19.30 – giovedì 20 agosto 2026

(Il testo seguente è tratto integralmente dalla nota stampa inviata all’Agenzia Opinione) –
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Il Papa: le energie impiegate in guerra e distruzione siano destinate alla vita

Nel messaggio pubblicato in occasione della Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato, Leone XIV riprende le parole del profeta Isaia: “Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci”. Esorta ad attraversare i propri “deserti interiori”, segni di un’odierna crisi etica e culturale che include perdita del senso del limite, desiderio di dominio e ricerca di profitto. Questo, scrive, è “il cammino di un’autentica conversione ecologica” che nasce dal cuore

“Forgeranno le loro spade in vomeri e le loro lance in falci”. Il profeta Isaia così sognava un tempo in cui i popoli della Terra avrebbero convertito ciò che distrugge l’esistenza in strumenti che la sostengono. Oggi è invece lampante un paradossale incubo per cui le nazioni accelerano la “distruzione dell’equilibrio” della Creazione, autoinfliggendosi dolori e sofferenze. “Deserti esteriori”, che sono tuttavia specchi di un’aridità interna, “etica e culturale”, per cui a prosperare è solo la perdita del senso del limite, il desiderio di dominio, la ricerca di profitto immediato. Sono questi alcuni dei concetti espressi da Papa Leone XIV nel messaggio pubblicato oggi, 20 agosto, in occasione della Giornata mondiale di preghiera per la cura del Creato, che ricorre il 1 settembre.

Il dramma degli sforzi orientati alla guerra

Nel testo, il Pontefice riconosce come le crisi che soffocano la società odierna non siano slegate tra di loro, ma costituiscano un’unica ferita colmabile solo attraverso la pace. Non quella del mondo, superficiale e fugace, ma l’armonia che “scaturisce dall’amore perenne di Cristo e dalla sua cura per ogni persona umana”.

Eppure questa promessa di pace è in netto contrasto con le realtà che vediamo in varie parti del mondo. Il profeta Isaia ha parlato di un tempo in cui le nazioni “spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri”, trasformando ciò che distrugge la vita in qualcosa che la sostiene. Oggi, però, vediamo troppo spesso accadere l’esatto contrario, mentre gli sforzi continuano a essere orientati alla violenza e alla guerra.

Il circolo vizioso di guerre e degrado ambientale

Dai campi di battaglia i conflitti allargano il loro spettro di influenza, interagendo in maniera nociva con il degrado ambientale. Si alimenta così un circolo vizioso, che innesca inizialmente la contaminazione di risorse essenziali come aria e acqua. Essa mina quindi la sicurezza alimentare, generando a sua volta povertà, disuguaglianza e nuove tensioni sociali, ovvero le più frequenti cause dell’insorgere delle guerre. Queste ultime, scrive ancora Leone, rivelano un “fallimento profondo” dell’umanità, anche nel prendersi cura del Creato che le è stato affidato.

Non è solo un fallimento politico, ma anche morale e spirituale. Radicata in desideri distorti e in un uso sbagliato della libertà e del potere umani, la guerra si erge a contro-testimonianza del Vangelo della pace.

Il cuore dei conflitti

Le disarmonie menzionate sono evidenti, ma non possono essere ridotte all’imperfezione di sistemi e strutture. In esse, il Papa scorge un più “profondo squilibrio” radicato nel cuore dell’uomo. Dentro ciascuno albergano infatti desideri contraddittori e lotte profonde: amore e indifferenza, verità e illusione, giustizia e ingiustizia.

I conflitti che tormentano l’umanità sono per molti versi espressione esteriore di contrasti e divisioni interiori. Quando il cuore è traviato, le relazioni ne soffrono e le strutture che costruiamo cominciano a riflettere tale disordine.

Rinnovare l’interiorità

Per meglio evidenziare questo concetto Leone XIV prende in prestito la metafora adoperata da Benedetto XVI nell’omelia della Messa per l’inizio del suo Ministero Petrino:

I deserti esteriori si moltiplicano nel mondo, perché i deserti interiori sono diventati così ampi.

Ciò che è spezzato fuori, lo è anche dentro. E per riformare la società, quindi, è necessario iniziare da un rinnovamento del cuore.

Le cause più radicali di conflitto e lo sfruttamento del creato sono conseguenze di una crisi etica e culturale che include la perdita del senso del limite, il desiderio di dominio, la ricerca di profitto immediato e l’incapacità di riconoscere la dignità che Dio ha donato a ogni persona umana.

Da sogno a realtà

L’auspicio di Isaia si fa oggi appello a “trasformare ciò che è male in vita”. Una conversione che non può prescindere dal tornare non soltanto al cuore, ma a chi lo guarisce: il Signore. Perché lì dove il singolo si rinnova, si aprono nuove possibilità.

Ciò che è stato usato per la distruzione può essere reindirizzato verso la vita, per la cura dei poveri, il nutrimento degli affamati e la salvaguardia del creato. Questo è il cammino di un’autentica conversione ecologica, in cui gli effetti dell’incontro con Gesù Cristo si manifestano con evidenza nel rapporto con il mondo che ci circonda.

Dalla guerra allo sviluppo umano integrale

Sono sfide enormi, il Papa lo riconosce, perché sono numerosi gli “ecosistemi” affidati all’uomo: dal creato alle relazioni, alla sua stessa individualità. L’invito è nuovamente ad affidarsi al Dio della pace, che non lascia privi dei mezzi di guarigione e trasformazione.

Immaginiamo un mondo in cui le energie attualmente impiegate nella guerra siano destinate allo sviluppo umano integrale, al superamento della povertà, alla difesa della dignità umana e alla riconciliazione tra i popoli divisi. Una visione del genere riflette la fede nell’avvento del Regno di Dio.

Dal deserto al giardino

Non sono le armi di distruzione, ribadisce Leone, gli strumenti per costruire la pace, ma piuttosto la verità, il dialogo, la pazienza, la bontà, la giustizia, la misericordia, la comprensione, la cura e l’amore. Assumersi il compito di mettere in pratica questi valori significa diventare “collaboratori” nell’opera di rinnovamento del Signore.

Passeremo, lentamente ma inesorabilmente, dal deserto al giardino, dalla divisione alla comunione e dalla violenza alla pace. Il Signore ci dia il coraggio di percorrere questa via, perché in questo nostro tempo le “spade” siano realmente “forgiate in vomeri”, la promessa del Vangelo si radichi più profondamente nel nostro mondo e la pace di Cristo regni su tutto il creato.


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