L’avvertimento urgente di Draghi: perchΓ© dobbiamo investire miliardi in nuovi terminal nei Balcani
Un progetto gigantesco nei Balcani: l’ultima speranza dell’Europa contro la Via della Seta cinese?
L’Europa si trova ad affrontare una sfida storica: per rimanere competitiva a livello globale con Cina e Stati Uniti, il mercato unico ha urgente bisogno di superare i suoi limiti logistici. Come rivela in modo lampante l’ampio rapporto di Mario Draghi, ampiamente discusso, l’Europa rischia di rimanere indietro economicamente se non riuscirΓ a colmare l’enorme divario infrastrutturale interno. Al centro degli sforzi di recupero europei ci sono il Corridoio paneuropeo 8 e il Corridoio 10 nei Balcani occidentali, arterie strategiche destinate a collegare il Mar Nero con il cuore dell’Europa. Tuttavia, questi progetti multimiliardari sono minacciati da un collo di bottiglia cruciale: l’enorme mancanza di spazio nei terminal di trasbordo intermodale. Γ proprio qui che entra in gioco un’innovazione rivoluzionaria. I magazzini container ad alta densitΓ completamente automatizzati, come quelli sviluppati dallo specialista di intralogistica LTW, richiedono fino al 50% di spazio in meno e potrebbero rivoluzionare il trasporto merci su rotaia. Continuate a leggere per scoprire perchΓ© le tecnologie intelligenti e gli oculati investimenti geopolitici nei Balcani stanno determinando il futuro economico dell’Europa.
Il corridoio 8 e il corridoio 10, linfa vitale dell’Europa nella competizione globale
PerchΓ© le soluzioni di trasporto intermodale e l’intralogistica intelligente determineranno il futuro economico dell’Europa e chi possiede gli strumenti per realizzarle
Il mercato unico europeo Γ¨ sottoposto a pressioni quasi inimmaginabili solo pochi anni fa. Mentre la Cina persegue da un decennio le politiche infrastrutturali come strumento geopolitico con la sua iniziativa “Belt and Road”, e gli Stati Uniti impongono politiche industriali ambiziose con l’Inflation Reduction Act che indeboliscono le imprese europee, l’Unione Europea fatica a trovare la giusta risposta strategica. Il rapporto sulla competitivitΓ di Mario Draghi, presentato alla Presidente della Commissione Ursula von der Leyen nel settembre 2024, descrive il dilemma in modo crudo: l’Europa mantiene un sistema frammentato di 27 mercati nazionali con barriere normative schiaccianti, mentre allo stesso tempo i prezzi dell’energia, da due a tre volte superiori a quelli degli Stati Uniti, ne erodono la base industriale. Sono necessari investimenti aggiuntivi per 750-800 miliardi di euro all’anno per colmare il divario.
In questo contesto complesso, emerge un interrogativo di fondamentale importanza strategica, ancora troppo raramente affrontato con il rigore necessario nel dibattito pubblico: come puΓ² l’Europa colmare il proprio divario infrastrutturale interno? Non il divario con la Silicon Valley, bensΓ¬ il divario fisico e logistico all’interno del continente stesso: la mancanza di collegamenti ferroviari, la congestione dei corridoi stradali e l’inefficienza degli hub di trasbordo che attualmente separano i Balcani dal mercato unico. La risposta risiede in due assi di trasporto la cui realizzazione Γ¨ attesa da decenni: il Corridoio paneuropeo VIII e il Corridoio X.
Due corridoi come progetti geopolitici ed economici chiave
Corridoio 8: la via vitale est-ovest tra il Mar Adriatico e il Mar Nero
Il Corridoio Paneuropeo VIII è un sistema di trasporto multimodale la cui logica concettuale è sorprendentemente semplice: collega il Mar Adriatico a ovest con il Mar Nero a est per una lunghezza totale di circa 1.500 chilometri. Il percorso parte dai porti italiani meridionali di Bari e Brindisi, dove si raggiunge Durazzo in Albania, da lì via Elbasan e Tirana, attraversa la Macedonia del Nord fino a Skopje e Kumanovo, supera il confine bulgaro, passa per Sofia e Plovdiv e termina nei porti del Mar Nero di Varna e Burgas.
Quello che sulla mappa appare come un corridoio completo e continuo Γ¨ in realtΓ ancora un mosaico di tratti modernizzati, collegamenti mancanti e decenni di ritardi nella pianificazione. A trent’anni dalla sua ideazione alla Seconda Conferenza Paneuropea sui Trasporti di Creta nel 1994, il Corridoio VIII Γ¨ ancora solo parzialmente sviluppato. I maggiori colli di bottiglia si trovano al confine tra Bulgaria e Macedonia del Nord, dove manca un collegamento ferroviario continuo, e nelle zone occidentali dell’Albania, dove in alcuni punti le infrastrutture sono rimaste ferme agli inizi del XX secolo.
L’UE ha riconosciuto l’urgenza e ha stanziato fondi specifici attraverso il suo Programma Global Gateway. Con un investimento totale di circa 2,1 miliardi di euro per il tratto di 594,7 chilometri del corridoio ferroviario in Macedonia del Nord e Albania, il progetto Γ¨ uno dei piΓΉ importanti progetti infrastrutturali dei Balcani occidentali. I contributi dell’UE ammontano a 367,6 milioni di euro, mentre la parte restante proviene da prestiti governativi e istituzioni finanziarie internazionali. Nel tratto orientale, la sezione di 88 chilometri in Macedonia del Nord da Kumanovo al confine bulgaro, la prima fase di costruzione fino a Beljakovce Γ¨ stata completata nel dicembre 2024. La seconda sezione di 34 chilometri tra Beljakovce e Kriva Palanka Γ¨ in costruzione, mentre la terza sezione fino al confine bulgaro Γ¨ attualmente in fase di gara d’appalto.
Parallelamente, la Banca europea per gli investimenti sta modernizzando la tratta ferroviaria Durazzo-RrogoΕΎinΔe in Albania con un investimento di 121 milioni di euro, al fine di adeguare questo tratto di 34 chilometri agli standard europei e garantire il collegamento con il principale porto albanese. Questa serie di investimenti chiarisce un punto: il Corridoio VIII non Γ¨ un romantico progetto infrastrutturale di epoche passate, ma un elemento chiave, attivo e finanziato in larga parte dall’Unione, della sua politica estera strategica.
Corridoio 10: L’asse centrale nord-sud che attraversa il cuore dei Balcani
Mentre il Corridoio VIII si estende da est a ovest, il Corridoio paneuropeo X segue un asse nord-sud da Salisburgo, passando per Lubiana, Zagabria, Belgrado e Skopje, fino a Salonicco. Il Regolamento UE 2024/1679 sulla rete transeuropea dei trasporti ha designato il percorso principale del Corridoio X e le sue diramazioni come il nuovo Corridoio europeo dei trasporti “Balcani occidentali – Mediterraneo orientale”. Questo corridoio comprende circa 2.528 chilometri di linee ferroviarie, 2.300 chilometri di strade, dodici aeroporti e quattro porti marittimi e fluviali.
Quattro diramazioni secondarie aumentano significativamente la connettivitΓ del corridoio: la diramazione A collega Graz e Maribor con Zagabria, la diramazione B stabilisce il collegamento Budapest-Novi Sad-Belgrado, la diramazione C collega NiΕ‘ con Sofia e quindi con il Corridoio IV verso Istanbul, e la diramazione D conduce, attraverso Veles e Bitola, nella regione greca dell’Egnazia Odos fino a Igoumenitsa. Questa topologia ramificata rende il Corridoio X un’infrastruttura di rete che non solo collega due punti terminali, ma apre anche un’intera regione economica. La Serbia, il piΓΉ grande paese dei Balcani occidentali con circa sette milioni di abitanti e un settore industriale in crescita, si trova all’incrocio di questi assi e ha un interesse strategico a fungere da hub logistico tra l’Europa centrale e il Mediterraneo.
Dove si incontrano i corridoi: il crocevia strategico Sofia-NiΕ‘-Skopje
La vera genialitΓ strategica di questa pianificazione infrastrutturale emerge quando si considerano i punti di intersezione dei due corridoi. Nella regione intorno a NiΕ‘, Skopje e Sofia, i flussi di traffico di entrambi gli assi si sovrappongono. Qui si deciderΓ se l’Europa costruirΓ davvero una rete coerente o se i confini nazionali e i ritardi politici frammenteranno il valore aggiunto degli investimenti infrastrutturali. Il collegamento del Corridoio VIII con la diramazione C del Corridoio X a NiΕ‘-Sofia non Γ¨ un semplice snodo stradale, ma il potenziale cuore pulsante di un nuovo panorama logistico dell’Europa orientale che trasporterΓ merci dai porti dell’Asia orientale attraverso il Mar Nero, i Balcani e verso il mercato unico dell’Europa occidentale.
La strategia del mercato unico europeo nel contesto della trasformazione della catena di approvvigionamento globale
L’impulso di Draghi: investire o perdere
Il rapporto Draghi, giΓ citato, individua sfide specifiche per il settore dei trasporti che vanno oltre le tradizionali politiche infrastrutturali. Il divario di innovazione tra l’Europa e Stati Uniti e Cina, la sua dipendenza dalle catene di approvvigionamento β messa a nudo dalla pandemia di COVID-19 e dalla guerra della Russia contro l’Ucraina β e i prezzi dell’energia strutturalmente elevati costituiscono il triangolo entro cui le aziende logistiche europee devono operare. Diversificare le catene di approvvigionamento, costruire partnership strategiche ed espandere il mercato unico nei Balcani occidentali non sono ambizioni di lusso, ma necessitΓ economiche.
Nella sua relazione annuale del 2025 sul mercato unico e la competitivitΓ , la Commissione europea ha osservato che, sebbene il mercato unico europeo, con quasi 450 milioni di persone, 23 milioni di imprese e un PIL di 17 trilioni di euro, si collochi tra le tre maggiori economie mondiali, ostacoli persistenti ed elevati oneri amministrativi gli impediscono di esprimere appieno il suo potenziale. In particolare, i progressi nell’integrazione del mercato unico hanno subito un rallentamento.
Lo sviluppo della rete TEN-T, strutturata gerarchicamente in una rete centrale (da completare entro il 2030), una rete centrale estesa (entro il 2040) e una rete integrata (entro il 2050), fornisce il quadro istituzionale per la necessaria iniziativa infrastrutturale. Il regolamento (UE) 2024/1679 stabilisce per la prima volta requisiti di qualitΓ vincolanti e unisce i corridoi esistenti della rete centrale con i corridoi ferroviari per il trasporto merci in corridoi di trasporto europei unificati. L’estensione di quattro corridoi verso l’Ucraina e la Moldavia, a fronte di un contemporaneo declassamento dei collegamenti con la Russia e la Bielorussia, invia un chiaro segnale geopolitico.
Porta d’accesso globale: la risposta europea alla Via della Seta cinese
L’iniziativa Global Gateway dell’UE, concepita per contrastare l’espansione infrastrutturale globale della Cina con un volume di investimenti fino a 300 miliardi di euro tra il 2021 e il 2027, trova la sua espressione regionale piΓΉ diretta nei Balcani occidentali. Il Programma economico e di investimento per i Balcani occidentali (EIP) sta mobilitando fino a 30 miliardi di euro di investimenti attraverso una combinazione di sovvenzioni UE, prestiti agevolati e garanzie. Solo nel 2022, la Commissione ha presentato un pacchetto di investimenti di 3,2 miliardi di euro per 21 progetti nei settori dei trasporti, della digitalizzazione, del clima e della connettivitΓ energetica.
Nell’ambito del Piano economico e di investimento, il Fondo per gli investimenti dei Balcani occidentali (WBIF) ha giΓ avviato 68 progetti faro, che dovrebbero mobilitare complessivamente 10,5 miliardi di euro di investimenti, di cui 3 miliardi provenienti da sovvenzioni dell’UE. I sei Stati dei Balcani occidentali β Albania, Bosnia ed Erzegovina, Kosovo, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia β stanno percorrendo un graduale cammino di integrazione nella rete TEN-T. Con la firma di accordi di alto livello con la Commissione europea, Bosnia ed Erzegovina, Montenegro, Macedonia del Nord e Serbia si sono chiaramente impegnati in questo percorso.
Al vertice dei Balcani occidentali del 2023 a Tirana, la presidente della Commissione von der Leyen ha fatto una promessa economica: con i fondi aggiuntivi del piano di crescita da 6 miliardi di euro, il PIL dei sei paesi dei Balcani occidentali potrebbe raddoppiare entro questo decennio. Dato che un mercato regionale comune potrebbe generare un’ulteriore crescita del PIL del 6,7%, secondo i calcoli della Banca Mondiale, queste ambizioni non sono affatto irrealistiche.
L’intermodalitΓ come paradigma strutturale della logistica merci moderna
Cosa puΓ² realizzare il trasporto intermodale e cosa ne ha finora ostacolato lo sviluppo
Il trasporto merci intermodale prevede lo spostamento di merci in un’unica unitΓ di carico, come un container, utilizzando una combinazione di diverse modalitΓ di trasporto, tra cui strada, ferrovia, vie navigabili interne o aereo. CiΓ² consente di sfruttare al meglio i punti di forza di ciascuna modalitΓ : la copertura nazionale del trasporto su strada per l’ultimo miglio e l’efficienza ambientale ed economica del trasporto ferroviario e per vie navigabili interne sulle principali rotte. La Commissione europea ha calcolato che il trasporto intermodale puΓ² ridurre le esternalitΓ negative di almeno il 40% rispetto al solo trasporto su strada tra gli stessi punti di origine e destinazione.
Ciononostante, la Corte dei conti europea, nella sua relazione speciale del 2023 sul trasporto merci intermodale, giunge a una conclusione sconfortante: nonostante i finanziamenti UE di circa 1,1 miliardi di euro tra il 2014 e il 2020, il trasporto merci intermodale non Γ¨ ancora in grado di competere ad armi pari con il trasporto merci su strada a causa di ostacoli legislativi e infrastrutturali. Gli obiettivi della Commissione per un maggiore utilizzo della ferrovia e delle vie navigabili interne erano irrealistici e non in linea con gli obiettivi degli Stati membri. Si tratta di una valutazione impietosa, ma anche di una chiara diagnosi della necessitΓ di miglioramenti.
Il mercato europeo dei terminal intermodali mostra comunque solide prospettive di crescita. Le previsioni indicano un tasso di crescita annuo composto (CAGR) superiore al 5% tra il 2025 e il 2030. Nel 2024, i terminal tedeschi membri di AGORA hanno registrato un volume di circa 4 milioni di unitΓ di carico, con un leggero aumento di circa il 3% rispetto al 2023. Per il 2025 Γ¨ previsto un ulteriore incremento a circa 4,2 milioni di unitΓ di carico.
La crisi del terminale: troppo poco spazio per troppi container
Uno dei problemi strutturali piΓΉ persistenti che affliggono il trasporto intermodale in Europa Γ¨ la mancanza di spazio disponibile nei terminal di trasbordo. Le aree terminal esistenti vicino ai centri urbani sono spesso il risultato di uno sviluppo storico e non possono essere ampliate indefinitamente. Lo sviluppo di nuovi terminal Γ¨ ostacolato dalla competizione per i terreni, dalle normative urbanistiche e dalla resistenza pubblica allo sviluppo industriale nella periferia urbana. Allo stesso tempo, i volumi di container sono in crescita. Il mercato dei terminal container automatizzati ha raggiunto un volume di 11,3 miliardi di dollari nel 2025 e si prevede che crescerΓ fino a 22,4 miliardi di dollari entro il 2035, con un tasso di crescita medio annuo del 7,9%.
I concetti di terminal convenzionali, che prevedono il posizionamento dei container in piano su ampie aree aperte e la loro movimentazione tramite reach stacker o gru a portale, non sono sostenibili sotto questo aspetto. Richiedono enormi quantitΓ di spazio, generano emissioni acustiche e luminose e, con volumi elevati, necessitano di un numero sproporzionatamente crescente di veicoli e personale. I magazzini automatizzati a scaffalatura alta per container offrono una logica di sistema fondamentalmente diversa: utilizzano lo spazio aereo anzichΓ© quello pavimentato, possono essere gestiti in ambienti completamente chiusi e riducono il fabbisogno di spazio del 50% o piΓΉ rispetto alle alternative convenzionali.
Il concetto di magazzino a scaffalatura alta per i terminal container: la tecnologia incontra la visione sistemica
Dalla logistica dei pallet ai magazzini a scaffalatura alta per container
I magazzini a scaffalatura alta sono una tecnologia collaudata e ampiamente utilizzata nell’intralogistica tradizionale. CiΓ² che LTW Intralogistics e il suo partner rXp InterregioCargo hanno introdotto nel segmento dei terminal container intermodali Γ¨ l’applicazione coerente di questa logica di sistema a dimensioni e classi di peso completamente diverse. In sostanza, un magazzino container a scaffalatura alta LTW Γ¨ costituito da una linea di carico integrata (con o senza linee di contatto aeree), due file di scaffalature con spazi di stoccaggio per tutti i container e casse intercambiabili piΓΉ comuni e due o piΓΉ macchine di stoccaggio e prelievo (SRM) completamente automatizzate interposte tra di esse, che gestiscono il trasferimento tra il treno e le scaffalature. Le aperture di trasferimento nella parete dell’edificio consentono ai container di raggiungere le gru a portale esterne, che si occupano del carico e dello scarico dei camion. Il carico del treno vero e proprio viene effettuato tramite dispositivi di movimentazione orizzontale (EcoSliders) montati sulle SRM.
Il risultato Γ¨ un sistema in grado di stoccare fino a 100 casse mobili da 13,60 metri in una larghezza di soli 12 metri ogni 100 metri di lunghezza. In alternativa, Γ¨ possibile realizzare un magazzino a scaffalature alte ridondante, comprensivo di zone di trasferimento, su una superficie di circa 9.000 metri quadrati: ciΓ² corrisponde a una capacitΓ di stoccaggio sei volte superiore a quella di un parcheggio per semirimorchi convenzionale e al volume di dodici camion da 700 metri. Questi dati dimostrano perchΓ© il concetto di magazzino a scaffalature alte non Γ¨ solo un’innovazione tecnica, ma consente un cambio di paradigma economico nella pianificazione dei terminal.
Vantaggi del sistema nel dettaglio
I vantaggi dei magazzini a scaffalatura alta per container rispetto ai terminal a pianale convenzionale possono essere quantificati e qualificati in diverse dimensioni.
In termini di efficienza spaziale, il magazzino a scaffalature alte riduce l’ingombro di un terminal intermodale a una frazione dell’area altrimenti necessaria. Questo minimo ingombro consente la costruzione di terminal in luoghi dove semplicemente non ci sarebbe spazio per altri metodi di trasbordo. Inoltre, la costruzione Γ¨ possibile anche su terreni con notevoli dislivelli, come ad esempio sopra binari ferroviari in trincea. Questo rappresenta un considerevole vantaggio pratico, soprattutto per i Balcani con la loro topografia complessa.
In termini di efficienza operativa, il sistema completamente automatizzato consente l’accesso immediato a tutte le unitΓ di trasporto stoccate in qualsiasi momento. A differenza dei terminal a livello del pavimento, dove i container possono essere bloccati da altri, il magazzino a scaffalature alte opera secondo il principio del libero accesso: ogni container Γ¨ disponibile in qualsiasi momento, indipendentemente dalla sua posizione nel magazzino. CiΓ² accelera significativamente i tempi di movimentazione e consente una programmazione piΓΉ precisa delle partenze dei treni.
Per le aree sensibili dal punto di vista ambientale, un fattore cruciale Γ¨ che, poichΓ© tutte le operazioni di movimentazione avvengono al chiuso, non si verificano emissioni sonore o luminose. CiΓ² rende possibile la costruzione anche nelle immediate vicinanze di edifici adibiti a uffici o abitazioni, un vantaggio significativo per i centri logistici urbani e i terminal in aree densamente popolate. Per ridurre al minimo il rischio operativo, le gru a torre e le gru a cavalletto sono almeno ridondanti, garantendo la funzionalitΓ anche durante i lavori di manutenzione o le interruzioni impreviste.
Il magazzino a scaffalatura alta per container di LTW Intralogistics non Γ¨ solo un progetto di laboratorio. Γ giΓ operativo con successo, anche presso l’Ufficio federale svizzero per gli appalti della difesa (armasuisse), per il quale Γ¨ stato realizzato un sistema di stoccaggio e prelievo alto 20 metri con una portata utile di 18 tonnellate e un magazzino a scaffalatura alta con 206 posti di stoccaggio. Il sistema consente lo stoccaggio non solo di container, ma anche di casse mobili e container scarrabili. Inoltre, sono stati integrati innovativi sistemi di porte che permettono di effettuare piccoli interventi di manutenzione sui container direttamente nel luogo di stoccaggio.
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Β Konrad Wolfenstein
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