La terra non è più “amara” per i giovani. Le incertezze geopolitiche, con l’impennata dei costi, non fermano i neo imprenditori agricoli. Una cartina al tornasole della voglia di lavorare in campagna è il bilancio della misura “Generazione Terra”, finalizzato a favorire l’insediamento di nuovi imprenditori e sostenere l’ampliamento delle aziende, e gestita dall’Ismea (Istituto di servizio per il mercato agricolo alimentare vigilato dal ministero dell’Agricoltura e della Sovranità alimentare).
Sono arrivate domande di under 40 per 115 milioni di finanziamenti (80 milioni lo scorso anno). Particolarmente gettonato, con 96,4 milioni – spiega Ismea – il patto di dominio riservato che consente ai giovani di iniziare subito l’attività sul terreno agricolo che diventerà di proprietà al termine del pagamento rateizzato. Per il mutuo ipotecario le richieste hanno raggiunto 18,6 milioni. I giovani stanno dimostrando di credere nel futuro dell’agricoltura e lo fanno soprattutto quelli che combattono nelle aree interne e montane. Dalle zone “difficili” del Paese è arrivato oltre il 55% delle richieste. Ed è nel Sud che si concentrano le nuove leve. Le regioni leader sono infatti Sicilia (6.100), Puglia (5.000) e Campania (4.800). Complessivamente si tratta di tratta di una pattuglia di quasi 50mila imprese under 35. E sono i giovani agricoltori ad aver meglio retto le criticità legate ai conflitti, nonostante l’impatto dell’inverno demografico.
La crescita
Secondo un report realizzato da Divulga sono al terzo posto per numerosità di aziende, dopo commercio al dettaglio e costruzioni, ma hanno sorpassato la ristorazione, il commercio all’ingrosso e il manifatturiero.
Nel 2025 sono aumentati del 6% i lavoratori e se si tiene conto dei contratti a tempo indeterminato la crescita è stata di oltre il 18%. Nello stesso periodo l’industria ha perso il 5% dei giovani occupati, le costruzioni l’1% e il 2% commercio, turismo e servizi. L’impegno a rilanciare l’agricoltura e l’agroalimentare, sostenuto dal governo fin dall’inizio del mandato, ha convinto dunque le nuove generazioni. D’altra parte sono stati messi in campo fondi consistenti (oltre 16 miliardi in tre anni), ma sono state condotte anche battaglie nella Ue per tutelare i fondi agricoli (è stato recuperato il taglio inizialmente proposto dalla Commissione Ue che aveva privato l’agricoltura italiana di 10 miliardi) e per spingere sulle nuove tecnologie, come le Tea, che rappresentano una svolta per rendere le coltivazioni più resilienti e in grado di affrontare emergenze come quelle che l’agricoltura sta vivendo in questi giorni di caldo torrido.
Le nuove tecniche genomiche infatti accelerano l’evoluzione delle piante per rispondere alle crescenti sfide ambientali e produttive. Le imprese giovani sono quelle che investono di più in innovazione, dalle tecnologie digitali a droni e satelliti. Secondo i dati del polo tecnologico Coldiretti una su tre ha impegnato risorse per adottare sistemi avanzati in grado di tagliare i consumi di acqua, energia e fertilizzanti. E gli obiettivi sono stati centrati. La produttività delle aziende giovani italiane – sottolinea ancora Coldiretti – è doppia rispetto a quelle dei colleghi europei (4.500 euro a ettaro contro i 2.500 dei partner). Ma l’azione del governo non si è fermata. Il Coltivaitalia, il provvedimento che stanzia un ulteriore miliardo al settore, secondo la tabella di marcia, dovrebbe concludere l’iter al Senato in autunno. Al ricambio generazionale sono destinati 150 milioni per favorire l’accesso al credito, un problema strutturale per l’agricoltura e in particolare per i giovani.
La terra è un altro fattore chiave e con il Coltivaitalia l’Ismea metterà a bando altri 8.417 ettari da assegnare in comodato d’uso gratuito per dieci anni, con la possibilità, al termine del contratto, di riscatto al 50% del valore iniziale.
Gli stanziamenti
Non solo per i giovani, ma comunque destinati a creare condizioni favorevoli per le coltivazioni strategiche, sono i 300 milioni stanziati per produzioni come grano e soia. Altri 300 milioni andranno all’allevamento per ridurre così la dipendenza dall’importazione. E infine all’olivicoltura, settore simbolo della dieta Mediterranea, sono destinati 300 milioni per reimpiantare oliveti con varietà resistenti. Si interverrà anche sulla stabilizzazione dei mercati puntando sui contratti di filiera e scatterà un giro di vite sulle pratiche sleali. Perché è importante ridare appeal alla professione di agricolo, ma poi bisogna fare in modo che i giovani rimangano sulla terra e questo è possibile solo se si riesce ad assicurare redditi certi e adeguati.
«Con queste misure, il governo Meloni, – ha affermato il ministro Francesco Lollobrigida -. intende porre le basi per un modello produttivo più solido, sostenibile, giovane e tecnologico. E la nuova generazione percepisce il cambio di paradigma. Il settore offre prospettive interessanti, grazie anche alla sempre più massiccia presenza sul mercato globale con un valore dell’export che ha raggiunto nel 2025 un record, con oltre 73 miliardi. Si stanno anche superando gradualmente le strozzature che negli anni scorsi avevano tarpato leali a molti giovani, per il difficile accesso a terra e credito. Su entrambi i fronti Ismea ha accelerato la marcia. Riferendosi a “Generazione Terra” Lollobrigida ha parlato di una “misura solida e responsabile che tutela chi investe: mutui fino a 30 anni, condizioni flessibili e una particolare attenzione alle aree interne. Dare terra ai giovani è una scelta sì economica, ma soprattutto strategica: rafforzare significa la nostra sovranità alimentare, difendere le eccellenze del Made in Italy e garantire il futuro ai nostri territori».
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