ospedali
25 Giugno 2026
L’attività ospedaliera italiana continua a recuperare terreno dopo l’impatto della pandemia, ma non ha ancora raggiunto i livelli precedenti al Covid-19. È quanto emerge dal Rapporto annuale sull’attività di ricovero ospedaliero – Dati SDO 2024 del Ministero della Salute, che registra oltre 8 milioni di dimissioni ospedaliere nel corso dell’anno. Nel 2024 le schede di dimissione ospedaliera sono state 8.045.050, in aumento dell’1,1% rispetto al 2023. Il confronto con il 2019 resta però negativo: i ricoveri risultano ancora inferiori del 5,6% rispetto all’ultimo anno prima dell’emergenza pandemica. Anche le giornate di degenza mostrano una ripresa solo parziale. Nel 2024 sono state complessivamente 54,8 milioni, in lieve crescita rispetto all’anno precedente ma ancora inferiori del 7% rispetto al periodo pre-Covid.
La gran parte dell’attività ospedaliera continua a concentrarsi sui ricoveri per acuti, che rappresentano circa il 95% del totale. Nel 2024 i ricoveri ordinari per acuti sono stati oltre 5,6 milioni, con una crescita dell’1,4% sul 2023. Anche i ricoveri diurni sono aumentati dell’1,1%. Permane invece una distanza significativa dai livelli del 2019, soprattutto per la lungodegenza, che registra ancora volumi inferiori di oltre il 25%. Il rapporto evidenzia inoltre una trasformazione strutturale dell’assistenza ospedaliera: dal 1997 al 2024 il numero complessivo delle dimissioni è diminuito del 34%, passando da 11,7 a 7,8 milioni. Un trend attribuito anche alle politiche di riduzione dei ricoveri inappropriati e al progressivo sviluppo dell’assistenza territoriale.
Le patologie dell’apparato muscolo-scheletrico si confermano la prima causa di ricovero ospedaliero per acuti, seguite dalle malattie cardiovascolari e da quelle dell’apparato respiratorio. Tra i dati più significativi emerge il calo costante dei ricoveri legati a gravidanza, parto e puerperio, diminuiti del 21% tra il 2018 e il 2024, in linea con la riduzione delle nascite registrata nel Paese. Prosegue inoltre il ridimensionamento dei ricoveri correlati alle infezioni respiratorie che avevano caratterizzato gli anni della pandemia.
Sul fronte organizzativo si registra un miglioramento degli indicatori di efficienza. La degenza media per i ricoveri per acuti scende a 7,03 giorni, tornando vicina ai livelli precedenti alla pandemia. Si riduce anche la degenza media preoperatoria, che passa a 1,52 giorni, segnale di una maggiore capacità organizzativa delle strutture ospedaliere. Resta invece elevata la complessità clinica dei pazienti ricoverati. Il peso medio dei ricoveri per acuti si mantiene infatti stabile a 1,32, valore significativamente superiore rispetto a dieci anni fa.
Il rapporto dedica un focus ai tempi di attesa per alcuni interventi programmati. Per il tumore della mammella l’attesa media si attesta a 26 giorni, tornando sostanzialmente ai livelli del 2019. Miglioramenti più contenuti si registrano per il tumore della prostata e per gli interventi di protesi d’anca. Più problematico il quadro per l’ernia inguinale in day hospital, dove l’attesa media supera ancora i 130 giorni, ben oltre i valori registrati prima della pandemia.
Tra gli elementi che più richiamano l’attenzione figura l’aumento dei ricoveri per influenza nella popolazione anziana. Nel 2024 il tasso di ospedalizzazione degli over 65 è salito a 11,7 casi ogni 100.000 abitanti, quasi il doppio rispetto al 2023. Secondo il rapporto, questo indicatore rappresenta anche una misura indiretta della capacità di presa in carico territoriale e della prevenzione, evidenziando possibili criticità nella gestione delle persone più fragili.
Continua a migliorare l’appropriatezza organizzativa dei ricoveri, con una riduzione dei ricoveri considerati a rischio di inappropriatezza e dei ricoveri medici effettuati in reparti chirurgici. Sul fronte dell’appropriatezza clinica prosegue, seppur lentamente, la diminuzione dei parti cesarei, che nel 2024 rappresentano il 31,5% delle nascite. Un dato ancora lontano dagli standard raccomandati a livello internazionale.
Il rapporto conferma infine la presenza di significative differenze territoriali in termini di efficienza organizzativa, tempi di attesa e utilizzo delle strutture private accreditate. La mobilità sanitaria interregionale rimane stabile all’8,6% dei ricoveri complessivi, mentre il privato accreditato continua a svolgere un ruolo particolarmente rilevante nella riabilitazione, settore nel quale eroga quasi l’80% delle prestazioni.
Secondo alcune anticipazioni Maria Rosaria Campitiello potrebbe assumere la guida dell’Organismo di monitoraggio delle liste d’attesa
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