un prezioso alleato del clima nel Mar Mediterraneo



Molti bagnanti la considerano erroneamente un’alga fastidiosa o della semplice “sporcizia”, soprattutto quando si accumula lungo le spiagge. La Posidonia oceanica è invece una risorsa naturale di enorme valore per il Mediterraneo, capace di proteggere i litorali, custodire la biodiversità marina e contribuire alla lotta contro il cambiamento climatico. Non si tratta di un’alga, ma di una vera pianta marina superiore, dotata di radici, fusto, chiamato rizoma, foglie, fiori e frutti comunemente conosciuti come “olive di mare”. Inizia così la riflessione dell’Ingegnere Francesco Cancellieri, Presidente dell’Associazione per lo Sviluppo SOstenibile e Centro di Educazione Ambientale Messina APS in breve AssoCEA Messina APS, Componente CNES Comitato per l’Educazione alla Sostenibilità – Agenda 2030 della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO e già Delegato CER Macchia Mediterranea, Desertificazione dei Suoli e Paesaggio di Slow Food Sicilia (2021-2025).

Specie endemica del Mar Mediterraneo, la Posidonia forma estese praterie sommerse che si sviluppano da pochi metri fino a circa 40-50 metri di profondità. Questi habitat rappresentano uno degli ecosistemi più ricchi e vitali del mare, offrendo rifugio e nutrimento a numerose specie e svolgendo contemporaneamente una funzione fondamentale nella protezione delle coste e nella mitigazione del riscaldamento globale.

Le praterie sommerse come pozzi di carbonio

Uno dei ruoli più importanti della Posidonia riguarda la capacità di agire come “carbon sink”, cioè come pozzo di carbonio. Le praterie marine riescono infatti a immagazzinare grandi quantità di carbonio nei sedimenti dei fondali, contribuendo a limitare l’effetto serra e diventando così un alleato prezioso nella lotta al cambiamento climatico globale. La pianta esercita anche una rilevante funzione di difesa costiera. Le lunghe foglie rallentano il moto ondoso, mentre le fitte reti di radici e rizomi consolidano e stabilizzano il fondale sabbioso. Questo processo riduce in maniera significativa l’erosione e limita la perdita di sabbia provocata dalle mareggiate e dalle correnti.

Quando le foglie morte si staccano dalle praterie sommerse e vengono trasportate a riva dalle onde, formano accumuli conosciuti come banquette. Sebbene siano spesso percepite come un elemento sgradevole, queste strutture compatte funzionano come un vero e proprio “materasso” naturale, capace di assorbire l’energia delle onde invernali, proteggere la linea di costa e trattenere la sabbia sulla spiaggia.

La rimozione indiscriminata delle banquette, soprattutto attraverso l’utilizzo di mezzi meccanici pesanti, può quindi privare il litorale di una barriera naturale indispensabile e accelerare i fenomeni erosivi. La gestione della Posidonia spiaggiata deve inoltre tenere conto della presenza di habitat sensibili e di specie protette, tra cui la tartaruga Caretta caretta e il fratino, che possono nidificare lungo gli arenili.

Un ecosistema minacciato dalle attività umane e dal riscaldamento del mare

Nonostante la sua importanza ecologica, la Posidonia oceanica è sottoposta a una crescente pressione. Secondo recenti rapporti, negli ultimi cinquant’anni si sarebbe registrata una perdita fino al 34% delle praterie di Posidonia. Tra le principali cause figurano l’impatto delle attività umane, la pesca a strascico, gli ancoraggi indiscriminati e il progressivo aumento della temperatura delle acque. Le ondate di calore marino, sempre più frequenti nel Mediterraneo, mettono infatti a dura prova la capacità di sopravvivenza della pianta. Recuperare e proteggere le praterie non significa soltanto tutelare la biodiversità marina, ma anche salvaguardare le spiagge, contrastare l’erosione e preservare un importante strumento naturale di assorbimento del carbonio.

L’importanza della Posidonia oceanica impone che gli accumuli presenti sulle spiagge siciliane non vengano trattati come semplici rifiuti da rimuovere e smaltire. La Regione Siciliana è intervenuta più volte per regolamentare le operazioni effettuate dai Comuni e dai gestori degli stabilimenti balneari, in armonia con le direttive emanate dal Ministero dell’Ambiente. Un primo riferimento fondamentale è rappresentato dalla Circolare dell’Assessorato regionale Territorio e Ambiente, protocollo numero 3572 dell’8 maggio 2009. La cosiddetta circolare “storica” ha fissato le linee guida per la gestione dei rifiuti sulle aree demaniali e degli accumuli di Posidonia, stabilendo che lo spostamento o la rimozione delle banquette richiede uno specifico provvedimento autorizzativo dei dipartimenti regionali competenti, in particolare del Servizio VIA/VAS e del Demanio marittimo.

La normativa esclude quindi la possibilità di procedere autonomamente allo sgombero degli accumuli o di utilizzare indiscriminatamente mezzi pesanti. Ogni intervento deve essere valutato in relazione alle caratteristiche ambientali dell’area e alle possibili conseguenze sull’equilibrio naturale del litorale.

Dalla pulizia meccanica alla “spiaggia ecologica”

Ulteriori disposizioni sono state introdotte attraverso il DDG/DRA numero 476 del 2007, il provvedimento numero 707 del 2010 e la circolare protocollo 11445 del 25 febbraio 2022. Questi atti hanno disciplinato le operazioni di pulizia degli arenili, promuovendo il modello della “spiaggia ecologica” e limitando fortemente l’utilizzo di mezzi meccanici pesanti nella gestione ordinaria. Le disposizioni regionali stabiliscono inoltre che la Posidonia debba essere separata dai comuni rifiuti solidi urbani. L’indirizzo prevalente è quello di favorire, quando possibile, il mantenimento degli accumuli sulla spiaggia, soprattutto durante i mesi invernali, oppure il loro spostamento controllato in aree compatibili dal punto di vista ambientale.

Un ulteriore chiarimento è arrivato con la Circolare protocollo numero 9077 del 15 febbraio 2022, pubblicata dal Dipartimento regionale dell’Ambiente e dedicata agli “Interventi relativi allo spostamento di accumuli di posidonia oceanica spiaggiata lungo i litorali dell’Isola”. Il documento ha ribadito l’iter autorizzativo necessario per effettuare lo spostamento temporaneo o definitivo delle banquette, in particolare in vista della stagione balneare.

La circolare regionale si inserisce nel quadro definito a livello nazionale dalla Circolare del Ministero dell’Ambiente numero 8838 del 2019, che incoraggia l’adozione di pratiche sostenibili. Tra le soluzioni privilegiate figurano il mantenimento degli accumuli sulla spiaggia e, quando le condizioni ambientali lo consentono, il seppellimento in loco della Posidonia, con l’obiettivo di contrastare l’erosione costiera e recuperare il materiale naturale.

Il conferimento in discarica viene invece disincentivato, perché comporta la perdita di una risorsa utile alla protezione del litorale e può determinare anche la sottrazione di notevoli quantità di sabbia rimaste intrappolate tra le foglie. La movimentazione deve dunque essere valutata attentamente, autorizzata dagli uffici competenti e realizzata attraverso tecniche a basso impatto ambientale.

La Posidonia come risorsa per il futuro delle coste

L’orientamento adottato dalla Regione Siciliana è quello di considerare la Posidonia spiaggiata non come un disagio, ma come uno strumento naturale di difesa, conservazione e arricchimento della spiaggia. La tutela delle banquette e delle praterie sommerse diventa così parte integrante delle politiche contro l’erosione, la perdita di biodiversità e gli effetti del riscaldamento globale.

Proteggere la Posidonia significa quindi intervenire contemporaneamente sulla salute del mare, sulla stabilità delle coste e sulla capacità del Mediterraneo di reagire ai cambiamenti climatici. Una pianta spesso scambiata per un rifiuto rappresenta, in realtà, una delle più importanti infrastrutture naturali a disposizione dei territori costieri.


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 Consolato Cicciù

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