“La siccità non è più un fenomeno eccezionale destinato a esaurirsi con l’arrivo delle prime piogge autunnali, ma una criticità ormai strutturale con cui l’agricoltura dovrà imparare a convivere”. È l’allarme lanciato dai vertici di Confagricoltura Cuneo, alla luce degli effetti del caldo prolungato e della scarsità di precipitazioni che hanno interessato per tutta l’estate, seppur con intensità differenti, i diversi comparti agricoli e zootecnici della Granda.
“Dobbiamo iniziare a considerare caldo e siccità come un problema strutturale, senza pensare che le prime piogge autunnali possano farci dimenticare una questione che tornerà certamente a ripresentarsi la prossima estate – sottolinea il direttore di Confagricoltura Cuneo, Roberto Abellonio -. Stato, Regione e Provincia devono prendere atto che la disponibilità di acqua è diventata una questione strategica. Allo stesso tempo anche il mondo agricolo deve prepararsi ai cambiamenti che questo comporterà, accelerando, ad esempio, l’utilizzo di colture e varietà più resistenti”. Il problema non riguarda soltanto la quantità di acqua disponibile. In molte aziende la necessità di irrigare più frequentemente, anche per periodi molto prolungati, fa lievitare i costi di energia, gasolio e gestione degli impianti. A questo si aggiunge la minore disponibilità di foraggi e materie prime destinati all’alimentazione animale, con possibili ripercussioni sui prezzi lungo l’intera filiera. Una situazione che rischia di alterare equilibri produttivi e di mercato consolidati nel tempo, aggravando una filiera già caratterizzata da una forte distanza tra i prezzi pagati dai consumatori e quelli effettivamente riconosciuti agli agricoltori.
A rendere ancora più complessa la situazione contribuiscono anche i vincoli legati al rispetto dei minimi deflussi dei corsi d’acqua, che in alcune aree limitano la possibilità di irrigare proprio nei periodi di maggiore necessità. “In alcune zone, come a Caraglio, alle aziende non è stata data la possibilità di irrigare proprio a causa dei vincoli legati ai minimi deflussi – aggiunge Abellonio -. È un tema sul quale stiamo confrontandoci a livello locale e regionale, perché occorre trovare un equilibrio tra la tutela della risorsa idrica e la necessità di garantire acqua alle attività agricole”.
Per comprendere meglio gli effetti della difficile situazione, Confagricoltura Cuneo ha raccolto le testimonianze dei presidenti delle Sezioni di prodotto.
Michele Ponso (sezione Frutticola) segnala che la disponibilità d’acqua dei pozzi è ancora sufficiente, ma il vero problema sono i costi: “Le alte temperature obbligano molte aziende a mantenere gli impianti di irrigazione localizzata in funzione anche 24 ore su 24. La qualità della frutta resta elevata, ma l’aumento dei costi di produzione erode i margini”.
Andrea Ingaramo (sezione Cereali e semi oleosi), evidenzia come l’acqua sia determinante soprattutto per il mais: “Dove le risorse sono insufficienti, le colture rischiano di non completare il ciclo produttivo. Anche la soia presenta situazioni differenti in base all’epoca di semina e alla possibilità di irrigare. È sempre più necessario investire in invasi e nell’innovazione varietale per rendere le colture più resilienti”.
Gian Luca Demaria (sezione Vitivinicola regionale) sottolinea soprattutto gli effetti del caldo prolungato sull’equilibrio della maturazione delle uve: “In alcune aree di Langhe e Roero si sono manifestati segnali di stress idrico, con scottature dei grappoli. Le alte temperature e la scarsità d’acqua hanno accelerato la maturazione delle uve, segnando una delle raccolte più precoci mai registrate nella zona di Cuneo, Langhe e Roero”.
Preoccupazione anche da parte di Aldo Gavuzzo (sezione Frutta in guscio): “Abbiamo segnalato stress idrico, ingiallimento e caduta anticipata delle foglie nei noccioleti più esposti, ma preoccupano anche le condizioni delle gemme destinate alla prossima stagione”.
Enrico Racca (sezione Lattiero casearia) evidenzia il rischio legato alla qualità del mais destinato all’alimentazione dei bovini e alla possibile presenza di aflatossine, oltre all’aumento dei costi di irrigazione, quest’anno iniziata con largo anticipo. “È sempre più necessario realizzare nuovi invasi, soprattutto in montagna, per trattenere l’acqua quando è disponibile”.
Alberto Brugiafreddo (sezione Bovini da carne) rileva una situazione ancora diversificata: “Dove l’acqua è disponibile le aziende non hanno registrato particolari difficoltà, mentre nelle aree meno servite dall’irrigazione aumenta sempre più il rischio di raccolti insufficienti per l’alimentazione degli animali e, di conseguenza, il costo dei foraggi”.
Infine, Roberto Barge (sezione Suinicola) spiega come anche la suinicoltura subisce gli effetti del caldo prolungato: “Se gli allevamenti non risentono direttamente della carenza d’acqua, rischiano però di dover affrontare un aumento dei costi dei mangimi a causa della riduzione delle produzioni cerealicole. La carenza idrica non rappresenta più un fenomeno eccezionale e quest’anno è arrivata con quasi un mese di anticipo rispetto al passato. È un segnale che impone di pianificare interventi strutturali per garantire la disponibilità della risorsa lungo tutta la filiera agroalimentare”.
Per Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Cuneo, la risposta non può limitarsi alla gestione delle emergenze. “Servono una strategia di lungo periodo per la risorsa idrica, nuovi invasi e sistemi capaci di trattenere l’acqua nei periodi di maggiore disponibilità, investimenti nell’irrigazione efficiente e nella ricerca di colture più resistenti. Non possiamo permetterci di affrontare ogni estate come se fosse un evento straordinario – conclude -. La siccità è ormai una variabile strutturale dell’agricoltura e come tale deve essere affrontata, prima che le sue conseguenze diventino ancora più pesanti per le aziende e per l’intero sistema agroalimentare”.
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