Con il caro energia che impazza e le spese per la Difesa da sostenere il ministro della Salute, Orazio Schillaci, ieri è andato far vista al collega Giorgetti con più di un timore. Anche perché la legge di Bilancio dello scorso anno per il 2027 prevede un solo miliardo in più di finanziamento del Fondo sanitario nazionale, che farebbe segnare anche il passo del gambero rispetto al Pil, che retrocederebbe dal 6,2 al 6%. Invece, anche se il pacchetto di misure da finanziare secondo la Salute arriva a circa 5,5 miliardi in più di risorse, alla fine con il Titolare dell’Economia si sarebbe tracciata una “linea Maginot”: quella di non ridurre le risorse rispetto al Pil. Schillaci non vuole dare cifre ma tradotto in soldoni sarebbero quasi quattro miliardi in più di Fondo sanitario rispetto a quello dell’anno in corso.
Ministro si avvicinano i tempi della prossima legge di bilancio. Come è andato questo primo incontro con il suo collega dell’Economia?
«Il lavoro con il Ministro Giorgetti è stato avviato e anche se le cifre sono in corso di definizione, continueremo a investire sulla sanità. Innanzitutto vogliamo retribuire ancora meglio medici e infermieri. E assumerli proseguendo l’impegno prefissato con la precedente manovra andando a coprire soprattutto le aree con più carenti. Vogliamo finanziare il Piano sanitario nazionale, che in Italia manca da ben 20 anni, e gli ospedali di terzo livello, quelli di eccellenza. Continueremo a investire nella salute mentale e nella prevenzione, senza la quale il sistema, con l’invecchiamento della popolazione, non regge. E intendo intervenire sul fronte dell’Alzheimer, a favore di una fascia di pazienti fragilissima che merita attenzione».
Ma gli infermieri da assumere dove li andrete a trovare visto che in Italia se ne formano sempre meno?
«In prospettiva, con gli incentivi economici e di carriera, oltre che aumentando i posti per il corso di laurea, pensiamo di invertire la rotta portando più infermieri non solo negli ospedali ma soprattutto sul territorio, dove c’è maggiore bisogno. Per l’immediato, abbiamo chiuso un accordo con l’India per semplificare il riconoscimento dei titoli, favorire la formazione linguistica e istituire canali di reclutamento più strutturati tra i due Paesi».
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Intanto però proprio gli infermieri lamentano un errore di programmazione nel prevedere un fabbisogno formativo di soli 25.479 posti nei corsi universitari 2026/2027.
«Quei numeri, se necessario, potranno essere implementati dal Mur. Ma voglio fornire un dato: nell’anno accademico 2020/2021, i posti totali definitivi per il corso di laurea in Infermieristica in Italia sono stati, alla fine, circa 16mila. In pochi anni siamo saliti a oltre 25.000. Mi pare un fatto che è frutto di una precisa visione».
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La nostra inchiesta sulle Case di Comunità ha evidenziato che pochi italiani le conoscono e che visite specialistiche ed esami non possono essere prenotati dai medici di famiglia che ci lavorano. Cosa si può fare per migliorare la situazione?
«Stiamo per finanziare una campagna di comunicazione nazionale per farle conoscere di più ai cittadini: devono servire non solo a decongestionare i pronto soccorso ma anche a garantire la presa in carico dei malati cronici. La ritengo una priorità. Finito il ‘rodaggio’ sono certo che dentro le strutture si potranno rapidamente fare anche visite specialistiche ed esami diagnostici di primo livello. Ci stiamo muovendo in questa direzione».
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Come?
«Incentivando gli specialisti ospedalieri retribuendoli con ore di straordinario. Per facilitare gli accertamenti diagnostici abbiamo appena sbloccato 235 milioni stanziati prima del Covid e mai utilizzati. Una parte delle risorse sarà destinata alle Case di Comunità e un’altra agli studi dei medici di famiglia per l’acquisto di apparecchiature come spirometri, ecografi o Ecg».
Tra caro-rette, liste di attesa e giungla dei rimborsi, le Rsa restano un miraggio per molti anziani non autosufficienti. Come favorirne l’accesso a chi ne ha più bisogno?
«Servono criteri più chiari, un Isee sanitario più evoluto, che consideri non solo reddito e patrimonio, ma anche composizione del nucleo familiare e grado di disabilità di chi ne fa parte. Serve creare criteri più equi di accesso, rafforzare le Rsa pubbliche e migliorare il sistema di accreditamento di quelle private, con controlli rigorosi. La dignità degli anziani non può dipendere dal codice postale o dal conto in banca».
Il peso dell’accudimento degli anziani ricade sui caregiver familiari, in difficoltà a conservare il lavoro, e il 41% finisce per ammalarsi. Come sostenere questo pilastro del welfare?
«I caregiver familiari sono l’architrave invisibile del nostro welfare. Senza di loro, il Ssn sarebbe in difficoltà. L’Italia ha una delle legislazioni più avanzate in Europa con la legge 104, che prevede fino a due anni di aspettativa retribuita. È un diritto importante che dobbiamo far rispettare con più rigore, anche e soprattutto nel settore privato, dove troppo spesso si creano pressioni indebite. Comunque, nel 2027 portiamo a oltre un miliardo il fondo per la non autosufficienza, che serve a finanziare assistenza domiciliare e reti di supporto anche sociale territoriali”.
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Parliamo di liste di attesa. I dati Agenas le danno in leggero miglioramento ma ancora metà degli italiani, pur con una ricetta Ssn, escono poi dai radar del servizio pubblico. Come la mettiamo?
«I tempi si stanno riducendo, grazie anche al fatto che ora abbiamo la Piattaforma nazionale liste di attesa, che ci consente di intervenire dove le cose non vanno. Agenas dovrà ancora lavorare al fianco delle Regioni per migliorare il sistema».
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Ossia?
«Ci sono ancora troppe differenze territoriali e questo lo trovo inaccettabile.Dobbiamo capire se dietro queste disparità non si riscontrino poi difficoltà dei cittadini ad accedere già a monte al sistema di prenotazione. Ma, ripeto, ora abbiamo gli strumenti per fare queste verifiche e intervenire».
Si è parlato anche di una revisione del prontuario che, fissando un prezzo di rimborso pari a quello più basso tra farmaci simili ma non uguali, rischierebbe di far pagare un ticket occulto ai cittadini…
«Si procederà piuttosto ripulendo il prontuario da quei prodotti più datati che le evidenze scientifiche hanno mostrato essere meno efficaci di medicinali più innovativi. Ma, soprattutto, il controllo della spesa farmaceutica non può pesare sulle tasche degli italiani».
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