Per cinque giorni Cuneo non sarà semplicemente la città che ospita Mirabilia. Sarà Mirabilia.
Mirabilia International Circus & Performing Arts Festival animerà infatti la città dal 2 al 6 settembre 2026.
Le vie di Cuneo saranno attraversate dagli artisti, abitate dalle performance, trasformate in uno spazio scenico nel quale piazze, cortili, musei, strade e luoghi diventano parte dello spettacolo.
Spettacolo che dura da vent’anni e che coinvolge sempre più territori.
Fabrizio Gavosto, direttore artistico del Festival, racconta il significato di questa edizione che nelle scorse settimane ha già animato Busca, Roccasparvera, Savigliano, Pontechianale, Alba, Vernante e Chiusa di Pesio.
Il cuore dell’evento a inizio settembre a Cuneo e poi ancora due tappe, a Dogliani e Carrù, in un viaggio autenticamente “on the road”, perché Mirabilia sa, come pochi altri eventi, intrecciare il linguaggio delle arti performative con l’identità dei territori, coinvolgendo comunità e pubblici in un’esperienza condivisa.
Grazie anche allo straordinario lavoro di ricerca di Gavosto (qui sotto in foto) e dei suoi collaboratori, capaci di portare in provincia di Cuneo 61 compagnie internazionali, che si esibiranno in 170 repliche, raggiungendo nove città e oltre 50 location.
“Vent’anni di strade percorse, piazze attraversate, spettacoli visti nascere e trasformarsi. Vent’anni di incontri, di sfide, di artisti arrivati da lontano e diventati parte della nostra storia. Vent’anni di pubblico che è cresciuto con noi, tornando ogni anno non solo per assistere a uno spettacolo, ma per condividere uno sguardo sul mondo.
Per celebrare questa edizione abbiamo scelto una frase che attraversa generazioni e frontiere: Caminante, no hay camino, se hace camino al andar. Viandante, non esiste una strada già tracciata. La strada si costruisce camminando.
È una dichiarazione poetica tratta da Antonio Machado, ma anche un modo di intendere il nostro tempo. In un’epoca segnata da incertezze e trasformazioni, continuiamo a credere che la cultura abbia il compito di immaginare possibilità e che l’arte possa aiutarci a vedere ciò che ancora non conosciamo.
Vent’anni dopo il primo passo, continuiamo a camminare. Senza una strada già disegnata. Con la curiosità di chi sa che il viaggio conta più dell’arrivo. Il cammino, ancora una volta, lo faremo insieme”.
La prossima, attesissima tappa è quella di Cuneo, ormai diventata la location cuore di ogni edizione.
Qui Gavosto con la sindaca Patrizia Manassero
L’apertura: la città entra subito nello spettacolo
Il sipario del Festival si alzerà il 2 settembre e sarà immediatamente un’apertura all’insegna della grande dimensione urbana.
In via Roma, alle 19.30, è in programma “Meraviglia!” di Ondadurto Teatro, spettacolo gratuito che porta nel cuore della città una produzione nella quale teatro fisico, danza, nouveau cirque e grandi macchine sceniche si incontrano. Il tema è quello del rapporto con la natura e della necessità di tornare a guardare il mondo con occhi nuovi.
Meraviglia vedrà esibirsi quegli stessi ragazzi che, già dalle ore successive, indosseranno le inconfondibili magliette arancioni per trasformarsi nel colorato e allegro esercito dei volontari di Mirabilia.
Un’ora più tardi, alle 21.30, il Mercato coperto ospiterà invece “Multiperspectivas #3” di Paula Quintas, produzione tra Portogallo e Spagna, indicata dal Festival come una delle creazioni internazionali di punta della ventesima edizione.
È una scelta significativa: da una parte la grande azione nello spazio pubblico, dall’altra un’installazione performativa che mette in discussione il tradizionale rapporto tra palco e spettatore.
In Multiperspectivas il pubblico non è semplicemente davanti alla scena, ma diventa parte di un dispositivo nel quale danza, funambolismo, circo, video e improvvisazione si intrecciano. Lo spettacolo, premiato come miglior spettacolo di circo da RedEscena, arriva a Mirabilia per la sua prima italiana.
È già in queste due aperture che si ritrova l’identità del Festival: la strada e il luogo della rappresentazione tradizionale, il pubblico e l’artista, il corpo e la tecnologia, la dimensione popolare e la ricerca contemporanea.
Piazza Galimberti, il grande palcoscenico del sabato
Se c’è però un luogo che ancora una volta si conferma uno dei simboli dell’edizione 2026 è piazza Galimberti, che sabato 5 settembre sarà protagonista di due appuntamenti particolarmente spettacolari.
Il primo è “Runners” di Hippana Maleta, in programma alle 18.30.
La compagnia, tra Germania e Irlanda, porta a Cuneo una creazione di giocoleria contemporanea costruita attorno a due performer e a un musicista intrappolati nelle regole di due tapis roulant. Corrono, lanciano, rincorrono palline, ritmi e pensieri.
Il tapis roulant, oggetto quotidiano e quasi banale, diventa così una metafora potente della contemporaneità: il movimento continuo, la necessità di correre, la difficoltà di fermarsi. Ma è soprattutto il virtuosismo fisico a trasformare la riflessione in spettacolo, attraverso una giocoleria di altissimo livello, musica e precisione.
Tre ore dopo, alle 21, la stessa piazza si trasformerà radicalmente con “WILD” di Motionhouse, compagnia britannica tra le realtà più importanti della scena internazionale. Anche in questo caso la piazza diventa parte integrante della drammaturgia.
WILD immagina infatti una foresta urbana nel cuore della città: gli interpreti si muovono tra alti pali e strutture sceniche, utilizzando danza e acrobatica per interrogarsi sul rapporto tra essere umano e ambiente naturale.
È una scelta che racchiude bene la filosofia di Mirabilia: non portare semplicemente uno spettacolo in piazza, ma trasformare la piazza attraverso lo spettacolo.
E il fatto che entrambi gli appuntamenti siano programmati in piazza Galimberti assume un valore ulteriore.
Il luogo simbolo del centro cittadino diventa uno spazio di incontro per pubblici diversi: chi arriva appositamente per il Festival e chi si trova a passare, chi conosce il circo contemporaneo e chi vi si avvicina per la prima volta.
Il cuore internazionale di Mirabilia
La programmazione cuneese sarà un vero attraversamento del mondo delle arti performative contemporanee.
Dalla Spagna arriveranno i PakiPaya con “Toca Toc”, prima italiana, dove circo aereo, teatro e comicità raccontano l’intimità e la fragilità di una coppia. Dal Cile La Huella Teatro presenterà “Allqu Yana”, nato da una ricerca antropologica nel deserto di Atacama e costruito intorno alla leggenda andina del viaggio dell’anima verso l’aldilà.
Ci sarà poi “La Artista” di Los Nadies Circo, sempre dal Cile, un lavoro che intreccia circo contemporaneo e arti visive, mentre la danza italiana sarà rappresentata, tra gli altri, da Abbondanza/Bertoni, Zappalà Danza, Balletto Teatro di Torino, EgriBiancoDanza e TWAIN.
Il Festival non rinuncia nemmeno alla dimensione più popolare e partecipativa del teatro di strada.
Fidati di me di Mistral trasforma il pubblico in una comunità; Tutti in valigia di Luigi Ciotta porta la comicità nel cuore della piazza; Jump-in’ A-round di Django Juggles recupera la tradizione del saltimbanco e la rilegge in chiave contemporanea.
Una programmazione, dunque, che alterna grandi produzioni internazionali, prime italiane, creazioni site specific e spettacoli gratuiti, senza rinunciare alla dimensione della festa.
L’Università entra nel Festival
Uno degli elementi più interessanti della ventesima edizione è il ruolo sempre più importante assunto dall’Università degli Studi di Torino.
La collaborazione con l’Ateneo non è soltanto una partnership istituzionale.
Attraverso UTPlay – Università di Torino Performance & Digital Playground, Mirabilia costruisce un vero laboratorio nel quale ricerca universitaria, arti performative, tecnologia, formazione e public engagement si incontrano.
Il Festival diventa così anche un luogo nel quale interrogarsi sul futuro dello spettacolo dal vivo.
Tra gli appuntamenti di UTPlay c’è “Rivoluzione a 33 giri”, installazione immersiva dedicata al disco politico come strumento di memoria condivisa. A Palazzo Santa Croce il pubblico entrerà in un ambiente ispirato a un salotto degli anni Sessanta e Settanta, nel quale il disco diventa contemporaneamente oggetto sonoro, memoria e manufatto da ascoltare e manipolare.
Ancora più significativo, per il rapporto tra cultura umanistica e nuove tecnologie, è “Don Chisciotte e l’AI – Uno specchio tra coscienza e simulazione”, in programma alla Tettoia Virginio. Il progetto parte dal personaggio di Cervantes per interrogare il funzionamento dell’intelligenza artificiale e il rapporto tra conoscenza, immaginazione e costruzione della realtà.
È un passaggio particolarmente coerente con il tema del ventennale. Se Machado invita a costruire la strada camminando, l’Università porta dentro Mirabilia una domanda ulteriore: quali saranno le strade che la cultura dovrà costruire nell’epoca dell’intelligenza artificiale?
Il Festival diventa quindi anche un luogo di ricerca, dove studenti, docenti, artisti e professionisti possono confrontarsi non soltanto sugli spettacoli, ma sui processi che stanno cambiando la produzione e la fruizione culturale.
La città come laboratorio
Cuneo sarà contemporaneamente palcoscenico, laboratorio, luogo di formazione e spazio di incontro. Al pubblico verranno proposti spettacoli a pagamento e moltissime occasioni gratuite; agli operatori saranno dedicati i Pro Days; agli studenti e ai ricercatori gli appuntamenti di UTPlay; agli artisti gli spazi per presentare nuove creazioni.
E anche gli spazi cittadini saranno parte del racconto.
Il Foro Boario ospiterà, tra gli altri appuntamenti, Toca Toc, Tutti in Valigia, Fidati di me e la Piazza dei Balocchi di Microcirco.
Palazzo Samone diventerà luogo di sperimentazione digitale con Screenvestigation. Sala San Giovanni ospiterà Coro di Amalia Franco. Al Museo Diocesano arriverà Stabat Mater di Faber Teater, mentre le Basse di Stura saranno il paesaggio naturale di creazioni come Nel segno del Leone.
Non c’è dunque un unico centro del Festival. La città viene attraversata e risignificata.
Vent’anni, ma con lo sguardo rivolto al futuro
Questo compleanno del Festival racconterà una città che, per cinque giorni, accetta di farsi attraversare.
È questa, da sempre, la vera scommessa di Mirabilia: non costruire un Festival da guardare, ma un Festival da vivere. Una grande esperienza collettiva nella quale il pubblico può passare dalla giocoleria alla danza, dalla performance digitale al teatro di strada, dalla grande piazza alle sale dei musei.
“Caminante, no hay camino, se hace camino al andar” non è allora soltanto il titolo della ventesima edizione, ma la sintesi di vent’anni di Mirabilia e, allo stesso tempo, la promessa per quelli che verranno.
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Barbara Simonelli
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