Siracusa, dal 4 luglio la mostra “Asì es. Corpi nel tempo e nello spazio” di Rita Giliberto


Dal 4 al 24 luglio 2026, i Bassi di Palazzo Nicolaci di Villadorata di Noto ospitano Asì es. Corpi nel tempo e nello spazio, personale dell’artista Rita Giliberto, a cura di Vincenzo Medica, con un testo critico di Giuseppe Mendolia Calella. Il titolo racconta una storia vera. Asì es, “così è” è una frase cucita su uno dei teli esposti, scelta perché detta da una delle figure ritratte, una modella Argentina. Asì es sintetizza il suo modo di stare al mondo, la semplicità diretta di chi non si nasconde e non si giustificaIl sottotitolo in italiano, Corpi nel tempo e nello spazio, invece, esplicita immediatamente il nucleo concettuale della mostra. 

Al centro del progetto vi sono infatti i corpi, intesi come luoghi di memoria, identità e relazione, inseriti in epoche, contesti sociali e dimensioni affettive differenti. Corpi che non vengono presentati come entità astratte, ma come archivi viventi di esperienze, affetti e ferite, continuamente attraversati dal tempo e trasformati dagli spazi fisici, culturali ed emotivi che abitano. Il titolo suggerisce così una riflessione sulla stratificazione dell’esperienza umana e sul modo in cui ogni esistenza si costruisce, si modifica e si racconta attraverso il corpo.

L’articolato percorso installativo si focalizza sui temi della memoria, dell’identità femminile, delle relazioni familiari e della costruzione sociale del corpoFotografie ritrovate, ricordi, frammenti biografici e immagini appartenenti alla sfera privata vengono rielaborati attraverso un linguaggio figurativo che combina pittura, collage, cuciture, applicazioni tessili e installazione.

Non dipingo me – racconta Rita Giliberto –non ci sono autoritratti. Dipingo corpi altrui, soggetti quasi esclusivamente femminili. Ritraendoli suggello un patto di complicità, metto a nudo il punto di incontro tra noi e così mi racconto per ciò che sono: risultato, somma, sovrapposizione di esperienze, stratificazioni di vita. Non c’è estetica del bello: la ricerca della bellezza è nello studio delle linee ora lievi, ora sgrammaticate e della luce, del colore, dell’effimero;  nel pensiero che si rivela senza pudore. C’è sofferenza, gioia, liberazione, conquista nel mio lavoro. Mi muovo in un archivio sentimentale, emotivo.

Nelle tre sale espositive, grandi tele in garza sospese nello spazio costruiscono un ambiente attraversabile, nel quale trasparenze, stratificazioni e scritture cucite danno forma a una narrazione intima e insieme politicaIl gesto del cucire, del legare, del riparare e del ricomporre, profondamente radicato nella storia personale dell’artista e nella tradizione femminile, assume qui un forte valore simbolico, diventando metafora di cura, resistenza, memoria e ricostruzione identitaria.

Asì es. Corpi nel tempo e nello spazio di Rita Giliberto affronta inoltre, con uno sguardo critico e talvolta ironico, le dinamiche del patriarcato, interrogando il ruolo storicamente assegnato alle donne e le contraddizioni che attraversano i legami familiari, luoghi di protezione ma anche, talvolta, di fragilità e tradimento. L’intero progetto si configura così come una geografia emotiva in cui il corpo diventa archivio di esperienze, spazio di relazione e territorio di resistenza, in un continuo dialogo tra passato e presente, memoria e trasformazione.

Come scrive Giuseppe Mendolia Calella nel testo che accompagna la mostra: “nel lavoro di Rita Giliberto il corpo non è mai semplicemente rappresentato: è attraversato. Le garze sospese, cucite, scritte e stratificate costruiscono un paesaggio che non dà tregua alla memoria, dove il gesto del ricucire porta con sé una carica insieme intima e politica. C’è in questa operazione qualcosa che richiama la radicalità silenziosa di Paula Rego: come in Rego, il corpo femminile diventa il luogo privilegiato in cui si negoziano potere, dolore e sopravvivenza, e il dolore fisico ed emotivo si trasforma in dignità senza cedere all’allegoria facile. In Asì es. Corpi nel tempo e nello spazio, fotografie, collage e pittura convergono verso la stessa ossessione: un tempo che non scorre ma si deposita, un corpo che non invecchia ma accumula. Archivio e territorio al tempo stesso, presenza e traccia. Il visitatore è invitato a stare in questo spazio sospeso, dove la fragilità non si risolve ma si abita, e dove proprio nell’incompiuto si apre qualcosa che somiglia alla libertà“.

La mostra si inserisce nel programma della rassegna “Percorsi di NOTOrietà 2026”, ideata da Studio Barnum Contemporarycon il patrocinio gratuito dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Noto. Si ringraziano laCittà di Noto per il patrocinio e i partner Real Estate Home Sud Home e Balloon Project per il supporto.

ASÌ ES. Corpi nel tempo e nello spazio: Testo critico di Giuseppe Mendolia Calella

Nel lavoro di Rita Giliberto il corpo non è mai semplicemente rappresentato: è attraversato.

Le garze sospese, cucite, scritte e stratificate costruiscono un paesaggio che non dà tregua alla memoria, dove il gesto del ricucire porta con sé una carica insieme intima e politica. C’è in questa operazione qualcosa che richiama la radicalità silenziosa di Paula Rego, non come modello da seguire o influenza dichiarata, ma come risonanza sotterranea, affinità di sguardo che si riconosce senza bisogno di essere nominata. In entrambe, il corpo femminile diventa il luogo privilegiato in cui si negoziano potere, dolore e sopravvivenza; in entrambe, il dolore fisico ed emotivo si trasforma in dignità senza cedere all’allegoria facile, senza ammorbidire i bordi di ciò che è scomodo guardare.

Il titolo porta con sé una storia precisa, e vale la pena raccontarla. Asì es, “così è” è una frase cucita su uno dei teli esposti, scelta perché appartiene davvero a qualcuno: è la lingua di una delle figure ritratte, argentina, e quelle due parole ne trattengono il modo di stare al mondo, la semplicità diretta di chi non si nasconde e non si giustifica. Giliberto le ha incontrate e non le ha più lasciate andare: un colpo di fulmine linguistico che è diventato dichiarazione d’intenti per l’intera mostra. La scelta dello spagnolo non è ornamento esotico né effetto di straniamento, ma gesto di fedeltà alla persona, alla relazione, al patto di complicità che è il fondamento etico e poetico di tutta la ricerca.

Perché Giliberto non dipinge sé stessa. Non ci sono autoritratti nel suo lavoro. Dipinge corpi altrui, quasi esclusivamente femminili, e attraverso di loro si racconta per ciò che è: risultato, somma, sovrapposizione di esperienze, stratificazioni di vita che non si lasciano separare in un prima e un dopo. Il tempo, nella sua pittura, non è lineare: si deposita per strati, si mescola senza gerarchia, restituisce al presente la densità del vissuto senza la malinconia della perdita. Non c’è nostalgia in questo movimento, ma qualcosa di più esigente: la volontà di tenere insieme tutto, senza rimuovere nulla.

Le fotografie ritrovate, i ricordi, i frammenti biografici vengono rielaborati in un linguaggio che combina pittura, collage, cuciture e installazione tessile. Giliberto lavora con sottili strati di colore in cerca di profondità ottica ed evanescenza, usando garze di cotone, organze e carte artigianali che permettono trasparenze e tridimensionalità appena suggerite. Il supporto non è fissato su un telaio: respira, si muove, sfuma il confine tra l’opera e lo spazio che la ospita.

Nelle tre sale dei Bassi di Palazzo Nicolaci, grandi tele sospese costruiscono un ambiente attraversabile in cui il visibile e il nascosto convivono senza risolversi, in cui entrare significa già iniziare a leggere. Il gesto del cucire, del legare, del ricomporre, profondamente radicato nella tradizione femminile e nella storia personale dell’artista, assume qui una forza simbolica e al tempo stesso politica: è metafora di cura e resistenza, di ricostruzione identitaria, ma anche indagine critica e talvolta ironica sulle dinamiche del patriarcato, sui ruoli storicamente attribuiti alle donne, sulle contraddizioni dei legami familiari come luoghi di protezione e, talvolta, di fragilità e tradimento.

Non c’è estetica del bello nel senso convenzionale del termine. C’è qualcosa di più difficile e necessaria: la ricerca della bellezza nelle linee sgrammaticate, nella luce incerta, nel pensiero che si rivela senza pudore. Sofferenza, gioia, liberazione, conquista coesistono sulla superficie come strati di una vita che non vuole semplificarsi. In Asì es. Corpi nel tempo e nello spazio, fotografie, collage e pittura convergono verso la stessa ossessione: un tempo che non scorre ma si deposita, un corpo che non invecchia ma accumula. Archivio e territorio al tempo stesso, presenza e traccia.

Il visitatore è invitato a stare in questo spazio sospeso, a muoversi tra le trasparenze, a lasciarsi attraversare da ciò che non si risolve. Perché la fragilità, qui, non è debolezza da superare, è la condizione stessa da cui si guarda, e dove proprio nell’incompiuto si apre qualcosa che somiglia alla libertà.

Asì es. Così è“.

Locandina mostra Asì es


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 Mirko Spadaro

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