L’AI non sta soltanto influenzando il software di Apple, direttamente o attraverso accordi con OpenAI prima e con Google poi. Sta anche cambiando il modo in cui l’azienda progetta i suoi processori, pianifica i lanci dei prodotti e costruisce l’infrastruttura dei suoi data center. Secondo quanto riportato da Mark Gurman nella newsletter Power On di Bloomberg, Cupertino ha rivisto profondamente la roadmap delle future generazioni di chip M6, M7 e M8 per accelerare lo sviluppo delle capacità di intelligenza artificiale.
La novità più significativa è che Apple, per la prima volta, rinuncerà a completare una generazione di processori con le tradizionali versioni Pro, Max e Ultra: dopo il lancio del chip M6 previsto per questo autunno, l’azienda passerà direttamente allo sviluppo dell’M7, anticipando di fatto la generazione successiva.
Dal fallimento dell’Apple Car nasce la strategia AI
Le radici di questa nuova strategia affondano in uno dei progetti più costosi e apparentemente fallimentari della storia recente di Apple: l’automobile autonoma cancellata nel 2024. Per oltre dieci anni, il Project Titan ha coinvolto migliaia di dipendenti, generato centinaia di brevetti e richiesto investimenti che hanno superato i 10 miliardi di dollari. L’obiettivo era ambizioso: realizzare un veicolo completamente autonomo, con capacità di guida di livello 5, il massimo previsto dalla classificazione internazionale. Per raggiungere quel traguardo Apple ha dovuto affrontare alcune delle sue prime grandi sfide nel campo del machine learning e dei chip dedicati all’intelligenza artificiale. Il processore destinato all’automobile non ha visto mai la luce, ma il lavoro svolto ha permesso di sviluppare una delle tecnologie oggi più importanti dell’ecosistema Apple: il Neural Engine. Introdotto nel 2017 con l’iPhone X, inizialmente serviva soprattutto per funzioni come Face ID e Animoji. Negli anni è diventato il motore che esegue in locale i modelli di intelligenza artificiale su iPhone, iPad e Mac.
Il Neural Engine diventa il cuore dei nuovi Mac
Da quando Apple ha introdotto i processori Apple Silicon per Mac nel 2020, ogni nuova generazione ha incrementato le prestazioni del Neural Engine. Con il chip M4 il salto è stato particolarmente importante, ma ora l’AI sta influenzando direttamente la progettazione dell’intera famiglia di processori. Finora Apple aveva seguito uno schema prevedibile: prima il chip base, poi le versioni Pro, Max e infine Ultra per le workstation più potenti, raddoppiano ogni volta la configurazione del primo chip. Questa volta lo schema cambia: l’M6 arriverà come sempre nel corso dell’autunno, ma non sarà seguito dalle varianti più potenti. Apple ha già completato una parte fondamentale dello sviluppo dell’M7, iniziato appena sei mesi dopo quello dell’M6, una tempistica insolitamente ravvicinata. Il calendario previsto sarebbe questo: autunno 2026: M6; prima metà del 2027: M7; fine 2027: M7 Pro e M7 Max; 2028: M7 Ultra.
Apple aveva già saltato alcune versioni Ultra, come accaduto con la famiglia M4, ma non aveva mai rinunciato contemporaneamente a tutte le varianti di fascia alta di una generazione. Secondo Gurman, Apple aveva pianificato un importante salto nelle prestazioni dedicate al Neural Engine con la famiglia M7 e ha deciso che queste innovazioni fossero troppo rilevanti per attendere il normale ciclo di aggiornamento. L’azienda preferisce accelerare l’arrivo della nuova architettura invece di investire tempo nello sviluppo di versioni Pro e Max dell’M6 che sarebbero rimaste sul mercato relativamente poco: l’obiettivo è aumentare drasticamente la capacità di eseguire modelli di AI direttamente sul dispositivo, senza ricorrere al cloud.
L’M7 Ultra vuole sfidare Nvidia
La versione più ambiziosa sarà ovviamente l’M7 Ultra. Secondo le indiscrezioni, questo processore rappresenterà un salto enorme nelle prestazioni dedicate all’intelligenza artificiale, tanto da avvicinarsi alle schede acceleratrici sviluppate da Nvidia per l’addestramento e l’esecuzione dei modelli AI, come la famiglia Blackwell. Apple starebbe progettando un chip pensato esplicitamente per carichi di lavoro legati ai modelli generativi, capace di supportare fino a 1,5 terabyte di memoria unificata, circa il doppio rispetto a quanto pianificato per il futuro M5 Ultra. La disponibilità effettiva di una configurazione simile dipenderà però anche dal mercato delle memorie, oggi caratterizzato da carenze di produzione e prezzi elevati.
Apple sta anche ripensando l’infrastruttura che alimenta Apple Intelligence nei suoi data center: nel breve periodo arriveranno nuovi server basati sul futuro M5 Ultra, ma gli ingegneri stanno già progettando una piattaforma completamente nuova prevista intorno al 2029, costruita proprio attorno alle capacità dell’M7 Ultra. L’obiettivo è aumentare la potenza dei server mantenendo la filosofia di Apple, che punta a utilizzare processori derivati da quelli consumer anche per il cloud invece di ricorrere a GPU specializzate di terze parti.
Intelligenza artificiale
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A Cupertino lavorano già all’M8
Secondo Gurman, Apple starebbe lavorando ai processori M8, previsti intorno al 2028, con ulteriori miglioramenti dedicati all’intelligenza artificiale. Tra questi ci sarebbe un chip noto internamente con il nome in codice Soko, oltre a un’altra famiglia destinata ai Mac professionali chiamata Cardinal. Questa generazione dovrebbe essere prodotta con processo litografico a 1,4 nanometri, che promette consumi inferiori e prestazioni superiori rispetto alle tecnologie attuali.
Per anni lo sviluppo dei processori Apple è stato guidato da parametri come velocità della CPU, prestazioni grafiche, autonomia e riduzione dello spessore dei dispositivi. Ora la priorità diventa l’intelligenza artificiale: le capacità del Neural Engine e l’esecuzione locale dei modelli influenzano direttamente sia l’architettura dei chip sia il calendario con cui vengono sviluppati e distribuiti. È un cambiamento strategico che riflette anche la necessità di recuperare terreno sul fronte software, dove Apple continua a inseguire concorrenti come OpenAI, Google e Anthropic. Se Apple Intelligence e la nuova Siri hanno accumulato ritardi significativi, l’azienda ha invece costruito negli anni un vantaggio competitivo nell’hardware necessario per eseguire l’AI direttamente sui dispositivi. Così il progetto dell’Apple Car non è più uno dei più grandi fallimenti nella storia dell’azienda, ma l’investimento che ha posto le basi tecnologiche dell’intera strategia AI di Cupertino.
Retroscena
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