Alcide De Gasperi e i Castelli Romani: un connubio formidabile, per certi versi ancora inesplorato, di cui restano tracce disseminate in più luoghi, così come nella memoria di chi l’ha conosciuto e nella toponomastica locale. Furono molteplici le tappe ai Colli Albani del padre della Repubblica e dell’Europa unita, tra le figure più rilevanti della storia politica del XX secolo e per il quale è in corso in Vaticano la causa di beatificazione.

In settimana c’è stata la ricorrenza del 72esimo anniversario della morte, avvenuta il 19 agosto del 1954 a 73 anni nella casa di Borgo Valsugana, in Trentino. Tuttavia, una parte significativa della sua storia, di militanza politica e fuga dalle persecuzione durante il fascismo, di quella privata e familiare nella fase post bellica, è legata ai Castelli Romani.

Una narrazione diffusa attribuisce in modo inesatto allo statista proprietà ai Castelli Romani. Addirittura una villa sul lago in via dei Pescatori, il cosiddetto ‘Castelletto’ in anni recenti confiscato alla banda della Magliana dove non abitò mai. Tutta un’altra storia. Per sbrogliare la matassa, rintracciare con un’operazione filologica esatta i luoghi in cui visse il fondatore della Democrazia Cristiana, noi di Castelli Notizie abbiamo consultato chi ha con sé la forza dei documenti e della memoria come Luciano Mariani, e chi parla a ragion veduta, avendo vissuto eventi e situazioni.

Alcide De Gasperi, rifugiato a Castel Gandolfo nelle ville pontificie

Luciano Mariani, saggista che nel 2017 ha ricevuto il Premio Città di Castel Gandolfo perché custode e promotore della cultura, delle tradizioni e della storia locale, ci aiuta nell’intento di ripristinare la verità storica sulla presenza dello statista trentino ai Castelli Romani. “Cominciamo da zero – la premessa di Mariani a voler sgombrare il campo da ogni errore -: De Gasperi in tempo di guerra era rifugiato nelle Ville pontificie, anche come addetto alla manutenzione dei giardini”. Aveva pagato caro il convinto antifascismo: da oppositore del regime, fu perseguitato, arrestato nel ‘27, condannato a quattro anni, incarcerato fino all’estate del ‘28. Una volta libero grazie alla diplomazia vaticana, Pio XI nel ricordare la vicenda avrebbe detto “L’abbiamo tirato fuori da Regina Coeli”, trovò rifugio in Vaticano. Grazie alla generosità del Papa, fu assunto in qualità di catalogatore nella Biblioteca Apostolica Vaticana, ma non direttamente dalla Santa Sede. In tempi difficili bisognava muoversi con cautela per non destare sospetti: ad assumerlo con lo pseudonimo di Alfonso Porta fu Propaganda Fide.

Proprio nella villa estiva del Collegio di Propaganda Fide all’interno delle Ville Pontificie di Castel Gandolfo, De Gasperi si nascose per sfuggire alle persecuzioni nazifasciste. L’allora Direttore delle Ville Pontificie, Emilio Bonomelli, accolse nell’area extraterritoriale sfollati, ebrei, oppositori politici del regime. Una mostra permanente al Palazzo Apostolico, ‘Castel Gandolfo 1944’ lo ricorda. La presenza dello statista in quel luogo è legata a una pagina storica tragica: il 10 febbraio 1944, un bombardamento aereo anglo-americano colpì la struttura provocando oltre cinquecento vittime tra i rifugiati. De Gasperi si salvò e restò ai Castelli Romani nei rifugi vaticani fino alla liberazione di Roma, il 4 giugno del 1944, dopo nove mesi di occupazione nazifascista. Proprio Bonelli racconterà che lo stesso De Gasperi nel terrazzo delle ville pontificie gli venne incontro per raccontargli di essere stato nominato il giorno prima, alla vigilia della Liberazione, ministro nel nuovo governo Bonomi succeduto a Badoglio. “Si apriva così, con la sua carriera di statista, che durerà un decennio, la fase più luminosa e feconda della sua vita”.

In affitto al Villino Lydia, la targa inaugurata alla presenza di Andreotti e Moro mantiene il ricordo

Negli anni successivi si consolidò il legame di De Gasperi con Castel Gandolfo. “Finita la guerra, visse in affitto con la famiglia in un villino alla ‘Galleria di sopra’, antistante Propaganda Fide, che fu dell’ingegnere Hoerner, poi conosciuto come Villino Lydia, oggi abitato da privati. A testimoniare la presenza di De Gasperi resta una targa commemorativa, ancora visibile, posta sulla facciata dell’edificio liberty il 13 ottobre 1962 dall’allora sindaco democristiano Marcello Costa”, racconta Mariani.

Sulla lapide si legge: “Negli anni dopo la Liberazione di Roma nella serena atmosfera del lago in questa dimora Alcide De Gasperi, presidente della ricostruzione d’Italia, preparò fondamentali proposte di legge, ebbe importanti contatti politici e ritemprò nell’intimità della diletta famiglia le sue forze, tutte dedicate al servizio della patria, secondo gli ideali della Democrazia Cristiana. La Democrazia Cristiana di Castel Gandolfo”.

DIDASCALIA: Lastra a Villa Lydia, Castel Gandolfo. Per gentile concessione di Luciano Mariani


Marcello Costa, sindaco di Castel Gandolfo per ben 33 anni, dal 1952 al 1985, tanto da essere soprannominato “il sindaco dei cinque Papi”, volle istituzionalizzare il ricordo di quel legame storico tra De Gasperi e la città, inaugurando la lastra di travertino collocata sotto il portico, sulla facciata del villino di viale Pio XI, alla presenza di Giulio Andreotti, allora ministro della Difesa, Aldo Moro e altri esponenti politici scudocrociati. A documentare quel momento c’è una preziosa fotografia d’epoca in bianco e nero, concessa a Castelli Notizie da Luciano Mariani, che li ritrae mentre percorrono il Corso per raggiungere il luogo della cerimonia.

Uno dei visitatori più assidui dello statista trentino durante i suoi soggiorni a Castello fu proprio Andreotti. Un breve filmato dell’Istituto Luce, nella rubrica Settimana Incom, datato 15 luglio 1953, mostra l’arrivo nella villa di Castel Gandolfo di Andreotti, seguito da Gonella, Piccioni e Taviani. In una delle immagini, un poliziotto sorregge un bambino che pedala sulla bicicletta, molto probabilmente un nipote di De Gasperi. Poco dopo, lo statista va al Quirinale per comunicare al Presidente della Repubblica di aver accettato uno dei suoi tanti incarichi.

Andreotti e Moro sul corso di Castel Gandolfo con il sindaco Marcello Costa si recano all'inaugurazione della lapide per De Gasperi a Villa Lydia. Per gentile concessione di Luciano Mariani

DIDASCALIA: Andreotti e Moro sul corso di Castel Gandolfo con il sindaco Marcello Costa si recano all’inaugurazione della lapide per De Gasperi a Villa Lydia. Per gentile concessione di Luciano Mariani


Dal dicembre 1945 al 1953, infatti, fu presidente del Consiglio dei ministri per ben otto mandati consecutivi, artefice della ricostruzione postbellica, promotore dell’ancoraggio dell’Italia al blocco occidentale e al progetto europeo, insieme a Konrad Adenauer e Robert Schuman.

“Ero bambino, ancora ricordo quando De Gasperi arrivava a Castel Gandolfo. A quei tempi non c’era la Via dei Laghi, o meglio Mussolini nel ’33 l’aveva realizzata dai villini di Castel Gandolfo fino a Velletri. Mancava l’altra parte. De Gasperi arrivava dalla Papalina e c’era un poliziotto su una pedana di legno che bloccava il traffico e lo faceva passare. Spesso vedevo passare sua figlia Marianna con una Lancia”.

Mariani sottolinea anche come, già prima degli anni del dopoguerra, lo statista avesse sviluppato un forte legame con i Castelli Romani. Cita un passo delle ‘Lettere dalla prigione’, scritte dal carcere di Regina Coeli e indirizzate alla moglie Francesca Romani: “Dall’alto vedo accordarsi i lumi di Roma fino ai Colli Albani, ad una ad una le costellazioni”.

I Colli Albani erano l’orizzonte naturale di riferimento del politico, rievocato mentalmente come contrappunto alla costrizione fisica della cella. Rappresentavano, già prima dell’arresto del ’27, la meta di gite familiari in serenità, tra boschi e nella natura. E così sarebbe stato anche negli anni successivi.

Il dono per i 70 anni: la villa a Rocca di Papa regalata dai militanti Dc

Tanto era forte il legame con i Castelli che il leader democristiano negli ultimi anni di vita, dal 1951, andò ad abitare con la moglie e le quattro figlie in una villa situata in via dei Laghi, al civico 42 (l’attuale villa Nancy) con affaccio sul lago Albano di Castel Gandolfo. Una collocazione che potrebbe aver contribuito a generare l’equivoco e l’attribuzione allo statista di una proprietà nel comune castellano.

Villa Nancy a Rocca di Papa, via dei Laghi 42, di proprietò di De Gasperi che vi abitò con la moglie e le figlie dal 1951 al 1954. Tratta dal libro di Giorgio Magistri 'De Gasperi - Un grande uomo ai Castelli Romani'

Villa Nancy a Rocca di Papa, via dei Laghi 42, di proprietò di De Gasperi che vi abitò con la moglie e le figlie dal 1951 al 1954. Tratta dal libro di Giorgio Magistri ‘De Gasperi – Un grande uomo ai Castelli Romani’


Personalità austera, anche negli anni in cui fu capo di governo, De Gasperi visse sempre all’insegna della massima sobrietà. Si trovò a essere proprietario della villa per un evento eccezionale, oggi inimmaginabile: un “dono” tanto inatteso quanto straordinario, frutto di una sottoscrizione pubblica promossa tra iscritti e militanti della Democrazia Cristiana in occasione del suo settantesimo compleanno, il 3 aprile 1951, in un momento politico e personale complesso e faticoso.

Racconta la vulgata che fu l’amata moglie a condurlo nella sua ultima residenza ai Castelli con il pretesto di cercare una casa in affitto sul lago per favorire la guarigione della figlia più piccola da problemi respiratori. Solo una volta scoperta la verità e compresa la natura del regalo, De Gasperi, riconoscente, avrebbe capitolato accettando il dono, destinato a diventare l’unica proprietà immobiliare della sua vita.

Nel 2013 Villa Nancy fu sequestrata dalla Direzione Investigativa Antimafia di Roma nell’ambito di un’operazione riconducibile alle attività di un imprenditore.

Dalla casa scelta per gli ultimi anni di vita di uno degli statisti più importanti della Repubblica a un bene finito al centro di un’inchiesta antimafia: è proprio il caso di dire, dalle stelle alle stalle. Oggi è di proprietà privata.

Gianfranco Botti, quella foto negata al ricevimento a Villa De Gasperi

Gianfranco Botti, classe 1937, ha alle spalle cinque legislature con la DC a Rocca di Papa, dal 1960 al 1992, e conserva una memoria vivissima di tanti episodi che restituiscono bene il clima sociale e umano di quegli anni.

“Si è creato un equivoco perché la villa guardava sul lago. Si trova dopo la comunità Mondo Migliore, ma è nel territorio di Rocca di Papa”, spiega Botti per prima cosa. “Dopo la morte di De Gasperi, la moglie, ‘donna Francesca’, rimase per qualche tempo nella villa insieme alla figlia Romana, prima che la proprietà venisse venduta. Erano amici di famiglia con noi”.

Ed è proprio da quel rapporto che nasce un aneddoto che Botti, a distanza di tanti anni, racconta ancora con una punta di amarezza. “Rocca di Papa aveva formato una squadra di calcio legata alla locale sezione della Democrazia Cristiana e un giorno fummo ricevuti nella villa. Donna Francesca ci offrì il thè e dei biscotti fatti con le proprie mani”.

Botti allora era giovanissimo, aveva non più di 16 anni. Era già democristiano, iscritto alla sezione, e giocava a pallone ma in un’altra squadra, quella di Rocca di Papa. “Ero troppo giovane e la Libertas non volle assumersi la responsabilità di farmi giocare”.

Fotografia a Villa Nancy di De Gasperi con la squadra di calcio Dc da cui fu escluso Gianfranco Botti. Grazie a Francesco De Santis

Fotografia a Villa Nancy di De Gasperi con la squadra di calcio Dc da cui fu escluso Gianfranco Botti. Grazie a Francesco De Santis


Tra le due squadre c’era una forte competizione, non soltanto sul terreno di gioco. “C’era molta rivalità per un motivo semplice, oltre a quello ‘tecnico-pallonaro’: la politica, allora, era sentita. Era un modus vivendi, una passione che oggi è difficile comprendere, in un tempo in cui la politica ha perso gran parte del suo richiamo e del suo interesse, se non quello materiale del tornaconto”.

E così, quel giorno, Botti, accolto a Villa De Gasperi in quanto democristiano, fu ‘escluso’ in quanto calciatore. “Come democristiano, al ricevimento mi accettarono. Però, come giocatore dell’altra squadra, mi esclusero dalla foto ricordo. E questa, per me, è una ferita che ancora mi porto appresso”.

Libro di Gianfranco Botti che contiene la dedica

Libro di Gianfranco Botti che contiene la dedica


Lo statista rifiuta l’acqua gratis offerta dall’amministrazione comunista

Tra gli aneddoti legati a Rocca di Papa, celebre resta quello del rifiuto di De Gasperi all’offerta del Comune per riconoscenza e senso di ospitalità, di allacciargli l’acqua gratis. “Il comune di Rocca di Papa, gestione comunista, gli offrì la possibilità di non pagare l’acqua, lui sdegnosamente rifiutò la proposta e scrisse una lettera in cui istruiva gli amministratori locali a far rispettare le regole, le procedure stabilite”, racconta Botti.

Pretese di pagare regolarmente tasse e servizi locali come ogni altro cittadino, dando prova di una rettitudine oggi spesso sconosciuta ai rappresentanti istituzionali e di una condotta all’insegna di una perfetta coerenza tra comportamenti pubblici e privati. Ci fu anche qualche problema nell’allaccio della luce, presto risolto.

“Mio padre, Pierino Botti era funzionario della Società romana elettrica con sede a Frascati prima della statalizzazione e risolse tutto, ho qui un libro con dedica di Donna Francesca e della figlia Romana a Pierino”, conclude Gianfranco. La toponomastica di Rocca di Papa ricorda De Gasperi: gli è stata intitolata la piazza centrale.

Dedica che conserva Gianfranco Botti

Dedica che conserva Gianfranco Botti

‘Servus inutilis’: la mostra che ha riportato De Gasperi a Rocca di Papa

Dal 7 al 9 novembre 2025, nella Sala Auditorium della Chiesa del Sacro Cuore di Gesù, Rocca di Papa ha ospitato la mostra dedicata ad Alcide De Gasperi dal titolo ‘Servus inutilis – Alcide De Gasperi e la politica come servizio’, titolo che richiama l’espressione con cui lo statista, animato da una profonda fede, amava definire sé stesso.

“La mostra è nata per ricordare una figura che ha incarnato la politica come servizio, in una data quasi in concomitanza con il primo governo De Gasperi del dopoguerra, nato nel dicembre del 1945. Ma anche per il forte legame che De Gasperi ebbe con Rocca di Papa”, spiega Francesco De Santis, consigliere comunale, promotore e curatore dell’iniziativa in loco.

Lettera del sindaco comunista dell'epoca Nestore Vitale e risposta manoscritta di De Gasperi sulla questione dell'acqua gratis. Grazie a Francesco De Santis

Lettera del sindaco comunista dell’epoca Nestore Vitale e risposta manoscritta di De Gasperi sulla questione dell’acqua gratis. Grazie a Francesco De Santis


Il percorso espositivo ha permesso di riportare alla luce fotografie e documenti legati alla presenza dello statista a Rocca di Papa, raccolti anche grazie al contributo di Anna Brandani. Tra le immagini, quelle della squadra di calcio della Democrazia Cristiana, della Monte Cavo e della villa De Gasperi. Particolarmente significativa anche la lettera con cui lo statista rispose al sindaco comunista, Nestore Vitali, che gli aveva offerto alcune agevolazioni ritenute inaccettabili.

In mostra anche la famosa fotografia nella quale Gianfranco Botti non poté comparire. Botti, tuttavia, è stato tra i protagonisti dell’iniziativa del 2025, chiamato a portare la sua testimonianza come profondo conoscitore della storia della Democrazia Cristiana a Rocca di Papa, insieme a studiosi ed esperti arrivati da diverse parti d’Italia.

De Santis ha promosso l’iniziativa perché “quando la politica è servizio non è conquista, ma dono; non è potere, ma responsabilità; non è distanza, ma presenza”.

Francesco De Santis alla mostra curata e organizzata da lui l'anno scorso a Rocca di Papa dedicata a De Gasperi

Francesco De Santis alla mostra curata e organizzata da lui l’anno scorso a Rocca di Papa dedicata a De Gasperi


De Gasperi aveva già soggiornato a Rocca di Papa prima di trasferirsi nella villa. “Aveva precedentemente pernottato sulla cima di Monte Cavo, presso il monastero dei frati Passionisti, come viene riportato nel libro di Giorgio Magistri De Gasperi – Un grande uomo ai Castelli Romani”, ricorda De Santis.

Il percorso avviato potrebbe non fermarsi qui. “Con la Fondazione ci siamo lasciati l’anno scorso con l’idea di fare qualcosa di più strutturato, anche per saldare questo legame e cercare di portare Rocca di Papa nella Fondazione stessa, tenendo conto che qui ha trascorso gli ultimi anni di vita, d’accordo con Paolo Valvo e la direttrice della fondazione Martina Bacigalupi”.

Un progetto ancora da costruire ma che parte da una consapevolezza precisa: il rapporto tra De Gasperi e Rocca di Papa non appartiene soltanto alla memoria, ma può diventare un pezzo di storia da custodire e valorizzare.

Papa Leone, De Gasperi modello di ‘sana laicità’, forse un santo dei Castelli Romani

La politica come servizio e non come possesso, come costruzione e non come conflitto permanente, come ricerca del bene comune. La figura di De Gasperi, uomo di profonda fede, potrebbe apparire anacronistica e invece interpella il presente, pone domande stringenti sulla dignità della politica e sulla possibilità per un cristiano di stare nella Storia rimanendo fedele al Vangelo, senza trasformare la fede in uno strumento di potere ma cercando vie di pacificazione.

È anche in questa prospettiva che Papa Leone XIV ne ha richiamato l’esempio, sottolineando che “la politica, la diplomazia e la difesa nazionale diventano strumenti di autentica carità quando sono vissute con animo umile”, come ha affermato nell’omelia per il Giubileo degli Uffici cerimoniali istituzionali del 25 ottobre 2025.

Un richiamo che riporta al centro anche il tema della ‘sana laicità’, capacità di tradurre i propri valori in servizio per il Bene comune.

Nel frattempo, il Tribunale ecclesiastico della Diocesi di Roma ha concluso la raccolta della documentazione e delle testimonianze relative alle virtù eroiche e alla fama di santità dello statista. Gli atti sono stati trasmessi al Dicastero delle Cause dei Santi in Vaticano dove prosegue l’iter della causa.

E chissà che proprio da Castel Gandolfo, luogo così profondamente legato agli ultimi anni della vita di De Gasperi, Papa Leone XIV non possa tornare a parlare dello statista trentino, fino a indicarlo, un giorno, come esempio di santità vissuta nella Storia. Forse un santo dei Castelli Romani.

Piera Lombardi




#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Piera Lombardi

Source link

Di