Raddoppio ferroviario: «Senza opere compensative la città rischia di pagare un prezzo altissimo»


TERMOLI. Il raddoppio ferroviario della tratta Termoli-Lesina torna al centro del dibattito pubblico. A riaccendere i riflettori è Nicola Felice, presidente del Comitato San Timoteo, che con un articolato documento richiama l’attenzione delle istituzioni su quella che definisce una delle questioni più importanti per il futuro della città. Un’opera strategica per il sistema ferroviario nazionale, ma che, secondo il Comitato, rischia di produrre effetti permanenti sulla vivibilità urbana se non verranno realizzate contestualmente le opere di compensazione e mitigazione promesse da oltre vent’anni.

Felice ricorda come il Comitato, nei suoi tredici anni di attività, non si sia occupato esclusivamente della sanità regionale, ma abbia seguito costantemente anche altri dossier strategici per il Molise, tra cui il sistema idrico regionale – dalla diga del Liscione all’impianto di potabilizzazione, passando per l’Acquedotto Molisano Centrale, la rete fognaria e gli impianti di depurazione di Termoli – fino alle infrastrutture ferroviarie e, in particolare, al raddoppio della linea adriatica tra Termoli e Lesina e alle criticità della stazione ferroviaria cittadina. Uno dei punti più evidenziati riguarda proprio la stazione di Termoli che, secondo il presidente del Comitato, continua a rappresentare un’anomalia lungo l’intera dorsale adriatica.

«È l’unica stazione della linea a non essere dotata di ascensori o scale mobili per consentire l’accesso ai binari dal secondo al sesto», osserva Felice, sottolineando come ogni giorno tale carenza penalizzi anziani, persone con disabilità, famiglie con passeggini e viaggiatori con bagagli. Una situazione ritenuta ancora più incomprensibile se si considera che Termoli è la seconda città del Molise con oltre 32 mila abitanti e che durante l’estate, grazie all’afflusso turistico e ai collegamenti con le Isole Tremiti, la popolazione praticamente raddoppia, facendo della stazione ferroviaria la principale porta d’ingresso dell’intera regione.

Nel documento trova spazio anche una riflessione sul futuro del sistema ferroviario del Mezzogiorno. Prendendo spunto dalla recente attivazione del collegamento ad Alta Velocità tra Bari e Napoli, Felice osserva come il sistema infrastrutturale nazionale stia seguendo due direttrici differenti: da un lato la linea AV lungo il versante tirrenico, destinata principalmente ai passeggeri, dall’altro la dorsale adriatica sviluppata come linea AC, cioè Alta Capacità, destinata prevalentemente al traffico merci con velocità fino a 200 chilometri orari. Ed è proprio questo l’aspetto che suscita le maggiori preoccupazioni.

Con il completamento del raddoppio ferroviario tra Termoli, Campomarino, Ripalta e Lesina, previsto entro il 2028, secondo i dati richiamati dal Comitato lungo la nuova infrastruttura transiteranno mediamente dieci treni ogni ora per ciascun senso di marcia, vale a dire un convoglio ogni sei minuti. Il 95 per cento dei convogli sarà costituito da treni merci che non effettueranno fermata nella stazione di Termoli, attraversando invece il centro urbano alla velocità massima consentita dalla linea. Per il Comitato San Timoteo ciò comporterà inevitabili ricadute sulla qualità della vita: aumento del rumore, vibrazioni, maggiore esposizione ai rischi lungo il tracciato ferroviario, peggioramento delle condizioni ambientali e possibile deprezzamento degli immobili prospicienti la ferrovia.

Da qui la richiesta di accelerare sulle opere compensative e di mitigazione, considerate indispensabili per limitare gli effetti del potenziamento ferroviario. Felice ricorda che tali interventi sono previsti da oltre vent’anni e risultano inseriti nei vari protocolli d’intesa sottoscritti tra gli enti coinvolti, dal primo accordo del 2005 fino all’ultimo protocollo del 2025. Tuttavia, sottolinea, il percorso è ancora fermo perché Rete Ferroviaria Italiana deve predisporre il progetto di fattibilità, documento indispensabile affinché il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti possa individuare le risorse economiche necessarie e avviare le procedure autorizzative.

Il presidente del Comitato ricostruisce anche l’evoluzione progettuale dell’intervento, ricordando che inizialmente il raddoppio Termoli-Lesina era suddiviso in tre lotti – Lesina-Ripalta, Ripalta-Campomarino e Campomarino-Termoli – con quest’ultimo già finanziato per circa 135 milioni di euro nell’ambito di un investimento complessivo di circa 700 milioni. Successivamente la pianificazione è stata modificata: i lotti sono diventati due, Lesina-Ripalta e Ripalta-Campomarino-Termoli, mentre è stato introdotto il cosiddetto “Nodo Termoli”, destinato a raccogliere le opere di compensazione e mitigazione urbana.

Una scelta che, secondo Felice, ha di fatto riportato indietro l’iter amministrativo, rendendo necessario ripartire dalla progettazione di fattibilità, reperire nuove risorse e completare un nuovo percorso autorizzativo. Il rischio evidenziato dal Comitato è che il raddoppio ferroviario entri regolarmente in esercizio nel 2028 mentre le opere compensative siano ancora sulla carta, costringendo Termoli a subire immediatamente gli effetti del traffico ferroviario senza beneficiare delle infrastrutture destinate a limitarne gli impatti. «È qui che si misura la capacità del territorio di difendere i propri diritti e di far valere le proprie ragioni – conclude Nicola Felice .

Non bastano dichiarazioni di circostanza o rassicurazioni generiche. Servono atti concreti, tempi certi, finanziamenti adeguati e un impegno istituzionale reale. Termoli non può essere chiamata a sopportare il peso del potenziamento della linea ferroviaria senza ottenere contestualmente quelle opere di compensazione e mitigazione indispensabili per tutelare la città, i suoi cittadini e il suo futuro».

EB




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