradizionale funzione di transizione;

bianco: significa che i veicoli autonomi presenti nell’area stanno coordinando il flusso del traffico e chi guida un’automobile tradizionale deve seguire il comportamento del veicolo che lo precede.

Se l’auto davanti procede, dunque, si procede. Se si ferma, ci si ferma.

Dietro una regola apparentemente così semplice ci sarebbe però un sistema tecnologico molto sofisticato.

Perché entrano in gioco le auto a guida autonoma

Il progetto nasce dalla capacità dei veicoli autonomi e connessi di scambiarsi informazioni tra loro e comunicare con il sistema che governa l’incrocio. Quando un numero sufficiente di automobili con queste caratteristiche si avvicinasse al semaforo, potrebbe attivarsi la “fase bianca”.

In quel momento sarebbero gli stessi veicoli connessi a coordinarsi per stabilire il modo più efficiente di attraversare l’incrocio, tenendo conto delle rispettive traiettorie.

Le automobili guidate normalmente dall’uomo verrebbero integrate nel sistema attraverso una regola comprensibile a tutti: seguire il veicolo immediatamente precedente.

La luce bianca avrebbe quindi soprattutto la funzione di comunicare agli automobilisti che in quel momento è attivo questo particolare sistema di coordinamento.

Se invece all’incrocio non fosse presente un numero sufficiente di veicoli autonomi e connessi, tutto tornerebbe a funzionare nel modo che conosciamo oggi, attraverso i tradizionali segnali rosso, giallo e verde.

Ma deve essere necessariamente bianca?

Curiosamente, no. Gli stessi ricercatori hanno precisato che il colore bianco non rappresenta l’elemento essenziale del progetto.

Ciò che conta è introdurre un quarto segnale immediatamente riconoscibile e distinto dagli altri tre, attraverso il quale comunicare agli automobilisti l’attivazione della nuova modalità di gestione dell’incrocio.

Il bianco è dunque il colore scelto negli studi per rappresentare questa nuova fase, ma un’eventuale applicazione futura potrebbe teoricamente adottare anche un’altra soluzione, purché universalmente comprensibile.

Meno code e meno attese agli incroci?

La proposta non nasce naturalmente per aggiungere semplicemente un colore ai semafori.

L’obiettivo è rendere più efficiente la circolazione agli incroci, sfruttando capacità che le automobili tradizionali non possiedono.

Un conducente umano vede ciò che accade davanti a sé e reagisce di conseguenza. Un sistema di veicoli connessi, invece, può teoricamente condividere in tempo reale molte più informazioni e coordinare i movimenti prima ancora che ciascun mezzo raggiunga materialmente l’incrocio.

Le simulazioni condotte dai ricercatori della North Carolina State University hanno mostrato risultati promettenti in termini di riduzione dei tempi di percorrenza e dei ritardi agli incroci.

E il principio è intuitivo: più veicoli autonomi e connessi partecipano al sistema, maggiore può diventare l’efficienza complessiva.

E i pedoni? Gli studi hanno pensato anche a loro

Uno dei problemi più evidenti di un sistema del genere riguarda chi attraversa la strada a piedi.

Gli studi iniziali erano concentrati soprattutto sul traffico veicolare, ma successivamente il gruppo di ricerca ha sviluppato ulteriormente il modello includendo proprio i pedoni.

I risultati delle simulazioni pubblicati nel 2024 hanno indicato che la “fase bianca” potrebbe continuare a produrre benefici anche tenendo conto degli attraversamenti pedonali.

Secondo i modelli dei ricercatori, in uno scenario futuro caratterizzato da una diffusione quasi universale delle auto autonome, i ritardi agli incroci potrebbero diminuire di oltre il 25%.

Si tratta, è bene sottolinearlo, di risultati ottenuti attraverso modelli e simulazioni, non dell’esito di un sistema già installato su larga scala nelle nostre città.

Vedremo presto la luce bianca sui semafori italiani?

No, almeno per ora.

Ed è la precisazione più importante per evitare equivoci.

La “luce bianca” non rappresenta una nuova disposizione del Codice della Strada italiano e non esiste al momento un provvedimento che imponga di trasformare i nostri semafori da tre a quattro colori.

Siamo nel campo della ricerca sulla mobilità del futuro.

Gli stessi studiosi americani hanno riconosciuto che non si tratta di una tecnologia che le amministrazioni pubbliche adotteranno nell’immediato. Il gruppo di ricerca ha però lavorato anche alla realizzazione di sistemi sperimentali fisici, inizialmente utilizzando veicoli in scala ridotta, per studiare problemi e possibili applicazioni della tecnologia nel mondo reale.

Una curiosità che potrebbe raccontare come guideremo tra qualche decennio

La proposta della luce bianca è quindi molto più interessante di quanto possa sembrare a prima vista.

Il punto non è tanto chiedersi se domani mattina troveremo rosso, giallo, verde e bianco al primo incrocio.

La vera questione è un’altra.

Per oltre un secolo il semaforo è stato progettato essenzialmente per impartire istruzioni agli esseri umani: fermati, preparati, passa.

L’arrivo delle automobili autonome potrebbe cambiare persino questo paradigma, perché i veicoli potrebbero iniziare a comunicare direttamente tra loro e con le infrastrutture stradali, coordinando parte dei propri movimenti.

A quel punto anche un oggetto familiare e apparentemente immutabile come il semaforo potrebbe dover evolvere.

E così, dopo generazioni trascorse a imparare che rosso significa stop e verde significa via libera, gli automobilisti del futuro potrebbero dover memorizzare una quarta regola: quando si accende il bianco, guarda l’auto davanti a te e seguila.




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 Daniel Lestini

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