Risiko bancario, la partita è ancora aperta


Il vero nodo è Generali: la quota in mano a Mps-Mediobanca rischia di diventare il punto più delicato dell’operazione

L’Opas di Intesa Sanpaolo su Monte dei Paschi continua a essere l’operazione che il mercato considera più probabile, ma il risiko bancario italiano è tutt’altro che concluso.

Se Carlo Messina appare ancora in pole position, il traguardo è infatti lontano e diversi ostacoli potrebbero ancora modificare gli equilibri.

Per Giuseppe Castagna (Banco Bpm) e Luigi Lovaglio (Mps), sostenuti dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, esistono ancora alcune carte da giocare.


Le principali riguardano il possibile intervento delle autorità di vigilanza e il ruolo che potrebbe assumere Crédit Agricole, già primo azionista di Banco Bpm con una partecipazione del 29,9%.

L’ipotesi più accreditata prevede che, una volta completata l’operazione su Mps, Intesa possa cedere a Bper-Unipol circa 635 sportelli dell’ex banca senese per soddisfare le richieste dell’Antitrust in materia di concorrenza territoriale. Un passaggio che viene generalmente considerato gestibile.

Molto più complessa appare invece la questione della partecipazione in Generali. Attraverso Mediobanca e la quota già posseduta direttamente da Mps, Intesa si troverebbe infatti a detenere complessivamente una partecipazione superiore al 16% del Leone di Trieste.

Pur non rappresentando una quota di controllo, una simile presenza potrebbe essere ritenuta sufficiente per esercitare un’influenza significativa nelle assemblee degli azionisti e nelle principali decisioni strategiche.

È proprio questo il punto che potrebbe attirare l’attenzione sia dell’Antitrust sia dell’Ivass, considerando che Intesa è contemporaneamente uno dei principali concorrenti di Generali nel mercato assicurativo italiano attraverso Intesa Assicura e le altre attività del gruppo nel comparto vita e danni.


Non a caso Carlo Messina, sin dall’annuncio dell’operazione, ha precisato che l’obiettivo non è acquisire o controllare Generali, bensì detenere una partecipazione finanziaria destinata a creare valore attraverso dividendi e crescita dell’investimento.

Resta tuttavia aperto il tema della compatibilità tra il ruolo di azionista rilevante di Generali e quello di principale concorrente nel settore assicurativo italiano.

Crédit Agricole può diventare l’ago della bilancia

Parallelamente continua a crescere l’attenzione sul ruolo di Crédit Agricole, che con il 29,9% di Banco Bpm dispone già di una posizione estremamente rilevante nel sistema bancario italiano.

Secondo alcune indiscrezioni, il recente vertice bilaterale tra Italia e Francia avrebbe affrontato anche i futuri assetti del settore bancario. In questo contesto prende corpo l’ipotesi di una possibile integrazione tra Banco Bpm e Crédit Agricole Italia, operazione che darebbe vita a un gruppo di dimensioni molto significative nel mercato domestico.

Un’altra possibilità, più teorica ma non impossibile, riguarda addirittura una controfferta su Mps da parte del gruppo francese. La cosiddetta passivity rule limita infatti le mosse del management della società oggetto di Opas, ma non impedisce a un soggetto terzo di presentare un’offerta concorrente qualora ne ricorrano le condizioni.


In uno scenario di questo tipo potrebbe delinearsi una soluzione negoziale nella quale Intesa concentrerebbe il proprio interesse soprattutto su Mediobanca e, indirettamente, sulla partecipazione in Generali, mentre Crédit Agricole assumerebbe un ruolo centrale nel futuro di Mps e Banco Bpm.

Analisi tecnica Monte dei Paschi di Siena

Il quadro grafico di Monte dei Paschi di Siena resta costruttivo dopo il forte impulso rialzista sviluppato nella prima metà di giugno.

Il balzo delle quotazioni ha permesso ai prezzi di superare numerose resistenze intermedie, aprendo una fase di consolidamento laterale compresa tra 10,70 e 11,00 euro.

Nelle ultime sedute il titolo si è infatti mosso all’interno di una stretta fascia di oscillazione, segnale che per il momento le prese di beneficio rimangono contenute e che il mercato continua ad assorbire senza difficoltà la forte salita precedente.

Questa congestione potrebbe rappresentare una semplice pausa prima di un nuovo tentativo di allungo.


Dal punto di vista operativo, la prima resistenza è collocata in area 11 euro, mentre il vero ostacolo passa poco sopra, in prossimità di 11,10-11,15 euro.

Il superamento di questi livelli aprirebbe la strada a un attacco della resistenza principale posta a 11,50 euro, livello evidenziato anche sul grafico e coincidente con il target naturale del movimento rialzista in atto.

Una chiusura sopra 11,50 euro fornirebbe inoltre un nuovo segnale di forza, creando le condizioni per un’estensione del rialzo verso 12 euro e successivamente in area 12,50 euro.

Sul fronte opposto, il primo supporto rimane in area 10,70 euro, base della fase laterale costruita nelle ultime settimane. Finché i prezzi resteranno al di sopra di questo livello, il controllo del mercato rimarrà saldamente nelle mani dei compratori.

Solo una violazione di 10,70 euro indebolirebbe il quadro tecnico, aprendo spazio a una correzione verso 10,25-10,30 euro, dove transita il primo importante supporto dinamico. Una discesa anche sotto quest’area riporterebbe invece l’attenzione sulla soglia psicologica dei 10 euro.


In sintesi, il titolo continua a mostrare un’impostazione positiva: la congestione delle ultime sedute appare più compatibile con una figura di continuazione del trend rialzista che con un’inversione.

La conferma definitiva arriverà però soltanto con il breakout della fascia 11,00-11,15 euro, mentre la perdita di 10,70 euro rappresenterebbe il primo segnale di deterioramento del quadro tecnico.

Nulla è ancora deciso

Al momento l’Opas di Intesa resta l’ipotesi più probabile, ma il percorso autorizzativo è ancora lungo e numerosi fattori potrebbero modificarne l’esito.

Le valutazioni dell’Antitrust, dell’Ivass e delle autorità europee, insieme alle possibili mosse di Crédit Agricole, rappresentano variabili ancora aperte.


Inoltre, se dovesse concretizzarsi definitivamente anche l’operazione UniCredit-Commerzbank, il consolidamento del settore bancario europeo potrebbe spingere il Governo italiano ad assumere un atteggiamento più favorevole verso una maggiore presenza francese nel sistema creditizio nazionale.

Il risiko bancario, quindi, è ancora ben lontano dall’essere concluso: Intesa mantiene il vantaggio, ma la partita è tutt’altro che chiusa e le prossime settimane potrebbero riservare nuovi colpi di scena.

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