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La doppia mossa di Lovaglio cambia la partita ma non mette affatto Intesa Sanpaolo all’angolo.

Al contrario, costringe Carlo Messina a scegliere se lasciare che Mps provi a costruire un terzo polo oppure alzare il prezzo dell’Opas. Ed è proprio quest’ultima possibilità che ora diventa molto più concreta.

Il punto di partenza è importante: il cda di Mps ha effettivamente approvato oggi le due offerte separate su Banco BPM e Banca Generali, anche se con l’astensione di quattro consiglieri di minoranza.

Le operazioni dovranno però passare dagli azionisti e presentano ostacoli non trascurabili, a cominciare dall’opposizione di Crédit Agricole a un’operazione su Banco BPM.

Cosa può fare adesso Intesa

La prima possibilità, e secondo me quella più razionale almeno inizialmente, è non fare nulla.

Intesa può permettersi di aspettare. Lovaglio deve trasformare due progetti estremamente ambiziosi in offerte concretamente eseguibili, ottenere il voto degli azionisti Mps il 29 ottobre e convincere soprattutto gli azionisti delle società bersaglio.

È quindi Mps ad avere l’onere della prova.

Banco BPM presenta il problema forse più evidente: Crédit Agricole controlla quasi un terzo del capitale e si è già opposta al precedente progetto con Mps.

Banca Generali presenta un ostacolo diverso: senza il consenso di Generali difficilmente l’operazione può arrivare in porto.

E l’idea che sta emergendo oggi è ancora più interessante: Mps utilizzerebbe azioni proprie di nuova emissione, non il 13,3% di Generali posseduto attraverso Mediobanca.

In caso di adesione, Generali potrebbe quindi ritrovarsi con una partecipazione importante in Mps.

In altre parole, Lovaglio deve allineare Mps, Banco BPM/Crédit Agricole, Generali e gli azionisti del Monte. Non è poco.

Ma Intesa ha un’arma molto potente: il rilancio

Qui secondo me arriviamo al vero punto della vicenda.

Intesa ha già inserito nella propria offerta circa 3 miliardi di componente cash. Se le operazioni di Lovaglio iniziassero a conquistare credibilità, Messina potrebbe semplicemente migliorare ulteriormente le condizioni offerte agli azionisti Mps.

E sarebbe una risposta molto difficile da contrastare.

Perché l’azionista Mps dovrebbe confrontare due alternative molto diverse:

Intesa: premio immediatamente quantificabile + componente cash + azioni del maggiore gruppo bancario italiano + sinergie relativamente visibili.

Lovaglio: mantenimento dell’indipendenza + costruzione di un grande terzo polo, ma accompagnata da aumenti di capitale/nuove azioni, diluizione, rischio di execution, necessità di ottenere più autorizzazioni e integrazione contemporanea di realtà molto differenti.

Quindi ogni euro aggiunto da Intesa aumenta la pressione sugli azionisti Mps affinché preferiscano la certezza dell’offerta di Messina alla complessità del progetto Lovaglio.

Il paradosso: Lovaglio potrebbe far guadagnare gli azionisti Mps anche perdendo

Questa è forse la conseguenza finanziariamente più interessante.

Le contromosse di Lovaglio possono avere soprattutto l’effetto di alzare il prezzo che Intesa dovrà pagare per Mps.

Se il mercato cominciasse a credere seriamente nella possibilità di un rilancio, il titolo Mps potrebbe progressivamente incorporare un premio maggiore.

A quel punto Messina dovrebbe decidere dove si trova il proprio walk-away price, cioè il prezzo oltre il quale le sinergie dell’operazione non compensano più il costo dell’acquisizione.

Ed è proprio questo che osserverei nelle prossime settimane.

C’è poi la carta politica

La dichiarazione di Giorgia Meloni non è irrilevante. La premier ha detto di auspicare che Mps non venga smembrata e ha ricordato l’obiettivo di favorire la nascita di un terzo grande polo bancario italiano.

Questo rafforza politicamente Lovaglio, ma non significa automaticamente che il governo possa impedire l’operazione.

Anzi, Intesa potrebbe rispondere proprio su questo terreno.

Messina potrebbe modificare alcuni elementi industriali dell’offerta, riducendo la percezione dello “spezzatino”: maggiore tutela del marchio Mps, maggiore presenza a Siena, garanzie occupazionali oppure una diversa distribuzione degli asset destinati a Unipol/BPER.

In sostanza potrebbe dire agli azionisti e alla politica:

non stiamo comprando Mps per distruggerla, ma per inserirla nel maggiore gruppo bancario italiano preservandone una parte dell’identità.

Questo potrebbe essere politicamente meno costoso di un rilancio esclusivamente monetario.

Perché Intesa continua ad avere il vantaggio

C’è un elemento che secondo me non bisogna perdere di vista.

Mps sta reagendo all’offerta di Intesa, non il contrario.

Nel 2017 lo Stato mise 5,4 miliardi nel Monte. Oggi Intesa vuole spendere oltre 30 miliardi per acquisirlo. È probabilmente la rappresentazione più evidente della trasformazione avvenuta a Siena.

Ma proprio perché Mps oggi vale circa 36 miliardi, tentare contemporaneamente operazioni su Banco BPM e Banca Generali significa aumentare enormemente la complessità del gruppo.

Intesa invece può aspettare che emergano: rapporto di concambio, premio offerto, diluizione per gli azionisti Mps, posizione di Crédit Agricole, posizione di Generali, voto dell’assemblea e indicazioni delle autorità.

Solo allora Messina avrà interesse a mostrare le carte.

Quindi cosa mi aspetto?

Il mio scenario centrale è questo: Intesa per ora resta ferma e lascia che Lovaglio scopra completamente il proprio gioco.

Se una delle due OPS cominciasse invece a diventare realmente credibile, Intesa potrebbe rilanciare aumentando la componente cash e/o migliorando il concambio.

E terrei aperta anche una terza possibilità: ritocco contemporaneo del prezzo e del progetto industriale, proprio per neutralizzare l’argomento politico dello smembramento di Mps.

Solo se il prezzo richiesto diventasse eccessivo rispetto alle sinergie Messina potrebbe decidere di ritirarsi.

Ma, considerata la dimensione dell’offerta già presentata e gli asset che Intesa intende mantenere — Mediobanca, il 13% circa di Generali e una parte importante della rete Mps — non sembra al momento lo scenario principale.

Reuters conferma che questi asset costituiscono una parte centrale del progetto Intesa.

La partita quindi potrebbe trasformarsi da “Intesa riuscirà a comprare Mps?” a “quanto dovrà pagare Intesa per convincere definitivamente gli azionisti Mps?”.

E per il titolo Mps questa distinzione è fondamentale: più credibile diventa la difesa di Lovaglio, maggiore diventa potenzialmente il prezzo necessario a Messina per chiudere la partita.

Il mercato non ha premiato Mps

Nel grafico il titolo arretra leggermente verso 11,72 euro, dopo avere recentemente fallito il superamento della barriera dei 12 euro. Anche le cronache di mercato confermano una Mps fiacca, mentre i potenziali target Banco BPM e Banca Generali hanno reagito positivamente.

Mps contrattacca, ora la palla passa a Intesa: Messina rilancerà l’offerta?

Mps, il mercato resta freddo sulla controffensiva di Lovaglio

La lettura potrebbe essere piuttosto semplice: gli investitori riconoscono il valore strategico della mossa difensiva, ma non sono ancora convinti della sua realizzabilità e soprattutto della convenienza per gli azionisti Mps.

Il comportamento relativo dei titoli è significativo. Banco BPM e Banca Generali salgono, Mps no. È una dinamica abbastanza tipica nelle operazioni di M&A: il mercato tende a premiare i possibili target, che potrebbero ricevere un premio, mentre guarda con maggiore prudenza all’acquirente, sul quale ricadrebbero costo dell’operazione, diluizione e rischio di execution.

Il grafico manda un primo segnale di cautela

Anche tecnicamente qualcosa è cambiato. Il titolo rimane inserito nel canale rialzista costruito dai minimi di marzo, quindi al momento non ci sono elementi sufficienti per parlare di inversione del trend principale.

Ma il ripetuto fallimento in prossimità di 12,00-12,05 euro e le ultime due candele ribassiste mostrano una perdita di momentum.

12 euro diventa quindi lo spartiacque. Una chiusura convincente sopra questa barriera riaprirebbe spazio verso la parte superiore del canale, mentre nel breve la prima fascia da difendere si colloca intorno a 11,55-11,60 euro.

Sotto quest’area aumenterebbe il rischio di una correzione verso 11,25-11,30 euro, dove passa approssimativamente la parte inferiore del canale.

La reazione di oggi, dunque, potrebbe contenere un messaggio preciso: per ora il mercato non sta attribuendo un grande valore alla “cura Lovaglio”.

Vuole conoscere concambi, sinergie, diluizione e probabilità effettive di successo prima di considerare la doppia OPS un’alternativa credibile all’offerta di Intesa.

E questo, paradossalmente, lascia ancora Carlo Messina in una posizione relativamente comoda: Intesa non è costretta a rilanciare immediatamente e può aspettare che Mps scopra tutte le proprie carte.

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