Dal vertice NATO di Ankara un messaggio chiaro: l’Europa deve assumersi maggiori responsabilità
“La sicurezza dell’Europa non è più un elemento garantito, stabile e sicuro”. È questa la frase con cui il ministro della Difesa Guido Crosetto ha sintetizzato il nuovo scenario internazionale durante l’audizione congiunta davanti alle Commissioni Esteri e Difesa di Camera e Senato, convocata per riferire sugli esiti del Vertice NATO di Ankara del 7 e 8 luglio 2026.
Accanto al ministro degli Esteri Antonio Tajani, Crosetto ha illustrato le conclusioni del summit dell’Alleanza Atlantica, tracciando un quadro caratterizzato da una crescente instabilità internazionale, dall’evoluzione delle minacce ibride e dalla necessità di rafforzare il pilastro europeo della NATO.
Crosetto: “Non possiamo continuare a pensare che siano gli Stati Uniti a garantire la nostra sicurezza”
Nel suo intervento il ministro della Difesa ha voluto chiarire quello che considera il principale insegnamento emerso dal vertice.
“Pensare che qualcuno, gli Stati Uniti ad esempio, possa e voglia continuare ad assicurare la nostra sicurezza collettiva mentre noi la trascuriamo sarebbe un errore.”
Un errore che, secondo Crosetto, nasce da un mondo profondamente cambiato rispetto al passato.
Il ministro ha ricordato come Washington stia progressivamente spostando la propria attenzione strategica verso l’Indo-Pacifico, chiedendo agli alleati europei una redistribuzione delle responsabilità. Per questo motivo l’Europa dovrà essere sempre più autonoma sul piano della sicurezza, senza però mettere in discussione il ruolo centrale dell’Alleanza Atlantica.
“Un’Europa più forte rende più forte la NATO, non perché debba sostituirla, ma perché un’Alleanza è credibile solo se ciascuno dei suoi membri è credibile.”
“Appartenere alla NATO significa assumersi delle responsabilità”
Crosetto ha ribadito che la partecipazione dell’Italia all’Alleanza non può limitarsi ai benefici derivanti dalla difesa collettiva.
“Appartenere alla NATO significa poter contare sulla forza della difesa collettiva, assumendosi però fino in fondo tutte le responsabilità che questa scelta comporta.”
Secondo il ministro, la deterrenza non significa prepararsi alla guerra, ma essere pronti a difendere il Paese qualora emergano minacce esterne.
Una posizione che, ha spiegato, rappresenta il presupposto indispensabile per garantire una pace duratura e credibile.
L’obiettivo del 3,5% del PIL: “Non è una cifra, ma ciò che serve per difendere il Paese”
Uno dei temi centrali dell’audizione è stato quello degli investimenti nella Difesa.
Crosetto ha ricordato che il percorso concordato nell’Alleanza prevede il raggiungimento entro il 2035 del 3,5% del PIL destinato alle spese “core” della Difesa, precisando che non si tratta di un numero scelto casualmente.
“È il valore che sintetizza quanto serve per rendere concreti ed eseguibili i piani di difesa regionale della NATO.”
Il ministro ha inoltre evidenziato che l’Italia è già oggi tra i principali contributori dell’Alleanza, con circa 2.900 militari impiegati nelle missioni NATO, oltre a capacità terrestri, navali, aeree, spaziali e cibernetiche riconosciute dagli alleati.
Il confronto con gli altri Paesi europei
Nel suo intervento Crosetto ha illustrato anche il quadro degli investimenti dei principali alleati.
Ha ricordato che:
- la Polonia, insieme a Lituania, Estonia, Lettonia e Grecia, supererà già nel 2026 il 3,5% del PIL destinato alla Difesa;
- la Germania punta a diventare la principale forza convenzionale europea, con un bilancio destinato a crescere fino a circa 170 miliardi di euro annui;
- la Francia ha deliberato un ulteriore aumento di 36 miliardi di euro;
- il Regno Unito investirà 17 miliardi nei prossimi quattro anni, con particolare attenzione ai droni e ai sistemi autonomi.
Secondo il ministro, questi dati dimostrano come tutti i principali partner europei abbiano ormai avviato un percorso di rafforzamento delle rispettive capacità militari.
“Investire nella Difesa non significa togliere risorse al sociale”
Uno dei passaggi più netti dell’intervento ha riguardato il rapporto tra spesa militare e welfare.
Crosetto ha respinto l’idea che gli investimenti nella Difesa rappresentino una sottrazione di risorse ai servizi pubblici.
“Investire nella Difesa non significa sottrarre risorse alla vita sociale e civile. La sicurezza è una condizione necessaria per proteggerla ed è un moltiplicatore di sviluppo.”
Per il ministro, senza sicurezza non possono esistere crescita economica, investimenti, tutela dei diritti sociali e benessere duraturo.
Da qui la necessità di utilizzare le nuove risorse non solo per aumentare le capacità militari, ma anche per generare innovazione tecnologica, occupazione qualificata e sviluppo industriale.
Le priorità: difesa aerea, munizioni, cyber e intelligenza artificiale
Crosetto ha indicato le principali vulnerabilità che l’Europa deve colmare nei prossimi anni.
Tra queste figurano:
- difesa aerea e missilistica;
- riserve di munizionamento;
- capacità di deterrenza a lungo raggio;
- dominio spaziale;
- cybersicurezza;
- intelligenza artificiale;
- logistica avanzata;
- capacità subacquee.
Il ministro ha spiegato che si tratta di esigenze operative già individuate dalla NATO e considerate indispensabili per rispondere allo scenario internazionale attuale.
L’allarme sulla dipendenza dalla Cina
Un altro tema affrontato è stato quello delle materie prime strategiche.
Crosetto ha spiegato che l’Europa ha individuato 12 materie prime critiche indispensabili per l’industria della Difesa e che per almeno sei di esse la produzione mondiale è fortemente concentrata in Cina.
“Aumentare gli investimenti senza garantire l’accesso alle materie prime strategiche rischia di trasformare un’opportunità in una nuova vulnerabilità.”
Da qui la necessità di costruire filiere industriali europee più solide e meno dipendenti da fornitori esterni.
La Russia resta la principale minaccia militare
Il ministro ha dedicato ampio spazio anche all’analisi del conflitto in Ucraina e delle capacità militari russe.
“La Russia continua a rappresentare una minaccia per la sicurezza dell’Atlantico. Non è una valutazione politica ma una valutazione fondata sui dati.”
Crosetto ha citato alcuni numeri illustrati durante il vertice:
- oltre 720.000 militari schierati nel teatro operativo;
- più di 2.200 droni impiegati in una sola settimana;
- oltre 1.700 bombe aeree guidate;
- più di 100 missili, molti dei quali balistici.
Numeri che, secondo il ministro, dimostrano come la guerra convenzionale ad alta intensità sia ancora una realtà e richieda una risposta adeguata da parte dell’Alleanza.
Cyber, disinformazione e nuove minacce
Accanto al conflitto tradizionale, Crosetto ha richiamato l’attenzione sulle minacce ibride.
Cyberattacchi, campagne di disinformazione, attività di intelligence e interferenze straniere rappresentano ormai una componente strutturale dello scenario di sicurezza.
Per questo motivo la NATO sta accelerando anche sul fronte tecnologico, come dimostra la Task Force X Mediterraneo, affidata per la prima volta all’Italia e finalizzata alla sperimentazione delle tecnologie emergenti per ridurre i tempi di risposta alle nuove minacce.
Tajani: “Solo un Occidente unito può affrontare questa fase storica”
Nel suo intervento il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito il vertice di Ankara un momento decisivo per riaffermare la coesione dell’Alleanza.
Secondo il titolare della Farnesina, le crisi che attraversano Ucraina, Medio Oriente, Mar Rosso e Africa fanno parte di un unico scenario strategico nel quale l’Italia intende continuare a svolgere un ruolo da protagonista.
Tajani ha confermato il sostegno a Kiev, l’impegno italiano nella nuova coalizione europea contro i missili balistici e il rafforzamento del ruolo dell’industria nazionale della Difesa, ricordando inoltre gli accordi industriali annunciati ad Ankara per oltre 50 miliardi di dollari, ai quali parteciperanno anche aziende italiane.
“L’Italia non arretrerà davanti alle minacce”
Tra i passaggi più significativi dell’intervento di Tajani anche il riferimento all’espulsione dei due addetti militari russi accusati di attività di spionaggio.
“L’Italia non tollera attività ostili sul proprio territorio.”
Il ministro ha definito la successiva espulsione dell’addetto militare italiano da parte di Mosca una “plateale ritorsione”, ribadendo che il Governo continuerà a contrastare con determinazione ogni minaccia alla sicurezza nazionale, comprese le attività di intelligence ostile e le campagne di disinformazione.
L’ultimo messaggio di Crosetto al Parlamento
Crosetto ha concluso il suo intervento tornando sul significato politico delle scelte che attendono l’Italia e l’Europa.
Per il ministro non esiste più una distinzione tra sicurezza, crescita economica e tutela della democrazia: sono aspetti strettamente collegati.
Il monito finale è stato rivolto a chi continua a sottovalutare il mutato scenario internazionale.
“Chi non se ne accorge o minimizza non ha capito le sfide che l’Italia ha di fronte e che nessun ministro della Difesa, né nessun Governo, può far finta di non vedere o di sottacere.”
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Giovanni Rinaldi
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