La conferenza stampa organizzata da Havant per celebrare il closing dell’operazione Intesa ha raccontato qualcosa di più profondo: la nascita di un attore europeo che prova a rispondere a una domanda sempre più urgente per imprese e istituzioni.
Chi controllerà i dati, l’identità digitale e l’intelligenza artificiale nell’economia europea dei prossimi anni?
La risposta proposta dal nuovo gruppo si fonda prima di tutto su un’affinità culturale e strategica. Prima ancora dei numeri, Havant e Intesa condividono una stessa idea di innovazione: tecnologia come leva di competitività, ma anche come infrastruttura di fiducia, conformità normativa e sovranità digitale. Un approccio che assume un valore particolare in un contesto segnato da tensioni geopolitiche, competizione tecnologica globale e crescente attenzione europea verso la sicurezza dei dati.
L’operazione dà vita a un gruppo costruito su tre pilastri: 110 milioni di euro di ricavi, 5 miliardi di transazioni gestite annualmente, oltre 5.000 clienti sparsi in 6 paesi europei (Italia, Olanda, Belgio, Francia, Germania, Irlanda) con 700 professionisti. L’offerta integra tecnologie complementari: dall’automazione documentale all’identità digitale certificata, dalle firme elettroniche alla governance evoluta dei dati, fino all’intelligenza artificiale applicata ai processi core.
Il filo conduttore emerso durante l’evento è stato sintetizzato in tre parole: sovranità, intelligenza e fiducia. Sono queste, secondo Havant e Intesa, le direttrici lungo cui si giocherà la competitività europea nei prossimi anni.
Massimo Missaglia, Pietro Lanza, Giuseppe Mariani
Fonte Havant
Il contesto: l’Europa digitale è al bivio tra dipendenza e autonomia
Ad aprire i lavori è stato Carlo Alberto Carnevale Maffè, professore di Strategia alla SDA Bocconi School of Management, che ha descritto il quadro geopolitico e tecnologico nel quale si inserisce l’operazione.
Secondo Carnevale Maffè, il 2026 rappresenta un punto di svolta per l’Europa. L’incertezza globale e il rischio geopolitico si collocano su livelli storicamente elevati e il software sta diventando sempre più uno strumento di competizione internazionale. “Il software è la continuazione della geopolitica con altri mezzi”, è uno dei messaggi centrali della sua analisi.
Oltre l’80% dei prodotti, servizi e infrastrutture digitali utilizzati dall’Unione Europea dipende ancora da fornitori extraeuropei, ha spiegato. Una condizione che Bruxelles sta cercando di superare attraverso nuove politiche industriali e investimenti strategici.
Sul fronte dell’intelligenza artificiale, l’Europa ha già delineato una risposta. Il piano InvestAI punta infatti a mobilitare 200 miliardi di euro entro il 2030, sostenuto da un fondo dedicato da 20 miliardi destinato alle AI Gigafactory, infrastrutture che potranno contare su circa 100 mila chip di ultima generazione per addestrare modelli avanzati.
Parallelamente cresce il tema della sovranità monetaria digitale. Le stablecoin denominate in dollari continuano a dominare il mercato, mentre l’Europa cerca di recuperare terreno attraverso il regolamento MiCA e il progetto dell’euro digitale, destinato a diventare una componente importante dell’autonomia strategica europea.
Per le imprese, questo scenario si traduce in quattro priorità: private AI e governance, digital trust documentale, resilienza delle filiere e sostenibilità incentivata.
Una visione industriale costruita sull’integrazione
È in questo contesto che si inserisce la strategia delineata da Massimo Missaglia, founder e CEO di Havant.
Il manager ha spiegato come il progetto non nasce semplicemente dall’esigenza di crescere per linee esterne, ma dalla volontà di costruire una piattaforma europea integrata capace di accompagnare le imprese lungo l’intero ciclo di vita dei processi digitali.
L’idea è mettere insieme tecnologie complementari senza sovrapposizioni: l’esperienza di Intesa nel digital trust, nell’identità certificata e nei servizi fiduciari qualificati si integra con le competenze di Havant nell’intelligenza artificiale, nell’automazione documentale e nella governance evoluta dei dati.
L’ambizione dichiarata è quella di creare un’offerta end-to-end difficilmente replicabile nel panorama europeo: dalle piattaforme IDP ai sistemi di AI applicata, dalle firme elettroniche all’onboarding digitale, fino alla conservazione documentale e ai servizi conformi a eIDAS 2.0, DORA, GDPR e AI Act.
Havant è tra i primi operatori italiani certificati ISO/IEC 42001, lo standard che attesta un utilizzo dell’intelligenza artificiale conforme all’AI Act e ai principi di trasparenza ed etica.
La crescita di Havant è stata particolarmente rapida negli ultimi anni. Il gruppo ha superato i 70 milioni di euro di fatturato a fine 2025 e punta a oltrepassare quota 100 milioni entro la fine del 2026. Il closing dell’operazione Intesa consente ora di raggiungere una dimensione ancora più rilevante e di accelerare il percorso di consolidamento europeo già avviato con le acquisizioni di Archive-IT, itAgile, Doxinet e SETA.
“Con Intesa facciamo un passo importante nel consolidare il nostro posizionamento come leader nell’affiancare le aziende nei percorsi di trasformazione digitale — percorsi sempre più strategici per la competitività europea. Un cammino che abbiamo iniziato anni fa con una visione precisa e che non si ferma qui: questa è una tappa significativa di un percorso di crescita europea ancora in corso. Portiamo sul mercato un’offerta che in Italia oggi non ha eguali per ampiezza, profondità tecnologica e conformità normativa. E continuiamo a costruire: ci sono ulteriori opportunità all’orizzonte, sempre con la stessa logica di complementarietà e valore per i clienti che ha guidato ogni acquisizione finora,” ha commentato Massimo Missaglia.
Pietro Lanza e Giuseppe Mariani: il digital trust come motore di valore
Nel corso dell’evento, Pietro Lanza, Managing Director di Havant e ora anche Chairman di Intesa, ha ripercorso il cammino che ha portato alla costruzione del nuovo player europeo dell’AI e del digital trust.
L’obiettivo dichiarato è superare la frammentazione che caratterizza ancora molti operatori del settore, mettendo a disposizione delle imprese un ecosistema unico nel quale identità digitale, data governance, intelligenza artificiale e compliance possano convivere in maniera nativa.
Un passaggio rilevante in un’epoca in cui la fiducia digitale sta diventando un vero asset competitivo. Non più soltanto un requisito normativo, ma una componente essenziale per generare efficienza, attrarre investimenti e sostenere la crescita delle organizzazioni.
Su questo aspetto si è concentrato Giuseppe Mariani, CEO di Intesa, sottolineando il legame sempre più stretto tra creazione di valore e capacità di preservare la fiducia: “L’ingresso in Havant apre un capitolo straordinario per Intesa, valorizzando quarant’anni di storia nel digital trust. In un mercato in rapida evoluzione, unendo le nostre soluzioni, certificazioni e le nostre competenze alla forza tecnologica di Havant, insieme guideremo la trasformazione digitale europea — garantendo ai nostri clienti innovazione continua, l’affidabilità di sempre, e la solidità di un gruppo che continuerà a crescere.”
Dopo oltre quarant’anni di esperienza nel digital trust, Intesa porta nel gruppo un patrimonio di competenze costruito attorno alla gestione sicura dell’identità, dei documenti e delle transazioni digitali. Un patrimonio che include la qualifica di Società Benefit con rating Open ES, a testimonianza di una governance orientata a equilibrare redditività e impatto sociale. Havant integra questa eredità con la sua posizione di leader italiano: certificata ISO/IEC 42001 e #1 nella classifica Top 100 ICT Sostenibile 2025 con rating ESG A. Un’eredità che, nell’integrazione, punta a diventare una leva per accompagnare la trasformazione digitale europea con la stessa solidità etica che caratterizza entrambe le realtà.
La scommessa del nuovo gruppo è dimostrare che nell’economia dell’intelligenza artificiale la fiducia non rappresenta un vincolo alla crescita, ma una delle sue principali condizioni di successo.
Una visione che si traduce, sul piano operativo, in un cambio di passo per il gruppo, come ha sottolineato Pietro Lanza: “Non è soltanto una crescita dimensionale: è l’accelerazione del nostro piano. Integrare l’eccellenza di Intesa nel digital trust con le nostre competenze in IDP, AI e digitalizzazione dei processi ci permette di presentarci al mercato come un unico partner end-to-end. È un’operazione che anticipa ciò che il mercato ci chiederà nei prossimi anni — e da qui continuiamo a costruire.”
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Claudia Cervi
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