Caro voli, scatta l’istruttoria del governo sulle compagnie: “Controlli anti-speculazioni”


Davanti ai rincari sui voli interni, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) ha chiesto al Garante per la sorveglianza dei prezzi di avviare un’istruttoria per controllare che non sia in atto una speculazione legata ai lavori ferroviari nel nodo di Firenze per la sostituzione del Ponte al Pino. In particolare, l’autorità che fa capo al Mimit, più comunemente nota come Mister Prezzi, dovrebbe monitorare le direttrici Roma-Milano e Roma-Venezia e «se lo ritiene opportuno, segnalare i fatti al Garante della concorrenza (Agcm), ai sensi del decreto Asset realizzato nel 2023, per verificare la sussistenza di eventuali fenomeni distorsivi da parte delle compagnie aeree».

Da fonti ministeriali si apprende che l’attenzione è concentrata in particolare sulla settimana in corso (6-10 luglio) e sul prossimo periodo in cui si terranno i cantieri del ponte, 26-30 luglio. Anche per capire se si ripeterà quello che il ministro Adolfo Urso ha definito un «repentino e anomalo innalzamento dei prezzi dei biglietti aerei in concomitanza con i ritardi e i disagi nella circolazione ferroviaria». La base dati raccolta finora dovrebbe comprendere una cinquantina di voli, un campione a cui si aggiungeranno altri casi.

Oltre agli esempi riportati ieri da questo giornale – fino a 800 euro per un volo andata e ritorno Torino-Roma, 500 sola andata Roma-Bari – a pesare di più sono i voli che collegano la capitale istituzionale a quella economica. Ieri pomeriggio, il volo meno caro per andare da Roma a Milano il 9 luglio costava circa 510 euro. In tempi normali, costa intorno ai cento euro.

Alla base dei rialzi c’è un problema di saturazione del mercato. Nei giorni dei rallentamenti, con tempi di percorrenza che raddoppiano e treni che spesso non si trovano, chi ha bisogno di viaggiare – per lavoro o per ragioni personali – si riversa negli aeroporti. «C’è uno choc negativo di offerta nel settore ferroviario che causa uno choc positivo di domanda nei settori adiacenti, in particolare quello aereo», spiega l’economista ed esperto di algoritmi di mercato Emilio Calvano, professore ordinario alla Luiss.

Il meccanismo che fa schizzare il prezzo, oggi costruito in parte su algoritmi, si chiama “revenue management”, e si basa su un sistema ideato dopo la deregulation del 1978 per massimizzare i profitti. «Non è di per sé un fenomeno negativo – spiega Calvano -. Questi prezzi alti consentono per esempio al mercato di allocare i sedili aerei a chi ha più necessità di occuparli». Rincari come quelli che stiamo vivendo, però, spiegano gli esperti, non danno una reale possibilità di scegliere sul mercato l’offerta migliore per spostarsi.

Casi simili sono stati in passato oggetto di indagine da parte dell’Autorità garante per la concorrenza e il mercato (Agcm), tra il 2023 e il 2025 in particolare sulle partenze da e per Sicilia e Sardegna. All’epoca, l’Antitrust aveva rilevato rialzi sensibili nel periodo estivo e durante le festività natalizie e pasquali, ma non era intervenuta in quanto in quei periodi l’eccesso di domanda determina l’incremento dei prezzi, anche in presenza di concorrenza tra le imprese. L’Agcm, infatti, può intervenire nel caso in cui un’azienda in posizione dominante sia in grado da sola di determinare i prezzi oppure se ipotizza che ci sia un “cartello” – cioè se le principali compagnie aeree si fossero accordate per determinare un aumento di prezzo. All’epoca, l’Antitrust aveva rilevato anomalie nella formazione dei prezzi, con rialzi sensibili nel periodo estivo e durante le festività natalizie e pasquali, ma non si era espressa sul meccanismo che determinava i rialzi.

L’Agcm può intervenire nel caso in cui sospetti un’azienda in posizione dominante oppure se ipotizza ci sia un “cartello” – cioè se le principali società di un settore si accordano per determinare un prezzo. Nel caso dei rincari di questi giorni, c’è un importante e repentino spostamento della domanda dai treni ad alta velocità ai voli aerei, la cui offerta è rimasta fissa e non modificabile per i 5 giorni interessati dai lavori sulla linea ferroviaria, e l’algoritmo delle compagnie aeree contribuisce a spingere i prezzi al crescere della domanda aprendo e chiudendo le classi tariffarie. In autonomia. Secondo studi accademici già diffusi nel 2020, però, e come conferma anche oggi Calvano, gli algoritmi possono associarsi e convergere verso prezzi alti. «Dato che gli algoritmi si addestrano tramite ricompense, – spiega Calvano – è lecito immaginare che, se le imprese delegano la determinazione dei prezzi ad algoritmi che sfruttano questa tecnologia, loro possano autonomamente e collettivamente coordinarsi per ridurre la concorrenza a danno dei consumatori».

Le autorità Antitrust stanno facendo diversi sforzi per intervenire. «Hanno – dice il docente – poteri a sufficienza per confiscare o chiedere copia degli algoritmi usati in produzione, così da poter cercare di capire quali siano le caratteristiche tecniche che determinano eventuali sospette anomalie».

Alcune soluzioni ci sarebbero. «Regolare i mercati in modo da rendere più difficile la collusione algoritmica è fattibile: ad esempio, si può non consentire alle imprese di modificare i loro prezzi ad altissima frequenza. Questo rende l’apprendimento molto più difficile». Una volta completato, il dossier di Mister prezzi dovrebbe passare all’Agcm. Resta da capire come farà a decidere un organismo con poteri limitati, e che da mesi non ha un presidente. Nel collegio dei decisori, oggi, ci sono soltanto due componenti su tre.


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 Sara Tirrito

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