La realtà dell’istituto penitenziario “Ugo Caridi” di Catanzaro, le attività trattamentali e le opportunità di reinserimento, ma anche le criticità strutturali, la carenza di personale e, soprattutto, le difficoltà legate all’assistenza dei detenuti con problemi psichiatrici. Sono stati questi i principali temi emersi dalla visita della Camera Penale “Alfredo Cantàfora” nell’ambito di “Ristretti in agosto”, l’iniziativa promossa dall’Unione delle Camere Penali Italiane che in questi giorni porta i penalisti all’interno degli istituti di pena di tutto il Paese.

La delegazione, guidata dal presidente della Camera Penale di Catanzaro Francesco Iacopino, ha visto la partecipazione del componente della Giunta dell’Unione delle Camere Penali Italiane Valerio Murgano, della presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati Enza Matacera, del vicesindaco di Catanzaro Giusy Iemma, del presidente del Consiglio comunale Gianmichele Bosco e del presidente dei Giuristi Cattolici Pantaleone Pallone.

Prima dell’accesso alle sezioni detentive, la delegazione ha incontrato il vicedirettore dell’istituto Olga Scivoletto e i responsabili delle diverse aree, con i quali è stato fatto il punto sulla situazione del carcere catanzarese.

Il “Caridi” ospita attualmente circa 700 detenuti e, a differenza di molti istituti italiani, non presenta una situazione di sovraffollamento. Dal confronto è emersa una realtà particolarmente attiva sul versante del trattamento, con laboratori nei quali i detenuti vengono coinvolti in attività professionalizzanti pensate per offrire competenze spendibili all’esterno e favorire il successivo reinserimento sociale e lavorativo. L’istituto catanzarese è stato inoltre tra i primi ad attivare la stanza dell’affettività.

Tra i problemi affrontati c’è quello delle temperature elevate nei mesi estivi. La direzione sta intervenendo attraverso l’installazione di ventilatori e la disponibilità di frigoriferi comuni nelle sezioni, dotazioni che risultano tuttavia ancora insufficienti rispetto alle esigenze della popolazione detenuta. Restano inoltre alcune criticità strutturali, sulle quali sono in corso interventi, e problemi legati alle dotazioni di personale.

La questione più delicata riguarda però l’assistenza alle persone con patologie psichiatriche, un problema che risente anche della carenza di strutture adeguate sul territorio. Una situazione resa ancora più complessa dalla recente e discussa decisione dell’Asp di Catanzaro di sottrarre al carcere due dei tre psichiatri in organico, riducendo sensibilmente la capacità di presa in carico di una componente particolarmente fragile della popolazione detenuta.

«Nel 1939 Calamandrei scriveva che “bisogna aver visto”. È questo il senso della nostra presenza qui», ha spiegato Francesco Iacopino. Il presidente della Camera Penale ha richiamato l’attenzione sulla composizione della popolazione carceraria e sulle fragilità che spesso finiscono per essere concentrate negli istituti di pena.

«Il carcere raccoglie oggi molte delle periferie esistenziali della nostra società: tossicodipendenti, malati psichiatrici, poveri, stranieri. Dobbiamo dare voce a questa quota di sofferenza e ricordare che il carcere non può diventare la risposta sociale al disagio. La politica criminale non può sostituire la politica sociale».

Per Iacopino, il tema delle condizioni detentive riguarda direttamente anche la sicurezza collettiva. «Un detenuto che esce dal carcere alienato ed emarginato rappresenta un pericolo per la collettività. Una persona che viene riabilitata, risocializzata e accompagnata attraverso seri percorsi trattamentali ha invece maggiori possibilità di non tornare a delinquere. Garantire condizioni dignitose e percorsi reali di reinserimento significa quindi garantire anche maggiore sicurezza».

Da qui l’obiettivo delle Camere Penali di «essere un ponte tra il carcere, la società civile e la politica, perché questi luoghi non diventino invisibili».

L’iniziativa catanzarese si inserisce in una mobilitazione che coinvolge 129 Camere Penali territoriali. «Abbiamo scelto proprio il periodo più caldo dell’anno per entrare negli istituti, verificare le condizioni detentive e portare all’esterno le criticità che incontriamo», ha sottolineato Valerio Murgano.

Il componente della Giunta UCPI ha richiamato la situazione nazionale, segnata dai suicidi e dalle difficoltà dell’assistenza sanitaria, soffermandosi anche sui provvedimenti destinati ai detenuti tossicodipendenti. «Le misure alternative possono funzionare soltanto se esistono strutture in grado di accogliere le persone. A fronte delle circa diecimila potenziali possibilità indicate dal Ministero, i posti disponibili nelle comunità sono circa cinquecento e risultano già occupati. È su questo divario che occorre intervenire concretamente».

Alla visita hanno preso parte anche i rappresentanti dell’amministrazione comunale. «Il Comune di Catanzaro sostiene da anni questa iniziativa e ha cercato di tradurre questa attenzione anche in strumenti concreti, attraverso convenzioni che favoriscono il ricorso a pene alternative alla detenzione», ha affermato il presidente del Consiglio comunale Gianmichele Bosco, sottolineando la necessità che le istituzioni mantengano un rapporto costante con la realtà penitenziaria e con i problemi dell’assistenza sanitaria e del reinserimento.

«Sono qui soprattutto per ascoltare i detenuti, perché il carcere non deve essere considerato un luogo separato dal resto della comunità», ha aggiunto il vicesindaco Giusy Iemma. «Dietro queste mura ci sono persone con storie, fragilità e percorsi differenti, che devono poter costruire un nuovo futuro. Per questo sosteniamo la formazione, il lavoro, le relazioni sociali e i percorsi di reinserimento».

Iemma ha inoltre rivolto un ringraziamento alla direzione, alla Polizia penitenziaria e agli operatori impegnati quotidianamente nell’istituto.




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 Roberto Tolomeo

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