Intervista a Teodoro Valente (Agenzia spaziale italiana)- Fortune Italia


Dal progetto Calipso ai computer quantistici, passando per satelliti, comunicazioni sicure e sovranità digitale, Teodoro Valente, Presidente dell’Agenzia spaziale italiana, racconta come il quantum stia trasformando lo spazio in uno dei nuovi terreni strategici della competizione tecnologica globale.

Immaginate un orologio – non da polso, mi raccomando – in grado di ridefinire il concetto stesso di misurazione del tempo e di aprire nuove possibilità per la navigazione satellitare, le telecomunicazioni e l’osservazione della Terra. Non è fantascienza: è l’obiettivo di Calipso, il progetto avviato dall’Agenzia Spaziale Italiana insieme all’Inrim che punta a sviluppare un dispositivo atomico miniaturizzato capace di integrare atomi freddi e fotonica. Ed è anche, come sottolinea Teodoro Valente, presidente dell’Asi, “una delle frontiere più importanti della seconda rivoluzione quantistica”.

Perché il quantum computing, insieme alle tecnologie quantistiche più avanzate, non è più soltanto materia da laboratorio. È diventato un terreno di competizione geopolitica, industriale e scientifica. “Questi computer utilizzano i cosiddetti qubit, basati sui principi della meccanica quantistica, e sfruttando fenomeni come la sovrapposizione degli stati quantistici, possono elaborare una quantità enorme di informazioni”, spiega. Le sfide, però, sono ancora enormi. Dalla scalabilità dei sistemi fino alla correzione degli errori quantistici: il settore è in una fase di sviluppo avanzata, ma non matura.

Governi, università e aziende stanno investendo in modo massiccio per velocizzarne l’evoluzione. “Grandi realtà tecnologiche come Ibm, Google e IonQ hanno l’obiettivo di accelerare verso applicazioni finanziarie, mediche e farmacologiche, oltre che di scienza dei materiali”. La corsa globale è già iniziata e vede soprattutto Stati Uniti e Cina giocare il ruolo di leader, ma anche l’Europa si sta muovendo verso la costruzione di una propria autonomia tecnologica.


“Tenendo conto ovviamente dei fattori di scala”, osserva Valente. La Commissione europea ha adottato la propria ‘quantum strategy’ con l’obiettivo di posizionare l’Unione tra i leader mondiali delle tecnologie quantistiche entro il 2030. L’idea è quella di costruire una filiera continentale che comprenda ricerca, produzione industriale, infrastrutture e applicazioni commerciali. Un percorso che coinvolge inevitabilmente anche l’Italia. “Il nostro Paese sta investendo molto in questo settore con iniziative strategiche ad ampio spettro e mirate”, spiega Valente.

Tra i principali programmi finanziati attraverso il Pnrr ci sono il National quantum science and technology institute e l’Integrated infrastructure initiative in photonic and quantum Sciences, consorzi creati per rafforzare la ricerca e le infrastrutture nazionali. “Possiamo dire che l’Italia è un attore in questo campo”. Il rischio, però, è quello già visto in altre rivoluzioni tecnologiche: dipendere da chi corre più veloce. Per questo, secondo Valente, è necessario ridurre la distanza tra il mondo accademico e quello industriale “per traghettare il più rapidamente possibile le tecnologie quantistiche verso le loro applicazioni concrete”.

Ed è proprio lo spazio uno degli ambiti in cui il quantum potrebbe avere l’impatto più significativo. “I risvolti sono strategici per le simulazioni avanzate, per le missioni spaziali, per gli studi climatici e per il settore dell’osservazione della Terra”, spiega Valente. Ma non solo. Le tecnologie quantistiche potrebbero rivoluzionare anche la gestione delle costellazioni satellitari, “rendendo più efficiente il coordinamento tra satelliti, ottimizzare le orbite e migliorare la prevenzione delle collisioni”.

Un aspetto sempre più centrale in un contesto in cui lo spazio intorno alla Terra è diventato sempre più congestionato. Accanto al quantum computing c’è poi il filone del ‘quantum sensing’, considerato uno degli sviluppi più promettenti dell’intero ecosistema quantistico. “Queste tecnologie possono migliorare la precisione dei sensori attuali, in particolare per le misure gravitazionali, il monitoraggio dallo spazio dei movimenti tettonici e il miglioramento della navigazione satellitare”.

Sensori ultra-precisi potrebbero infatti consentire rilevazioni oggi impossibili, aprendo nuove possibilità sia in ambito scientifico sia nelle applicazioni commerciali e militari. La corsa coinvolge la Nasa, l’Esa, l’agenzia spaziale cinese, quella canadese e la Darpa (Defense advanced research projects agency) negli Stati Uniti. “Esistono già programmi di finanziamento dedicati esclusivamente a questo settore”, sottolinea Valente. Il motivo è semplice: chi controllerà le tecnologie quantistiche avrà un vantaggio strategico enorme non solo sul piano economico, ma anche su quello geopolitico e della sicurezza.


In questo scenario l’Asi ha costruito negli ultimi anni una rete di collaborazioni con università, centri di ricerca e industria. “Lavoriamo con Bari, Napoli, Padova, il Politecnico di Milano e diversi enti”, racconta Valente. Tra le partnership più rilevanti c’è quella con l’Istituto nazionale di ricerca metrologica, facente parte del progetto Calipso. Sul fronte europeo, invece, l’agenzia è impegnata in numerosi programmi finanziati dalla Commissione europea, soprattutto nel settore delle comunicazioni quantistiche.

“Uno dei progetti appena conclusi si chiama Quid (Quantum Italy Deployment), mentre un altro progetto partito a gennaio è Qci – Med (Mediterranean Quantum Connectivity”. L’obiettivo è sviluppare infrastrutture di comunicazione quantistica sicure a livello continentale e mediterraneo, rafforzando l’autonomia tecnologica europea. C’è poi il rapporto con l’industria. “Abbiamo collaborazioni sia con piccole e medie imprese sia con grandi aziende”, spiega Valente, citando Thales Alenia Space, Leonardo, e-Geos e Officina Stellare. Nel 2025 l’Asi ha anche lanciato un bando dedicato alle tecnologie quantistiche: “ci siamo attivati da tempo, stante la rilevanza del tema”, sottolinea.

Tra i progetti più interessanti c’è Q4Eo, per l’osservazione della Terra e l’elaborazione delle immagini satellitari. “Molti problemi nell’osservazione della Terra richiedono l’impiego di funzioni matematiche estremamente complesse per ricostruire immagini degradate, eliminare rumori, correggere distorsioni e misurare deformazioni del terreno anche millimetriche”, racconta Valente. La quantità di dati prodotta oggi dai satelliti è tale che i computer tradizionali non riescono a gestirla completamente. Qui il quantum computing potrebbe fare la differenza, permettendo di affrontare problemi computazionali oggi considerati proibitivi.

“Il progetto prova a riformulare queste complessità utilizzando rappresentazioni matematiche adatte al calcolo quantistico”. A questo punto sorge spontanea la domanda: il quantum diventerà una nuova forma di sovranità digitale? “Potrebbe diventarlo”, risponde Valente. Perché queste tecnologie incidono direttamente su ambiti strategici come la crittografia, la sicurezza, il controllo dei dati spaziali e lo sviluppo di infrastrutture critiche. “Molti esperti sostengono che in futuro la sovranità digitale e quella spaziale dipenderanno sempre di più dalla capacità di sviluppare tecnologie quantistiche autonome, proteggere i dati e controllare infrastrutture strategiche”.

L’articolo originale è stato pubblicato sul numero di Fortune Italia di giugno 2026 (numero 5, anno 9)


 


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 Beatrice Foresti

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