Bus e metro sono davvero accessibili? Torino testa una mappa costruita anche dai cittadini


Un ascensore fuori servizio può cambiare un’intera giornata. Una fermata difficile da raggiungere può costringere a rivedere un percorso, chiedere aiuto o rinunciare allo spostamento. Per rispondere a questa esigenza è nato AccessiNeTEx, un progetto pilota già attivo a Torino nell’ambito di ToMove, il laboratorio della Città sulla mobilità urbana. L’obiettivo è raccogliere dati aggiornati sulle condizioni reali di fermate, stazioni della metropolitana, ascensori e scale mobili.

A chi può servire

Il progetto non riguarda soltanto le persone con disabilità. Informazioni di questo tipo possono essere utili anche a persone anziane, famiglie con passeggini, chi ha difficoltà temporanee di movimento, chi viaggia con bagagli pesanti, caregiver, turiste e turisti che non conoscono la città. Sapere in anticipo se una fermata è agevole, se un ascensore funziona o se un accesso è praticabile può aiutare a scegliere meglio il percorso, calcolare tempi più realistici o evitare cambi di tragitto all’ultimo momento.


Come si può contribuire

La parte più concreta, per chi vive o attraversa Torino, riguarda la possibilità di contribuire alla raccolta dei dati. La web app gratuita “I am a Willer” è già disponibile all’indirizzo app.iamawiller.com. Attraverso la piattaforma, chi si trova in città può segnalare informazioni sull’accessibilità: per esempio un accesso difficile, una barriera, una fermata poco praticabile, un ascensore fuori servizio o una scala mobile non funzionante. Il contributo della cittadinanza serve a intercettare informazioni che possono cambiare nel tempo e che, proprio per questo, sono difficili da mantenere aggiornate nei canali ordinari.


Non basta dire “accessibile”

Il punto, spiega a La Stampa Giovanni Ferrero, direttore della Consulta per le persone in difficoltà, è evitare informazioni troppo generiche. «Non basta indicare se un servizio è “accessibile” o “non accessibile”: bisogna sapere concretamente che cosa significa. Per una persona con disabilità o con ridotta mobilità può fare la differenza conoscere la presenza di un gradino, la pendenza di una rampa, il tipo di autobus utilizzato o il numero di posti disponibili».


Giovanni Ferrero, direttore della Consulta per le persone in difficoltà 

 

Secondo Ferrero, sono proprio questi dettagli a permettere a una persona di valutare in autonomia se una corsa, una fermata o un’infrastruttura siano adatte alle proprie esigenze. «Disporre di informazioni dettagliate riduce lo stress e l’ansia legati al viaggio. Molte persone rinunciano a spostarsi verso luoghi che non conoscono perché temono di trovare, nella pratica, condizioni diverse da quelle dichiarate». Per questo, aggiunge, la Consulta sostiene i progetti che puntano a rendere più chiare e complete le informazioni sull’accessibilità, evitando però mappe basate solo su colori, simboli o definizioni generiche come “accessibile” o “accessibile con accompagnatore”. «Deve essere il passeggero a poter decidere se una determinata corsa o una specifica fermata siano adatte alle proprie esigenze, sulla base di informazioni dettagliate, oggettive e realmente rilevate».

Il progetto e la cornice pubblica

A realizzare AccessiNeTEx sono Willeasy e TeamDev Ecosystem. Willeasy lavora sulla raccolta e gestione dei dati sull’accessibilità di luoghi e servizi. TeamDev Ecosystem si occupa invece di strumenti digitali per organizzare informazioni legate al territorio e renderle utilizzabili da enti pubblici, servizi e piattaforme di mobilità. La sperimentazione non nasce però solo da un’iniziativa privata. AccessiNeTEx è stato scelto dalla Città di Torino attraverso ToMove4Future, il bando con cui il Comune seleziona progetti da provare sulla mobilità urbana. Il progetto rientra in ToMove, il laboratorio cittadino dedicato a nuove soluzioni per gli spostamenti: non una prova soltanto teorica o tecnica, ma un test svolto direttamente in città, dove le persone si muovono ogni giorno. Il Comune definisce il quadro della sperimentazione e mette a disposizione il contesto urbano in cui verificare se il modello può funzionare. Al momento non è stata indicata una data di chiusura definitiva: l’obiettivo è raccogliere dati, verificarne l’utilità e capire se il progetto potrà essere sviluppato anche dopo questa fase.

Informazioni da aggiornare

«Molto spesso chi si sposta con esigenze specifiche non ha accesso a informazioni affidabili e aggiornate sulle reali condizioni delle infrastrutture che utilizzerà lungo il percorso», commenta William Del Negro, fondatore di Willeasy. «Con questa collaborazione vogliamo contribuire a costruire un sistema in cui i dati sull’accessibilità siano parte integrante della mobilità urbana. Torino rappresenta un contesto particolarmente interessante per sperimentare questo approccio e valutare come tecnologie, dati aperti e partecipazione dei cittadini possano migliorare concretamente l’esperienza di viaggio», conclude.


William Del Negro, fondatore di Willeasy, società che lavora sui dati per l’accessibilità

 

Dalle segnalazioni ai dati

Le segnalazioni inviate attraverso “I am a Willer” serviranno a costruire un archivio ordinato sull’accessibilità. Prima di essere utilizzate, le informazioni saranno raccolte e verificate attraverso la piattaforma sviluppata da Willeasy e TeamDev Ecosystem. L’obiettivo è fare in modo che non restino segnalazioni isolate, ma diventino dati leggibili anche da altri sistemi di mobilità. Per questo il progetto usa NeTEx Livello 5, uno standard europeo per lo scambio di informazioni sul trasporto pubblico. In una fase successiva, i dati potranno essere messi a disposizione di enti pubblici, servizi digitali e realtà che lavorano sulla mobilità, così da poter essere riutilizzati anche in altri strumenti per gli spostamenti. Non sarà però un effetto immediato: la sperimentazione dovrà dimostrare se le informazioni raccolte sono abbastanza precise, aggiornate e utili per essere riutilizzate.

Cosa cambia, e cosa no

Per ora AccessiNeTEx è una sperimentazione sui dati, non un intervento diretto sul servizio di trasporto. Non cambia linee e orari, non ripara ascensori e non elimina barriere dalle fermate. Serve invece a verificare se le informazioni sull’accessibilità possono essere raccolte, aggiornate e messe a disposizione in modo utile per chi deve organizzare uno spostamento. In questa fase non viene indicato un coinvolgimento operativo diretto di Gtt. La prova servirà a capire se il modello potrà essere esteso e se i dati raccolti potranno essere riutilizzati nei servizi digitali di mobilità. Per chi viaggia, l’utilità è concreta: conoscere prima non solo tempi e coincidenze, ma anche ostacoli, accessi e alternative possibili.


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 Pasquale Quaranta

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