TERMOLI. Se anche dalla maggioranza che governa il Molise arriva l’allarme sul futuro di Stellantis Termoli, allora – sostiene Roberto Gravina – le preoccupazioni sollevate per mesi dal Movimento 5 Stelle non erano propaganda né catastrofismo. Erano il racconto di una crisi industriale e occupazionale che oggi nessuno può più permettersi di minimizzare.
Il consigliere regionale pentastellato interviene dopo il tavolo nazionale sull’automotive convocato a Roma dal ministro Adolfo Urso e punta direttamente sulle dichiarazioni di Andrea Di Lucente. Parole pronunciate da un esponente della stessa maggioranza del presidente Francesco Roberti e che, per Gravina, segnano un passaggio politico preciso: la situazione dello stabilimento termolese è ancora aperta, l’arrivo delle produzioni legate ai cambi ibridi non risolve il problema occupazionale e il futuro di circa 900 addetti resta strettamente legato alle prospettive dei motori GSE.
«Prendo atto, con soddisfazione ma anche con una certa amarezza, che oggi anche un esponente della maggioranza regionale dica quello che il Movimento 5 Stelle sostiene da mesi: che la situazione di Termoli è tutt’altro che risolta, che l’annuncio sui cambi ibridi non cambia il quadro occupazionale e che senza le produzioni dei motori GSE 900 lavoratori restano senza prospettiva».
È proprio questo, secondo Gravina, il punto che rende politicamente rilevante l’intervento di Di Lucente al tavolo romano. Non una semplice dichiarazione sulla crisi dell’automotive, ma un allarme che nasce dentro il centrodestra molisano.
Il consigliere M5S richiama anche il recente rimpasto della Giunta regionale. «Chi oggi porta questo allarme a Roma è lo stesso Andrea Di Lucente che il presidente Roberti, con il recente rimpasto di Giunta, ha sostituito come assessore riportandolo al ruolo di consigliere delegato. Anche chi non siede più in Giunta riconosce l’urgenza della vertenza Stellantis-Termoli con la stessa nettezza che il Movimento 5 Stelle chiede da mesi».
Per Gravina, dunque, la questione va ben oltre i ruoli e gli equilibri interni alla coalizione. «È un segnale che il problema non è mai stato di chi occupa quella casella, ma della determinazione con cui Roberti sceglie o non sceglie di affrontare la partita».
L’attacco al presidente della Regione parte dalla mozione presentata nei mesi scorsi dal Movimento 5 Stelle per impegnare l’esecutivo regionale a intervenire con maggiore forza sulla vertenza Stellantis. Un’iniziativa che, nella ricostruzione del consigliere pentastellato, sarebbe stata sottovalutata proprio da Roberti.
«Quando abbiamo presentato una mozione per impegnare la Giunta a intervenire con determinazione su Stellantis, quella mozione è stata liquidata con sufficienza dal presidente Roberti. Oggi le stesse identiche preoccupazioni arrivano da un rappresentante della sua stessa maggioranza. Cambia chi le pronuncia, ma il contenuto è lo stesso che Roberti ha scelto di non ascoltare».
La partita, però, non si gioca soltanto a Campobasso. Gravina sposta il confronto a Roma e chiama direttamente in causa il Governo e la rappresentanza parlamentare molisana di centrodestra. I tavoli ministeriali, sostiene, non possono sostituire le garanzie industriali.
«Lo stesso Governo di centrodestra, che pure convoca tavoli, non ha ancora messo sul piatto un impegno vincolante per Termoli. E colpisce il silenzio dei parlamentari molisani di maggioranza: sono loro, prima di chiunque altro, a dover portare in Parlamento il peso di 900 posti di lavoro a rischio, invece di limitarsi a prendere atto di quanto accade ai tavoli romani».
Al centro resta il fattore tempo. Per il consigliere regionale ogni mese trascorso senza alzare il livello della pressione istituzionale avrebbe indebolito la capacità del Molise di incidere nelle interlocuzioni con Stellantis e con l’esecutivo nazionale.
«Ogni mese trascorso a minimizzare è un mese sottratto alla contrattazione con il Governo e con Stellantis. Parliamo di 900 lavoratori e di un’economia regionale che resta l’unica in Italia a non crescere. La responsabilità di questo immobilismo è squisitamente politica e riguarda tutti i livelli: dalla Regione al Governo nazionale, fino alla rappresentanza parlamentare molisana».
Nel confronto entra inevitabilmente anche Renesys e l’investimento annunciato sul territorio. Gravina non ne ridimensiona il valore, ma mette in guardia dal rischio che il nuovo progetto industriale venga utilizzato politicamente per spostare l’attenzione dal futuro dello stabilimento Stellantis.
«È una notizia positiva per il territorio e come tale va accolta. Ma dev’essere chiaro di cosa stiamo parlando: nella migliore delle ipotesi, quell’investimento non è sviluppo, è contenimento di un disastro che rischia di consumarsi proprio sul fronte Stellantis».
C’è poi il tema della filiera delle batterie e della transizione verso l’elettrico. Ed è qui che Gravina individua quella che definisce, nei fatti, una contraddizione del centrodestra.
L’investimento Renesys, pur non essendo direttamente legato all’automotive, si colloca nel segmento delle batterie. «Smentisce nei fatti quella narrazione, ripetuta troppe volte, secondo cui elettrico e batterie non sarebbero settori “vincenti” per via dei costi dell’energia. E allora la domanda è semplice: come la mettiamo? Non si può applaudire a un investimento nella filiera delle batterie e, nello stesso tempo, continuare a derubricare le responsabilità su ciò che nella stessa filiera, con Stellantis, rischia di sfumare».
Per il Movimento 5 Stelle, insomma, il tempo degli annunci e delle rassicurazioni è terminato. Gravina chiede che la vertenza torni formalmente in Consiglio regionale e che il presidente Roberti assuma un impegno politico misurabile sul futuro produttivo e occupazionale del sito di Termoli.
«Roberti prenda atto, con la stessa chiarezza usata oggi dal suo consigliere delegato, che la partita è aperta e urgente, e porti in Consiglio regionale un impegno concreto e verificabile sulla vertenza Stellantis-Termoli».
Un appello che Gravina estende al Governo e ai parlamentari eletti in Molise: «Il Molise non ha più tempo da perdere in distinguo interni alla maggioranza, né a livello regionale né a livello nazionale».
La questione, al netto dello scontro politico, resta tutta racchiusa nei numeri e nelle prospettive industriali: circa 900 lavoratori, il futuro delle produzioni GSE e uno stabilimento che attende ancora di conoscere quale ruolo Stellantis intenda assegnargli nel nuovo assetto produttivo. È su questo terreno che, dopo il tavolo romano, la pressione politica è destinata ad aumentare.
EB
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