– “Vale per il calcio come per gli altri settori della vita sociale; poliziotti e carabinieri, ad esempio, non lavorerebbero meglio in certi quartieri difficili se avessimo più neri e arabi in divisa?”. Se lo chiede il Corriere della Sera. Cioè, fatemi capire: vuol dire che in Calabria è meglio mandare carabinieri calabresi e in Veneto carabinieri veneti? A me l’idea che neri e arabi debbano dare più ascolto a un poliziotto nero o arabo, anziché alla divisa in generale, mette un tantino paura.
– “In realtà, a rileggere le interviste di Elodie, viene da pensare che, da sempre, mentre tutti ci concentravamo su chi amava, lei desse già più importanza a come amare”. Lo scrive sempre il Corriere. Mamma mia come stiamo messi. Ma che vor dì?
– Chi scrive è tifoso della Lazio, roba da starci male. Beh. Vedere la manifestazione di ieri contro Claudio Lotito, che ha coinvolto tanta gente e anche nomi importanti (clamorosa la presenza del presidente della Regione Lazio, Rocca), credo dia il senso dell’inquietudine che sta vivendo il popolo laziale. No. Io non sono tra quelli del “Lotito vattene” sin dal primo momento. Ricordo che “il gestore”, come viene chiamato, ha salvato la Lazio dal fallimento, l’ha rimessa in piedi, l’ha resa solida e l’ha pure fatta vincere. Coppe Italia e Supercoppe non possono essere dimenticate. Inoltre, in passato, vuoi o non vuoi, è stato in grado di intercettare il “sogno” laziale regalando qua e là grandi calciatori o bandiere: Immobile, Klose, Di Canio, Luis Alberto, eccetera eccetera. Non fate finta di non ricordare che l’anno del Covid Simone Inzaghi quasi ci portava alla vittoria dello scudetto. Bene. Cosa è successo ora? Si è rotto il giochino. Manca il sogno. I laziali non chiedono necessariamente di vincere tutto, altrimenti tiferebbero l’Inter. No. I laziali chiedono che venga alimentato il “sogno”, il desiderio di andare allo stadio, il gusto di vedere una buona squadra sudare per la maglia. Ecco: da qualche anno, ma direi dall’addio di Luis Alberto, Immobile e Milinkovic, tutto questo non esiste più. Il mercato non regala sussulti. Le bandiere se ne vanno. Resta poco o nulla. Lotito ha investito ed è giusto che gestisca il suo investimento come meglio crede, dire il contrario sarebbe socialista. Ma deve trovare il modo di dare una risposta ai tifosi o il rischio di ritrovarsi lo stadio vuoto vita natural durante è serio. Difficile nascondersi dietro il solito ritornello del “è solo una frangia di ultras”: ormai le cose sono cambiate.
– “Nella serata di ieri è partito con circa tre ore di ritardo un volo Ryanair diretto ad Alicante da Milano Malpensa. A causare lo slittamento della partenza è stata la presenza di numerose zanzare nella cabina del velivolo”. Il peggior incubo.
– Politico prende di mira la fidanzata di Jordan Bardella perché è una principessa di Borbone. “Uno stile di vita da jet-set. Un patrimonio multimilionario offshore. Il paladino della classe operaia del Rassemblement National si starebbe pericolosamente avvicinando proprio a quell’élite che il suo partito afferma di combattere”. Quelli che “l’abito non fa il monaco” adesso fanno ricadere su Bardella le presunte colpe della fidanzata. Ma se si sono innamorati, che problema c’è? Cito quella roba imbarazzante letta prima: “Mentre tutti ci concentravamo su chi amava, lui dava già più importanza a come amare”.
– Poi è stupenda questa cosa. Politico è convinto che Bardella abbia compiuto alcuni passi falsi, tipo andare al Gran Premio di Monaco “sorseggiando drink” insieme alla sua fidanzata mentre la Francia “era sconvolta dallo stupro e dall’omicidio di una bambina di 11 anni”. E quindi? Mica è il presidente, ancora. Orribile, direte. Solo che questa percezione dei “passi falsi” ce l’hanno solo i giornalisti, visto che “secondo un sondaggio di popolarità condotto dall’istituto francese Odoxa, rimane il politico più amato del Paese, con il 35% dei consensi”. Non solo. I sondaggi dicono che arriverà primo alle elezioni presidenziali del 2027 e addirittura che potrebbe vincere al secondo turno contro i centristi in un eventuale ballottaggio. Roba mai vista prima. Però i cronisti di Politico hanno visto passi falsi… mah.
– La nuova Rai ci rifila di nuovo Benigni, impegnato a raccontarci San Francesco. Mah. Non sarebbe meglio, chessò, uno storico o un cardinale?
– “La Var sta togliendo gioia al calcio — ha detto il ct croato dopo che il gol del pareggio è stato annullato per un tocco infinitesimale del pallone —. Si è potuto constatare fino a che punto le emozioni siano state letteralmente annientate e nel complesso queste decisioni ti riportano indietro. Non dico che a volte la Var non possa essere d’aiuto, ma uccide le emozioni, uccide tutto ciò che provi, uccide quello che stai vivendo e non è facile gestire tutto questo”. Solo nel calcio si può pensare che sarebbe stato meglio non sapere che quel gol era irregolare. Solo nel calcio. In tutti gli altri sport (tennis, basket, eccetera) nessuno discute: si guardano le immagini, la tecnologia dà il verdetto, gli arbitri riportano. Fine. Nel basket italiano la Fortitudo vinse uno scudetto “al Var” più di dieci anni fa, un’era geologica per la tecnologia, e nessuno ha fatto drammi, neppure tra i tifosi dell’Olimpia che persero la partita per un tiro da tre punti all’ultimo secondo. Invece noi siamo qui a dare credito a uno che avrebbe preferito pareggiare con un gol irregolare. Ma in fondo i calciofili da decenni elogiano “la mano di Dio”, cioè il simbolo della non sportività. Quindi: di cosa sorprendersi?
– Io non riesco a smettere di ridere guardando l’intervista della tv locale veronese a Ilaria Salis. Quando le chiedono: cosa ne pensa del sindaco Tommasi? Lei: boh, non ho seguito la politica locale.
E allora che ci sei andata a fare a Verona? Facile: a combattere le ronde fasciste. Così. Solo perché sono tali. E poco importa se, magari, nascono da un desiderio reale di sicurezza a causa delle politiche comunali. Di quello, lei, mica se ne occupa.
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redazione@ilgiornale-web.it (Giuseppe De Lorenzo)
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