La fine del riscaldamento a gas attraverso il prezzo? Come l’UE sta stravolgendo la politica energetica tedesca
Una trappola da un miliardo di dollari: l’apertura tecnologica? Perché i piani di riscaldamento dell’UE sono completamente diversi da quelli di Berlino
Un nuovo documento strategico di Bruxelles è estremamente controverso per la politica energetica e di riscaldamento tedesca: con il “Piano d’azione per l’elettrificazione”, attualmente in fase di elaborazione, la Commissione europea sta avviando una trasformazione fondamentale a livello continentale dell’approvvigionamento energetico. Mentre il governo tedesco ha recentemente fatto significative concessioni alla legge sull’efficienza energetica degli edifici (GEG) e si sta nuovamente concentrando sulla “neutralità tecnologica” e sull’introduzione graduale del biogas per il riscaldamento, Bruxelles sta percorrendo una strada radicalmente diversa. L’UE vuole sancire l’elettrificazione su larga scala – soprattutto la massiccia espansione delle pompe di calore e della mobilità elettrica – attraverso obiettivi nazionali vincolanti e, in primo luogo, estromettere i combustibili fossili dal mercato mediante interventi mirati sulla struttura dei prezzi.
Ciò pone la Germania di fronte a un significativo conflitto di obiettivi a medio termine. I piani nazionali volti a facilitare la transizione per cittadini e imprese, mantenendo le reti del gas, si riveleranno alla fine vani, poiché l’economia europea sta già creando una realtà diversa? L’analisi che segue esamina il contesto geopolitico del piano generale dell’UE, l’esclusione deliberata dei combustibili sintetici dal mercato di massa e la questione cruciale del perché la legge tedesca sul riscaldamento potrebbe presto essere superata non da un divieto legale, ma da una pura logica economica.
Se l’Europa elettrifica mentre Berlino rimane fedele al gas: chi pagherà in definitiva il conto per il ruolo speciale della Germania?
“Piano d’azione per l’elettrificazione”: perché Bruxelles sta minando il compromesso tedesco sul riscaldamento.
A prima vista, la bozza del “Piano d’azione per l’elettrificazione” della Commissione europea sembra un semplice documento strategico proveniente da Bruxelles, ma dietro di essa si cela una delle decisioni di politica energetica più fondamentali degli ultimi anni. Il punto di partenza è un’osservazione semplice ma di grande importanza: l’Europa ha sperimentato per ben due volte negli ultimi cinque anni la propria vulnerabilità alle importazioni di petrolio e gas, l’ultima delle quali con l’escalation in Medio Oriente. Tra lo scoppio di questo conflitto e la presentazione del piano, l’Unione europea ha dovuto spendere cinquanta miliardi di euro in più solo per l’importazione di combustibili fossili, secondo le proprie stime. Questa cifra non è una semplice nota a piè di pagina; è il punto di partenza dell’intera iniziativa: a Bruxelles, la dipendenza energetica non è più intesa principalmente come una questione climatica, bensì come una questione di capacità di politica economica e di sicurezza dell’Europa. Il piano sarà presentato insieme a una proposta sulle tasse sull’elettricità e sulle tariffe di rete, a dimostrazione del fatto che la Commissione considera l’elettrificazione non come un progetto climatico isolato, ma come una trasformazione economica integrata che incide in egual misura su prezzi, tasse e architettura di rete.
L’obiettivo vincolante dell’elettrificazione come nuovo principio organizzativo
Al centro della bozza c’è un obiettivo vincolante di elettrificazione, che per la prima volta sarà sancito per legge per tutti gli Stati membri. Entro il 2040, una quota del fabbisogno energetico europeo, la cui cifra esatta non è ancora stata definita, dovrà essere soddisfatta dall’elettricità anziché dal petrolio e dal gas, e la Commissione dovrebbe proporre la cifra specifica entro la fine dell’anno. La struttura giuridica è degna di nota: a differenza di molte precedenti strategie climatiche, che funzionavano più come dichiarazioni di intenti, questo obiettivo sarà sancito per legge e diventerà quindi vincolante per tutti gli Stati membri. Il quadro esistente del Clean Industrial Deal e dell’Affordable Energy Action Plan, che mirano ad aumentare la quota di elettricità nel consumo finale di energia al 32% entro il 2030, può già essere utilizzato come punto di riferimento. Il nuovo piano estenderebbe questa logica oltre il 2030 e la trasformerebbe in un corridoio obiettivo vincolante a lungo termine che strutturerà tutta la pianificazione energetica e degli investimenti europei.
Perché la Commissione utilizza il prezzo come leva
La leva più importante del piano non è la regolamentazione o il divieto, bensì il prezzo. La Commissione mira a contribuire alla riduzione dei prezzi dell’elettricità negli Stati membri, eliminando gradualmente i sussidi statali ai combustibili fossili. Secondo il think tank sul clima Ecco, la Commissione punta a un rapporto di prezzo specifico tra elettricità e gas: entro il 2030, tale rapporto dovrebbe essere ridotto a un massimo di 2,5 per le famiglie e a un massimo di 2 per l’industria. Questo si basa su una lucida considerazione economica: finché l’elettricità rimarrà strutturalmente troppo costosa rispetto al gas, le tecnologie elettriche non si affermeranno sul mercato, nonostante la loro maggiore efficienza, anche se risultassero più economiche considerando tutti i costi. Nella sua bozza, la Commissione individua cinque ostacoli principali all’elettrificazione, tra cui il divario di prezzo tra elettricità e combustibili fossili, gli elevati costi di capitale delle tecnologie elettriche, le strozzature nella rete elettrica, le limitazioni tecnologiche nei settori difficili da elettrificare, come il trasporto a lunga distanza, e una catena del valore europea per queste tecnologie ancora poco sviluppata. Il piano affronta quindi non solo il lato della domanda, ma anche le debolezze strutturali delle politiche industriali che finora hanno rallentato la rapida elettrificazione.
Il leasing sociale e il tentativo di considerare la giustizia distributiva
Un aspetto spesso trascurato nel dibattito pubblico è la componente sociale del piano. Seguendo il modello francese, verranno introdotti programmi di leasing sociale che consentiranno alle famiglie meno abbienti di passare a veicoli elettrici e pompe di calore. Questi programmi saranno finanziati, tra l’altro, attraverso i proventi del sistema di scambio di quote di emissioni e del fondo sociale per il clima. In questo modo, la Commissione risponde a una delle principali critiche mosse alle precedenti strategie di elettrificazione: ovvero che gli elevati costi di acquisto delle tecnologie elettriche colpiscono in modo sproporzionato le famiglie a basso reddito e compromettono l’accettazione sociale della transizione energetica. Resta da vedere se il modello di leasing francese, già sperimentato in Francia per i veicoli elettrici, possa effettivamente essere esteso a tutta Europa, dato che le risorse fiscali degli Stati membri variano considerevolmente.
Il vantaggio economico: due terzi di gas in meno, metà del petrolio
La Commissione supporta il suo piano con dati economici concreti. Entro il 2040, l’Unione europea potrebbe sostituire due terzi delle sue importazioni di gas e metà delle sue importazioni di petrolio grazie all’elettrificazione, risparmiando così un totale di circa 200 miliardi di euro. Questo calcolo si basa sul presupposto che i veicoli elettrici a batteria e le pompe di calore siano tecnicamente superiori alle loro alternative a combustibili fossili, poiché raggiungono un’efficienza significativamente maggiore e quindi richiedono meno energia primaria per la stessa quantità di energia utilizzabile. Una pompa di calore estrae calore dall’ambiente, come l’aria o il terreno, e converte l’elettricità solo per alimentare il compressore, generando in genere una quantità di energia termica molte volte superiore a quella prodotta da una singola unità di elettricità. Un riscaldatore a gas, d’altro canto, può al massimo convertire quasi tutto il contenuto energetico del suo combustibile in calore, ma mai con un effetto moltiplicatore. Questo dato fisico fondamentale è il fulcro dell’argomentazione sull’efficienza che la Commissione utilizza per l’intera sua strategia.
Obiettivi di espansione per l’elettricità rinnovabile, l’energia nucleare e lo stoccaggio come fondamento
Per garantire che l’elettrificazione possa soddisfare la domanda, il piano la collega strettamente a un’accelerazione dell’offerta. L’espansione delle energie rinnovabili e dell’energia nucleare deve essere perseguita con ancora maggiore decisione, così come l’espansione dei sistemi di accumulo a batteria. Nello specifico, entro il 2030 dovranno essere collegati alla rete ulteriori 100 gigawatt di capacità di generazione di energia elettrica da fonti rinnovabili, mentre la capacità di accumulo installata dovrà aumentare di oltre dieci volte, raggiungendo un totale di 200 gigawatt. Questi obiettivi dimostrano che la Commissione non considera l’elettrificazione isolatamente dalla questione della sicurezza dell’approvvigionamento, ma piuttosto come un sistema in cui l’aumento della domanda, l’espansione della generazione e le opzioni di flessibilità come l’accumulo devono essere considerate congiuntamente. Senza una parallela espansione delle capacità di accumulo, un massiccio passaggio alle pompe di calore e ai veicoli elettrici aumenterebbe significativamente il rischio di picchi di carico e congestione della rete, motivo per cui il piano affronta esplicitamente questo aspetto.
I trasporti e gli edifici sono le due principali fonti di emissioni
Il piano adotta un approccio particolarmente incisivo nei settori dei trasporti e dell’edilizia, che insieme rappresentano circa il 65% delle emissioni europee di CO2. Per il settore edile, la bozza propone di raddoppiare il tasso di installazione delle pompe di calore entro il 2030 rispetto ai livelli del 2025. Attualmente, in Europa vengono installate circa 2,4 milioni di pompe di calore all’anno; si prevede che questa cifra salirà a circa 4 milioni di unità all’anno entro il 2030. La Commissione intende addirittura proporre l’installazione obbligatoria di pompe di calore negli edifici pubblici, il che rappresenterebbe un intervento normativo significativamente più incisivo rispetto ai semplici sussidi. Inoltre, è previsto un meccanismo di mercato, non ancora definito nel dettaglio, per incentivare maggiormente i produttori a orientarsi verso la produzione di pompe di calore, suggerendo una sorta di sistema di quote o di obbligo di produzione, simile a quelli già in vigore nell’industria automobilistica. Per il settore dei trasporti, che rappresenta circa un terzo del consumo energetico europeo, il piano prevede, tra l’altro, una revisione della Direttiva sui veicoli puliti per gli appalti pubblici, incentivi fiscali per le flotte di aziende elettriche e i già citati programmi di leasing sociale. Per il settore industriale, che rappresenta quasi un quarto della domanda energetica europea, la Commissione prevede di incrementare l’utilizzo dei fondi derivanti dal commercio delle emissioni per la decarbonizzazione industriale, istituire una Banca per la decarbonizzazione industriale e indire una seconda asta per il calore industriale nell’ambito del Fondo per l’innovazione nel 2026.
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Konrad Wolfenstein
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